1 Ottobre, 2007...4:04 pm

Intervista sul Pakistan

Salta ai commenti

Mi hanno intervistato sulla siutuazione del Pakistan per legnostorto e per il blog ilparoliere.ilcannocchiale.it. Rispettando lo sciopero, visto che l’intervista l’ho fatta qualche giorno fa, vi metto qui il link all’intervista.

musharraf.jpg

Scenari dal Pakistan: intervista a Nello Del Gatto di Angelo D’Addesio
D: Prima della guerra in Afghanistan il Pakistan era un regime di ferro, con l’aiuto latente degli Usa. Oggi si ritrova in un turbine di interessi e lotte intestine ed esterne fra Usa, Al Qaeda, Talebani, ribellioni del Belucistan. Perché il paese sta vivendo questo “terremoto politico”?

DEL GATTO: Il Pakistan alterna una voglia di modernità soprattutto in campo economico a forti tradizioni religiose. La parte più tradizionalista vorrebbe instaurare nel paese la Sharia, ma l’intento di modernità del governo pakistano tende a frenare questi impeti fondamentalisti. Il Pakistan è sempre stato considerato uno snodo importantissimo dal punto di vista politico internazionale. Quando l’India era vicina all’allora URSS il Pakistan, suo nemico giurato, poteva essere un ottimo luogo di osservazione da parte delle forze occidentali che volevano bloccare l’avanzata sovietica. Per gli USA il Pakistan è strategico nella lotta al terrorismo soprattutto dal punto di vista geografico, anche se Washington non si fida molto di Islamabad. Non a caso l’accordo nucleare, per la fornitura di tecnologia e carburante, gli USA l’hanno fatto con l’India non con il Pakistan, attirandosi anche la delusione di Musharraf. La presenza ingombrante americana in Pakistan è uno dei motivi principali del dissenso sociale a Musharraf. In primo luogo, come dicevo, la componente tradizionale e fondamentalista musulmana vorrebbe instaurare la Sharia e quindi è impensabile ai loro occhi che il Pakistan aiuti un nemico dell’Islam come gli USA. In secondo luogo il Pakistan ha un grossissimo problema di profughi afgani che anche le Nazioni unite stanno cercando di fronteggiare soprattutto dal punto di vista umanitario. Molti di questi profughi, ovviamente, vedono di cattivo grado le incursioni militari nel paese. Non sono rare le notizie di bombardamenti con molti morti civili da parte di forze alleate nei confronti di nascondigli di terroristi ai confini fra Pakistan e Afghanistan.

D: L’impressione che si ha è che l’era Musharraf stia finendo e che per non scomparire, il generale stia mollando a poco, a poco piccoli pezzi di potere. Che cosa ha fatto perdere i consensi di Musharraf che solo qualche anno aveva vissuto un periodo di lode nazionale ed internazionale?

DEL GATTO: E’ difficile che Musharraf esca di scena totalmente, anche perché può contare su forti appoggi interni ed esterni. Certo, la sua popolarità è andata diminuendo anche a causa delle sue scellerate operazioni di repressione della democrazia, come la dimissione e l’arresto del giudice capo della corte suprema, Iftar Chaudhry. Da pochi giorni Musharraf ha annunciato che lascerà la divisa solo dopo essere eletto, un chiaro segno verso la restaurazione democratica e, soprattutto, un messaggio di tregua lanciato ai suoi oppositori, Benazir Bhutto in primis. Inoltre c’è una grande novità: la suprema corte gli ha dato ragione, permettendogli, tra le proteste generali, di partecipare alle elezioni in divisa. Gli avvocati sono in piazza a manifestare contro, i partiti di opposizione pure, che hanno annunciato che si dimetteranno in massa, anche se questo non gli vieterà di essere rieletto. Nonostante i forti appoggi internazionali grazie alle mediazioni USA, la situazione economica in Pakistan non migliora, il malcontento tra la gente aumenta, il paese è sempre ai vertici della classifica mondiale dei paesi più corrotti. Inoltre la sempre maggiore laicizzazione del paese, il ricorso alla forza, il bavaglio alla stampa e il ricorso allo stato di emergenza (minacciato di continuo) hanno creato un forte disagio nella popolazione.

D: Inevitabile parlare delle elezioni. Una possibile rivale è diventata un alleato. Perché questo compromesso ammazza-elezioni fra la Bhutto e Musharraf e quali le intenzioni della donna forte pakistana dietro questo ritorno?

