ripropongo di seguito lo stesso pezzo scritto l’anno scorso per la stessa triste vicenda. Un bambino rapito è una cosa davvero triste. Quando lo è poi per gli interessi dei grandi, politici o altro, lo è ancora di più.
Oggi è il 20mo compleanno di Gendum Choeky Nyima, rapito nel 1995 a 6 anni dopo essere stato riconosciuto altra incarnazione del Buddha e 11/mo Panchen Lama. Da allora di lui non si hanno notizie e Pechino ha messo sul ”trono” un suo Panchen Lama. Ecco quello che scrive Italiatibet su di lui.
Il Panchen Lama aveva sei anni quando, nel 1995, il governo Cinese lo ha rapito assieme ai suoi genitori. All’epoca, Amnesty International lo definì “il più giovane prigioniero politico del mondo”. Panchen Lama è il titolo che i tibetani conferiscono alla seconda più importante personalità del Tibet. “Panchen” (pronuncia : Pàncen) significa “Grande Studioso” e “Lama” è un termine usato dai tibetani per indicare un maestro spirituale. I tibetani ritengono che il Panchen Lama sia il protettore di tutti gli esseri senzienti del mondo.
Questo significa che il bambino raffigurato in questa fotografia, la sola esistente, diverrà uno dei maggiori leader del Tibet.
Perché il Governo cinese ha sequestrato il Panchen Lama e i suoi genitori? Il motivo è essenzialmente di natura politica. Per tradizione, dopo la morte del Panchen Lama, il Dalai Lama ne riconosce la reincarnazione e, viceversa, il Panchen Lama riconosce la reincarnazione del Dalai Lama. Crescendo un Panchen Lama “di regime”, le autorità cinesi ritengono che, alla morte dell’attuale Dalai Lama, il falso Panchen Lama riconosciuto da Pechino sceglierà, come massima autorità del Tibet, una figura “fantoccio”, gradita al Partito.
I fatti
Il 14 maggio 1995 il Dalai Lama, massima autorità spirituale del Tibet e capo del governo tibetano in esilio, riconosceva in Choekyi Nyima, un bambino nato a Lhari, nel Tibet centrale, il 25 aprile 1989, l’undicesima reincarnazione di una delle più alte personalità religiose tibetane: il Panchen Lama. Malgrado l’assoluta legittimità della scelta del Dalai Lama che, in accordo con una tradizione antichissima, ha agito in modo conforme al suo ruolo, le autorità della Repubblica Popolare Cinese hanno accusato il Dalai Lama di voler creare, con il riconoscimento del piccolo Panchen Lama, tensioni e conflitti in Tibet. Non appena il Dalai Lama ha annunciato l’avvenuto riconoscimento, Choekyi Nyima e i suoi genitori sono stati prelevati dal loro villaggio e, da allora, se ne sono letteralmente perdute le tracce. E’ inoltre iniziata, in Tibet, una durissima campagna di denuncia del Dalai Lama e di tutti quei tibetani, religiosi e laici, che si dichiarano favorevoli alla sua scelta. Il monastero di Tashilunpo, tradizionale sede dei Panchen Lama, è stato sottoposto ad un regime di rigido controllo di polizia e diverse decine dei suoi monaci sono stati arrestati o espulsi per avere pubblicamente espresso la loro solidarietà al Dalai Lama.
Come è facile immaginare, il comportamento delle autorità cinesi, in questa situazione, non solo ha urtato profondamente i sentimenti spirituali del popolo tibetano ma ha evidenziato cosa le autorità della Repubblica Popolare veramente intendano quando affermano che in Tibet esiste la più completa libertà religiosa.
Al di là di ogni altra considerazione, resta comunque il fatto, gravissimo, che, dal maggio 1995, Choekyi Nyima e la sua famiglia sono scomparsi e il governo cinese non ha mai voluto dire con precisione dove e come stiano. Di fronte alle richieste di chiarimenti inoltrate da organizzazioni umanitarie, gruppi di sostegno alla causa tibetana, movimenti sindacali, partiti politici e parlamentari di numerose nazioni, le autorità della Repubblica Popolare Cinese hanno solo ammesso che il bambino e i suoi genitori “sono stati affidati al Partito Comunista per essere protetti dai tentativi di rapimento messi in atto dai seguaci del Dalai Lama e della sua cricca”.
