Lo avete letto su tutti i giornali. I maoisti in Nepal sono usciti da mesi dall’anonimato e fanno parte attiva nella vita politica e amministrativa del paese con ministri e parlamentari. Il loro capo supremo, Prachanda, che durante il periodo di latitanza pare abbia vissuto in Bihar in India, è uno dei leader politici più seguiti nel suo paese.
E il Nepal si è scoperto un posto di maoisti. Ora tutti sono contro il re e vicini ai maoisti. Ma che maoisti sono quelli del Nepal? Industrie nel paese non ce ne stanno, il tetto del mondo è principalmente agricolo, e le battaglie si fanno per loro. Il supremo leader gira i villaggi e tiene comizi per trovare sempre più adepti. Ma si sta creando una frattura tra l’establishment politico maoista e la base, per lo più fatta di ragazzi scavezzacollo che fanno raid nei villaggi, impongono tasse anche ai turisti che passano, rapiscono a scopo di estorsione per poche ore diversi nepalesi.
A Kathmandu ho conosciuto questi giovani. Di giorno a divulgare il verbo di Mao e di Prachanda, di sera chiusi nelle discoteche improvvisate di Thamel, con l’immancabile wiskey e la ragazzina nepalese di “facili costumi” rubata (o in attesa di essere ceduta) al turista sfumazzato di erba di turno.
Ma i migliori sono quelli che affollano i casinò. Già perchè a Kathmandu il gioco d’azzardo è legale, per cui ci sono molti casinò soprattutto dentro gli alberghi a cinque stelle.
Secondo la legge nepalese, i casinò sono vietati agli abitanti del piccolo paese himalayano. Solo gli stranieri possono sedersi ai tavoli verdi aperti 24 ore su 24 nella Las Vegas tra le montagne più alte del mondo. Ma come ogni legge del subcontinente, più che un divieto è un invito, visto che il 99% degli avventori sono nepalesi.
Ci sono andato un paio di sere e mi sono divertito. Non a giocare, no, non mi piace; io gioco solo a tressette, briscola, scopone e burraco (dove solo un vero campione). Sono andato a vedere, a toccare con mano questo Nepal maoista, cambiato, evoluto.
Vi racconto la scena: ampia sala piena di tavoli verdi e roulette. Si gioca a tutto, dal Poker al Black Lack al Baccarat. Ragazze in minigonna e camicetta fanno le croupier e le hostess, qualche uomo dietro le carte, direttori della sala che girano per i tavoli e controllano. Puntata minima: un dollaro.
Non c’è un dress code né un limite di età. La gente è vestita nei modi più strani e ci sono anche i bambini che dormono sui divani accuditi dalle madre, mentre i padri perdono lo stipendio aspettando il 24.
Si fuma (tanto) si beve (tantissimo) si ammiccano le hostess e soprattutto si perde. C’è anche chi vince, ma non sono molti. I due o tre stranieri giocano un dollaro a puntata; gli autoctoni, per dimostrare la loro superiorità maoista, da dieci in su. Considerando che lo stipendio medio di un nepalese è di 350 dollari l’anno, vedete un po’ voi.
Le televisioni appese alle pareti trasmettono Discovery Channel. Non MTV Russia, molto apprezzato perché, a differenza di quello indiano, le cantanti e le ballerine sono più svestite (in quello indiano paiono palombari con lo scafandro). Tutti sono molto professionali, alcool e sigarette scorrono gratuitamente a fiumi. Se vuoi divertirti vis-a-vis devi individuare il mediatore giusto il quale, prima ti dirà che lui queste cose non le fa, poi ti dirà che le ragazze le trovi nelle discoteche di Thamel, e poi si propone di mandartene una in albergo per una sessantina di dollari.
La sala è annoiante. Passo nella sezione vip, dove due tavoli di ricchi maoisti giocano a poker mettendo fogliettoni con l’effige dei diversi re nepalesi sul tavolo, oltre a fisches colorate. Mi invitano a giocare, ma io rinuncio.