DEL GATTO: Musharraf non deve fare solo i conti con l’elettorato per essere rieletto, ma anche con la legge. La costituzione pakistana, infatti, non prevede un terzo mandato presidenziale come vieta che il presidente sia anche in divisa di capo dell’esercito. Per superare queste questioni legali, Musharraf le ha provate tutte: prima ha fatto dimettere e arrestate il capo della corte suprema che mai avrebbe, per la sua indole di castigatore dei potenti, permesso a Musharraf di ricandidarsi ferma restando la situazione legislativa attuale; poi ha minacciato lo stato di emergenza nel quale tutti i poteri vengono aboliti meno che il suo. L’unico modo per essere rieletto senza problemi (che significa che nessuno faccia ricorso alla suprema corte nella quale, nel frattempo, è stato reinserito il giudice Chaudhary a furor di popolo), è quello di allearsi con i nemici. Il primo nemico giurato è la Bhutto, la quale è in esilio. Se tornasse in patria, come ha promesso, verrebbe arrestata per delle condanne di corruzione. Inoltre, per una legge fatta da Musharraf proprio per impedire a lei e all’altro ex pm in esilio Nawaz Sharif (tornato e rimandato in esilio nello stesso giorno di tre settimane fa) coloro i quali hanno ricoperto per due volte la carica di primo ministro non possono essere rieletti. Sia la Bhutto che Sharif sono stati per due volte pm. Musharraf ha promesso la grazia alla Bhutto e la possibilità di potersi ricandidare, se lei lo avesse appoggiato. Cosa che è successa. Sharif invece si è opposto ed è stato rimandato a casa.

D: Ultima riflessione sulle elezioni. Quali avversari a questo punto possono sconfiggere o quantomeno contrastare o preoccupare il cartello Musharraf-Bhutto? E’ possibile che riemerga il personaggio Chaudry, il giudice che, unico, è riuscito a calamitare l’interesse del mondo laico, di quello popolare e perfino di quello internazionale?

DEL GATTO: Al momento non si paventa nessuna “discesa in campo” di Chaudhry almeno dal punto di vista politico. Il giudice potrà avere sicuramente un ruolo importantissimo nelle questioni legislative (vedi ricorsi di cui parlavo sopra). Contro i due si è schierato Sharif, il quale però all’arresto in patria ha preferito il tornare in esilio in Arabia Saudita. Una sorpresa potrebbe essere Imran Khan, l’ex campione di cricket pakistano che è sceso in politica contro Musharraf, al quale il presidente sta rendendo la vita difficile, impedendogli di manifestare contro il governo, di scendere in piazza nelle città del paese, bloccandogli ogni iniziativa. La stessa Bhutto, poi, per suggellare questo accordo mai confermato ufficialmente nei dettagli, ha auspicato l’intervento di Washington per garantire la democrazia in Pakistan.

D: Il Pakistan è falcidiato dagli attentati, dalle rivolte (vedi la sommossa degli studenti nella Moschea Rossa a luglio). Tanti mali, un’unica radice. Sta venendo a mancare l’appoggio Usa o cos’altro?

DEL GATTO: In questo gli USA non c’entrano molto. Come dicevo prima, il Pakistan è da sempre attraversato da una folata fondamentalista molto forte; un vento più che una folata. Nonostante l’appoggio USA e le smentite di Musharraf, la voce che Bin Laden sia in Pakistan ciclicamente torna in auge. La moschea rossa di Islamabad è una roccaforte talebana, un luogo nel quale il fondamentalismo è di casa. Mentre il governo nazionale cerca di modernizzare il paese, in molti di quelli locali le leggi islamiche più oltranziste la fanno da padrone. E si registrano chiusure di negozi di dischi, linciaggi di donne ritenute adultere, divieto di manifesti pubblicitari con donne non velate o altro. Difficilmente in Pakistan riuscirà ad esiliare questi sentimenti fondamentalisti. Dopotutto lo stesso problema ce l’ha anche l’India con i fondamentalisti hindu che spesso bloccano le iniziative governative per questioni religiose.

D: Infine e chiudo, da tempo non si parla dei rapporti fra India e Pakistan? Cosa si può dire su questo fronte?

DEL GATTO: Dopo anni di gelo, da tre a questa parte la situazione è abbastanza distesa. Più per questioni economiche che per altro. L’India ha forti necessità di energia e, a parte la questione dell’accordo nucleare, una delle opere importanti è il gasdotto dall’Iran all’India che deve passare per il Pakistan. Impensabile in tempi di guerra fra i due paesi, attuabile ora. Inoltre i due cercano di allearsi-annientarsi nei confronti anche dell’aumento del ruolo in Asia della Cina. Restano sul tappeto molte questioni, come quella molto delicata del ghiacciaio del Siachen conteso da India e Pakistan e come quella del Kashmir. Per ora le discussioni su questi due temi sono state solo accennate nelle tornate cadenzate di colloqui fra le diplomazie dei due paesi. Il problema maggiore è quello del terrorismo: New Delhi accusa il Pakistan di aiutare il terrorismo che compie atti in India, sia quello separatista kashmiro che quello islamico anti hindu (che spesso coincidono).Inutile dire che il Pakistan nega di aiutare questi terroristi e di essere dietro agli attentati.

Nello Del Gatto, giornalista, collaboratore di Ansa e Radio Rai, per la sede di New Delhi da quasi quattro anni. Collaboro in maniera continuativa con la trasmissione di Radio1 Pianeta Dimenticato e gestisce un blog di attualità e politica su India, Pakistan ed altre regioni asiatiche dal nome http://indonapoletano.wordpress.com/. Ha collaborato anche alla realizzazione di un film da titolo “Fuoco su di me” di Lamberto Lambertini.

Lascia una Risposta