La vicenda del piccolo Panchen Lama si è aggiunta alla lunga serie di torti e di violenze che la Repubblica Popolare Cinese sta infliggendo da 50 anni agli uomini e alle donne del Tibet. Il sequestro e la detenzione continuata di un bambino di sei anni “colpevole” solo di essere stato riconosciuto come reincarnazione di un importante maestro spirituale, dovrebbe spingere ogni coscienza democratica a mobilitarsi perché questa intollerabile violenza possa cessare al più presto.



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13 Commenti
26 Aprile, 2009 alle 3:38 am
non è stato rapito. è protetto dal governo cinese. sono i bonzi che rapiscono i bambini. questo è invertire totalmente la realtà.
quali torti starebbe infliggendo il governo cinese ai tibetani? mistero? quello di renderli più ricchi, quello di finanziare i loro culti religiosi e le loro tradizioni culturali? quello di fornire loro aiuti speciali, anche economici ma non solo, per entrare nelle università e nel mondo del lavoro?
free tibet? il tibet è già libero.
documentati pure:
http://nuovalibertalia.blogspot.com/search/label/Tibet
stavo cercando un blog interessante sull’ India. continuerò a cercare.
26 Aprile, 2009 alle 10:37 am
Eccone un altro… tie’… E’ interessante notare come anche Internet non sfugga a certe regole sociali piuttosto radicate, soprattutto in certi soggetti. Mi riferisco in particolare alla maleducazione, che evidentemente si riesce ad esprimere piuttosto bene indipendentemente dal mezzo di comunicazione.
Comunque, caro Jean, evito di infilarmi in una diatriba con te solo per dimostrare la tua scarsissima conoscenza dell’argomento, di cui invece l’autore di questo blog e’ un profondo conoscitore, ma mi limito a farti notare che il concetto di liberta’ non ti appartiene, o quantomeno non ne afferri la definizione. Io sono libero se e solo se posso decidere liberamente cosa fare di me stesso. Se c’e’ qualcuno che, con un mezzo o con un altro (soldi, repressioni, ecc…), mi vuole a tutti i costi “suggerire” una strada, allora non sono libero. La mia posizione varia da “dipendente” a “servo”, a seconda dei casi.
Mi sembra infatti di ricordare mesi fa (Marzo 2008?) il massacro di una caterva di poveri monaci (Sera?) da parte di un esercito di un certo paese (la Cina?)…
“Liberta’ vo’ cercando, che si’ cara, come sa chi per lei vita rifiuta”!
26 Aprile, 2009 alle 8:00 pm
Caro Jean, la libertà di cui parlo e dico che in Tibet manca, è la stessa che permette a te di dire che tutto quello che ho scritto e che, facendo un giro su internet, scrivono in tanti, sia falso. Sai carissimo, tutto può essere visto in modi opposti. Se per te annientare le libertà personali, i culti, le tradizioni, la cultura, tenere un bambino nascosto per anni, etc., è libertà, ne prendo atto. E’ vero, il governo cinese ha portato in Tibet la ferrovia. Ma solo per portarvi più cinesi per cinesizzare il paese e annientare i tibetani. Ogni popolo ha diritto a sopravvivere. E i tibetani, che lo chiedono da tempo senza violenza, ne hanno diritto pieno. Ma è giusto che tu la pensi diversamente. Converrai che, però, tra me e te, facendo un giro dovunque, chi sembra avvicinarsi più ad una verità condivisa sia io. Riguardo al tuo giudizio sul mio blog, la cosa mi onora. Non essere considerato all’altezza da te, è una delle migliori medaglie che potessi mettermi sul bavero, uno dei migliori riconoscimenti per il mio lavoro. grazie ancora.
29 Aprile, 2009 alle 9:07 pm
@tuttoqua
mi sfuggono i passaggi del mio commento in cui sarei stato maleducato.
tu piuttosto pretenderesti di sapere da un commento letto se e quanto ne so sulla c.d. questione tibetana. ne so eccome, probabilmente più di te.
