18 Febbraio, 2008...11:57 pm

Pakistan: nelle elezioni avanza l’opposizione

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Si sono tenute oggi le elezioni in Pakistan. Qui di seguito il pezzo del’Ansa. 

Le urne chiuse da poche ore in Pakistan e il conto dei voti in corso, per le strade si sono subito aperti i festeggiamenti dei sostenitori di un’opposizione che si vede gia’ in mano la vittoria nelle elezioni legislative, cruciali per il presidente Pervez Musharraf e per il futuro dell’unico Paese musulmano dotato dell’atomica. I primi risultati ufficiali indicano che uomini molto vicini al presidente, come il capo del partito Lega musulmana pachistana Chaudhry Shujaat Hussain e il ministro delle ferrovie e consigliere Sheikh Rashid Ahmed, non sono stati rieletti, riferiscono fonti giornalistiche pachistane. ”Sembra profilarsi un voto anti-Musharraf”, dice l’analista Rashid Rahman, intervistato dalla televisione Dawn. ”Se l’andamento e’ confermato, e’ un referendum contro il presidente”, afferma il giudice Wajihuddin Ahmed, a capo del movimento dei togati, che molta parte ha avuto nel crollo della popolarita’ di Musharraf. Il Partito popolare pachistano, sull’onda dell’emozione dell’assassinio della sua leader Benazir Bhutto a dicembre, ha guadagnato terreno, affermandosi con forza nelle sue roccaforti tradizionali provinciali del Sindh e Beluchistan. E la Lega musulmana pachistana-N dell’ex premier Nawaz Sharif e’ al comando a Rawalpindi e Lahore. ”Questa e’ la voce della nazione”, ha detto Musharraf alla televisione di Stato. ”Dobbiamo tutti accettare i risultati, me incluso”. Andando a votare oggi nel seggio a Rawalpindi dove risiede ancora nel quartiere militare malgrado non sia piu’ generale, Musharraf ha ribadito di volere la riconciliazione nazionale e di essere disposto a ”lavorare con chiunque vincera’ ”. Il punto e’ vedere se l’opposizione, che dai primi risultati sembrerebbe avere riscosso una discreta affermazione, avra’ voglia o interesse di cooperare con lui. Ottanta milioni di aventi diritto sono stati chiamati alle urne, ma l’affluenza pare sia stata scarsa, soprattutto per il timore di violenze e attentati, e con grandi diversita’ da un posto all’altro. A Quetta, nella turbolenta provincia Sud occidentale del Beluchistan, solo il 19%, secondo il primo risultato ufficiale fornito dalla Commissione elettorale. Analisti parlano di un 30-35% nazionale, fonti semi ufficiali dicono intorno al 40%, quanto nelle ultime elezioni. I risultati stanno arrivando con lentezza, alimentando i sospetti e le denunce di possibili brogli, argomento che, con la violenza, ha dominato una campagna elettorale silenziosa e sanguinosa, cominciata con l’assassinio della leader dell’opposizione Benazir Bhutto a dicembre e conclusasi con un bilancio di 450 morti dall’inizio dell’anno. I 160 milioni di pachistani dovranno attendere fino a domani per sapere chi avra’ vinto queste elezioni, le none nella storia del Pakistan. La consultazione, per 272 seggi del parlamento nazionale e per le assemblee provinciali, dovrebbero segnare la conclusione della transizione a un governo civile, dopo che Musharraf, su pressioni dell’alleato Stati Uniti, ha smesso la divisa da generale prima del giuramento per il nuovo mandato a novembre. La sua rielezione e’ contestata come incostituzionale dall’opposizione che se si dovesse alleare e ottenere due terzi del parlamento potrebbe chiedere l’impeachement di Musharraf. La giornata di oggi si e’ svolta senza incidenti gravi, sotto l’occhio di mezzo milione di poliziotti e militari. Ma ci sono stati scontri tra sostenitori di diversi partiti. Venti persone sono morte, sei a Lahore dove sconosciuti hanno sparato contro un candidato del Partito popolare pachistano della Bhutto (Ppp), e un centinaio sono rimaste ferite. In diversi seggi di Islamabad e Rawalpindi, tra molte bandiere e simboli fantasiosi dei candidati in lizza, pochi elettori si sono recati alle urne. Ma tutti molto convinti del loro diritto e del valore del loro voto. ”Dobbiamo votare perche’ si tratta del futuro del Pakistan”, dice Amna Mehmud, 20 anni, studentessa di medicina, in un seggio nel quartiere piu’ popoloso di Rawalpindi. ”Sono solo venuto ad accompagnare mia moglie, perche’ io boicotto queste false elezioni”, afferma Rajah Mohammed Faruk, 55 anni, avvocato, che appartiene al movimento delle toghe, l’avanguardia della protesta contro il regime di Musharraf. ”Voto il partito della Bhutto perche’ e’ il partito dei poveri”, dice un uomo di 47 anni, nel villaggio di Tofkian, a 40 chilometri da Islamabad. Centinaia di osservatori stranieri e migliaia di pachistani hanno monitorato lo svolgimento delle elezioni, ma non sono stati autorizzati a condurre exit polls. Il gruppo dell’Unione europea dovrebbe esprimere un giudizio preliminare mercoledi’. Calata la sera, nell’attesa, fuori dai seggi dove il conto e’ gia’ terminato e sono stati annunciati i risultati, i sostenitori dei candidati festeggiano, bardati con le bandiere dei partiti: in molti casi a Islamabad sono verdi con la tigre al centro di Nawaz Sharif, o nere rosse e bianche con il volto della Bhutto.

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