Sono attratto dalla musica. Sento arrivare forte da una stanza al piano terra musica di Bollywood. Una discoteca forse. Ed invece no. Un ristorante con un palco sul quale sgangherati ed improponibili ballerini danzano le canzoni rese celebri dai film di Bollywood. I ballerini cambiano il costume di scena ad ogni danza, ma ha sempre lo stesso tema. I ragazzi mettono occhiali da sole anche se l’ambiente è buio, hanno pantaloni strappati e camicette aperte sul petto non villoso. Le ragazze, alcune delle quali devo dire notevoli, hanno succinti abitini che a malapena contengono le loro grazie che paiono esplodere da un momento all’altro.
Attorno al palco, una quarantina di uomini seduti ai tavoli intenti a mangiare l’inverosimile al buffet, pronti a raccogliere pezzi di ragazze se dovessero esplodere.
Il vero spettacolo è qui. Non sul palco, ma fra i tavoli. Mentre i ballerini si dimenano con improponibile sincronismo scimmiottando i divi di Bollywood, fra i tavoli, tra una manciata di riso, un po’ di dal, gli immancabili momos, un chapati (tuttoi rigorosamente avvicinati alla bocca con la sola mano destra), gli avventori ammiccano con gli occhi e un leggero movimento della testa all’insù nei confronti delle ballerine bombastiche.
Le quali ricambiano con languidi occhiolini. Non per assicurarsi un appuntamento notturno, ma per avere qualcosa subito. Già, perché in Nepal è usanza, per dimostrare di gradire il balletto e, soprattutto, per dimostrare il proprio potere, forza e ricchezza, gettare soldi sul palco. Banconote, spesso unte dal cibo, che vengono raccolte alla fine di ogni ballo da un solerte ballerino.
Se poi si quaglia o no alla fine, non è dato sapere. Di solito queste ragazze o in pausa o alla fine dello spettacolo siedono un po’ con questi neo-maoisti, si fanno pagare da bere, una strusciata, un occhietto languido, e poi ognuno per la sua strada.
Anche io sono stato avvicinato. Il manager del locale mi ha chiesto se lo spettacolo era di mio gradimento. Se mi piaceva i l corpo di ballo e io gli ho detto che, ovviamente, preferivo le ballerine. Mi ha assicurato che sono i migliori in tutta la valle di Kathmandu, hanno fatto tournée in tutto il paese e in India. Caspita, penso io, figurati i peggiori come sono. Parlo un po’ con lui, mi dice che è grazie ai maoisti che si può fare tutto questo. Prachanda è un grande.
Mi viene voglia di iscrivermi al partito. Me ne vado fischiettando l’Internazionale. Viva i Maoisti del Nepal. Viva il Comunismo.
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4 Commenti
8 Dicembre, 2007 alle 5:10 pm
Un campione di burraco? Con chi giochi, con lo yeti?
8 Dicembre, 2007 alle 7:08 pm
Rafilù, nun dicere accussì, Giuliano o Leonardo se putessere offennere.
8 Dicembre, 2007 alle 7:08 pm
La faccenda del maoismo nepalese è tragicomica. Per me l’aspetto comico consisteva , sette anni fa quando andai in una spedizione scientifica nel Dolpo (area remota del nord-ovest del Paese), nella semplice esistenza di un gruppo maoista, dieci anni dopo il crollo del comunismo sovietico; l’aspetto tragico è invece dovuto agli scontri sanguinosi in cui questi gruppi di ribelli sono stati protagonisti. Così, per esempio, venimmo a sapere, nel 2002, che la caserma di polizia di Dunai – ennesimo check-point della regione dove i turisti venivano controllati – era stata completamente distrutta (e i poliziotti ammazzati) durante un assalto dei maoisti. In seguito, i maoisti fecero diverse azioni del genere, guadagnando sempre più popolarità negli strati popolari della nazione nepalese. Una delle cause maggiori di tale successo politico risiede nella corruzione profonda e nel conservatorismo del sistema politico nepalese, che gira attorno alla famiglia reale e alla sua “camarilla”.
18 Settembre, 2008 alle 10:39 pm
Ciao, sto impazzendo su google per cercare delle stazioni radio nepalesi, ma a parte Radio Nepal non riesco a trovarne altre… come fare?