” Io sono libero se e solo se posso decidere liberamente cosa fare di me stesso.”
allora NESSUNO al mondo è veramente libero: nè Bill Gates, nè Obama, forse neanche il sultano del Brunei in Brunei.
siamo serie non facciamo banale e stupida ideologia.
“Mi sembra infatti di ricordare mesi fa (Marzo 2008?) il massacro di una caterva di poveri monaci (Sera?) da parte di un esercito di un certo paese (la Cina?)… ”
ti ricordi male, non c’è stato proprio nessun massacro di una “caterva” di monaci. tanto meno da parte dell’esercito cinese. non sai di cosa stai parlando.
“Se per te annientare le libertà personali, i culti, le tradizioni, la cultura, tenere un bambino nascosto per anni, etc., è libertà, ne prendo atto.”
questo avveniva prima del 1950, non certo oggi, dove la libertà di culto è riconosciuta, eccome, visto che il buddhismo è una delle 5 religioni ufficiali della cina.
di questo “”annientamento” dei tibetani non c’è traccia, così come non c’è traccia della presunta “cinesizzazione” (vuoi forse dire “sinesizzazione”?).
i fatti sono che non ci sono mai stati tanti tibetani quanti ce ne sono oggi, altro che genocidio.
la verità non deve essere necessariamente condivisa. se tu dici che in tibet c’è un genocidio è falso, non possiamo trovarci d’accordo dicendo che c’è un mezzo genocidio perchè non c’è nè un genocidio nè un mezzo genocidio.
altra cosa è discutere ascoltando quello che hanno da dire gli altri. io sono a disposizione.
non prendertela a male, ma se leggo un articolo del genere e vedo il bannerino freetibet non posso che pensare male del tuo blog.
29 Aprile, 2009 alle 10:42 pm
Caro Jean, sono fiero dei banner che sono nel mio blog. Tu che fai tanto il preciso, non hai notato che io non ho mai usato il termine genocidio. Forse è consono alla tua cultura, abituata a cancellare l’altro, il diverso. I tibetani che sono in Tibet, se ti fai un giro da quelle parti vedrai, non sembrano avere i caratteri somatici dell’etnia tibetana ma, guarda caso, sono del tutto simili ai cinesi di etnia Han, la maggioritaria in Cina. Si vede che c’è qualcosa che mi sfugge. Ma tu in Tibet ci sei mai stato? Hai mai parlato con un tibetano? ti guardi intorno, leggi i giornali, le televisioni? O senti solamente Radio Stella Rossa, vedi Tele Kabul e leggi Il Sol dell’Avvenire? qualcosa mi fa propendere per il si. Basta che leggi anche solo Wikipedia, per citare uno dei tanti siti, e leggi di invasione cinese in Tibet. Invasione, non liberazione. Quanti monaci e quanti monasteri distrutti con la Rivoluzione Culturale dei tuoi amici? E questa è libertà? meglio la dittatura.
30 Aprile, 2009 alle 3:08 am
non tu ma il tuo amico “dalai” ha parlato di genocidio non più di un anno fa. mi sembra che hai riportato la notizia proprio su questo blog.
parli della mia cultura. quale sarebbe?
se riesci a distinguere un tibetano da un han, ammesso che ci siano delle differenze sensibili (vivono insieme da secoli) sei un fenomeno. io non riesco a distinguere neanche uno spagnolo da un francese, un neozelandese da un marocchino, due italiane da due tedesche, un inglese per un tedesco, una brasiliana per una giapponese (ma almeno erano giapponesi i genitori), per citare alcuni recenti esempi di vita vissuta.
sarai un novello Lombroso… non so.
io mi baso sui fatti e sugli studi nei testi (se vuoi ti posso fornire amplia bibliografia), statunitensi, francesi, canadesi, italiani, non esattamente telekabul, che negano in qualsiasi modo le solite stupidaggini che si dicono sul tibet. mi sembra più serio che farsi un giro in tibet e chiedere a qualche tibetano che pure qui in italia ne trovi tanti che ti dicono che si stava meglio quando c’era la bonanima.
sai che mi frega di wikipedia a me se Joseph Needham ed Enrica Collotti Pischel hanno sempre ricordato che parlare di “invasione cinese” è un nonsense visto che il tibet già faceva parte della Cina?
i fatti della rivoluzione culturale poi appartengono ad un’ altra epoca, non vedo proprio il nesso. comunque come riconosce persino Jean-Louis Margolin che le vittime tibetane nella rivoluzione culturale sono state relativamente poche e che le distruzioni dei templi erano state in larga parte ad opera dei tibetani stessi, i figli dei servi, convertiti al maoismo. in quale libro Margolin dice questo? nel famigerato “libro nero del comunismo”….
5 Maggio, 2009 alle 7:19 pm
accidenti è bastato citare Needham per farti desistere?
allora mettiamo un po’ d’ordine.
1)La Cina non ha invaso nessun paese straniero men che meno il Tibet che da secoli ormai è a tutti gli effetti una regione della Cina.
2)I tibetani hanno gli stessi diritti degli altri cinesi, anzi di più visto l’esenzione dalla politica del figlio unico e gli aiuti finanziari e non per l’accesso alle cariche pubbliche e alle università.
3)Il tibetano è lingua parlata in tibet nei tribunali, nelle scuole (si insegna IN tibetano), nella P.A. etc… . In tibet vengono pubblicati, in gran parte a spese dello stato decine di giornali e migliaia di libri in tibetano.
4)il buddhismo è una delle 5 religioni ufficiali della Rpc e come tale riceve anche sovvenzionamenti statali. i bonzi ad esempio vengono mantenuti in larga parte dallo stato. la libertù religiosa è garantita e riconosciuta.
5)non esiste nessuna repressione antitibetana emen che meno una “cinesizzazione” del tibet in atto stante che , in accordo con le statistiche ufficiali, riconosciute anche dalle varie agenzie dell’ Onu, i tibetani rappresentano ancora di gran lunga l’etnia più numerosa in tibet e rispetto all’etnia han è cresciuta a doppia velocità dal 1950 ad oggi quadruplicando il numero di tibetani di 60 anni fa. non ci sono mai stati tanti tibetani (che parlano tibetano e usano i costumi tibetani etc…) come oggi.
6 Maggio, 2009 alle 8:48 am
Caro Jean, ho desistito nei commenti, e desisto, solo perchè credo fortemente in un detto in lingua tibetana, la conosci?, che recita: A lavà a cap ‘o ciuccio se perde tiemp, acqua e sapone. E io non posso permettermi di perdere nè tempo, nè acqua nè sapone.
Viva la RPC la sua libertà riconosciuta universalmente.
6 Maggio, 2009 alle 3:04 pm
il fatto che tu vorresti liquidarmi con un luogo comune e un insulto (sarei io l’asino?) la dice lunga sulla ricchezza di argomenti che hai a disposizione per controbattere. Studiati qualche libro di diritto costituzionale cinese , per esempio il testo di Angelo Rinella ha scritto per la casa editrice Il Mulino, o “Lineamenti di diritto costituzionale cinese” di Mauro Mazza, Guffrè editore. Giusto per iniziare a formarti almeno la base.
6 Maggio, 2009 alle 3:44 pm
Caro Jean, mi dispiace ma l’insulto sono le tue parole. Vuoi aver ragione tu? Ti do ragione. Dalle mie parti si dice che la ragione è dei fessi. Puoi leggere tutti i manuali di diritto che vuoi, ma dire che la Cina, che tra l’altro è un paese che mi piace, sia una democrazia, è davvero esagerato. Anche l’India la chiamano la più grande democrazia del mondo, e invece le discriminazioni e le misure antidemocratiche soprattutto verso gli ultimi sono all’ordine del giorno. Ti faccio una domanda: ma tu sei stato in Tibet? da quello che dici no. Vatti a fare un giro e poi mi dici. Per quanto riguarda le altre questioni, sinceramente non voglio perdere tempo a risponderti, anzi, ti prego di non insistere, rispetto le tue idee, non le condivido, pertanto di prego di astenerti da ulteriori commenti, tanto nessuno dei due cambierà idea all’altro. Una sola cosa a chiusura. Tu che sei così intelligente e illuminato, ti sei mai chiesto perchè siano molti di più quelli che credono alla mia versione dei fatti piuttosto che alla tua? perchè organizzazioni come UN, Amnesty, Reporter senza frontiere e altre condannano la Cina non solo sul Tibet ? Probabilmente sbagliamo tutti e tu hai ragione. Può essere.
6 Maggio, 2009 alle 4:31 pm
“Caro Jean, mi dispiace ma l’insulto sono le tue parole. Vuoi aver ragione tu? Ti do ragione. Dalle mie parti si dice che la ragione è dei fessi”
continui ad avere un contegno e ad usare artifici retorici da scuole medie.
si può essere d’accordo o meno sul fatto che la Cina sia o meno una democrazia, ma si dovrebbe farlo su basi solide , non su simpatie o antipatie ideologiche o per sentito dire.
ma qui non si discute di questo. si discute se quello che scrivete sul Tibet sia vero o se è vero quello che ho scritto io. c’è uno solo dei punti che ho scritto che è falso?
dimmene uno, uno solo.
quale sarebbe poi la tua “versione dei fatti”?
fai molta confusione tra le denunce per la pratica della pena di morte (analoghe a quelle fatte alla grande “democrazia” statunitense) e presunte repressioni nei confronti dei tibetani, che non ci sono.
vatti poi magari a informare riguardo a Reporter senza frontiere e il suo leader.
ripeto cerca di rimanere in tema e non comportarti in maniera puerile, io non voglio cambiare le tue idee. voglio solo farti vedere che le panzane che hai copia-incollato dall’associazione italia-tibet sono, appunto delle panzane.
6 Maggio, 2009 alle 4:48 pm
——-non è stato rapito. è protetto dal governo cinese. sono i bonzi che rapiscono i bambini.—–
e certo….
Mandela era ospite di una game farm protetto dal governo sudafricano, i bantustan erano parchi giochi in cui si garantivano libertà di espressione, L’apartheid era una grave minaccia per gli afrikaneer!!!
L’Olocausto non è mai avvenuto!!! Auschwitz era una sorta di gardaland!!!
I Gulag erano dei parchi naturali!!!
La Birmania è piena di monaci buddisti che picchiamo i militari tutti i giorni!!!
I monaci buddisti sono famosi per mangiare i bambini….
Valgono anche queste?
ma facitec’ o’ piacere
6 Maggio, 2009 alle 6:48 pm
ancora una volta una battuta di spirito di pessimo gusto ma nessuna obiezione seria. che nel tibet pre RPC i bambini venissero strappati alle loro famiglie senza il loro consenso è un fatto storico pacifico e non contestato. lo stesso dalai lama poi ammette che lui e i suoi fretelli venissero presi a frustate dai monaci anziani quando erano ancora piccoli.
d’altronde se nei vecchi monasteri tibetani erano presenti delle vere e proprie sale di tortura un motivo ci sarà.
ci sono anche testimonianze di abusi sessuali di monaci anziani a danno di minori. (vedasi Melvyn Goldstein, William Siebenschuh, and Tashì-Tsering, The Struggle for Modern Tibet: The Autobiography of Tashì-Tsering (Armonk, N.Y.: M.E. Sharpe, 1997).
sul presunto “rapimento” del candidato Panchen Lama gli unici a sapere come stanno veramente le cose sono le autorità di Pechino, che sostengono che vive con la sua famiglia con una identità segrete per evitare che possa essere rapito da fanatici adepti del dalai lama . non vedo perchè non si debba credere a questa versione.
ci fosse anche uno straccio di indizio contrario potrei anche capire certe accuse, ma dire che “è stato rapito”, bla bla bla, è squallida dietrologia figlia del peggiore razzismo e pregiudizio.
siamo quasi arrivati al punto in cui i boss mafiosi chiederanno dove sono finiti i pentiti dicendo che “sono stati rapiti dallo stato”. buonanotte. chi crede alle favolette?