Dieci anni fa moriva Madre Teresa di Calcutta

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La stanzetta nella palazzina al numero 54A di A.J.C. Bose Road a Calcutta, è sempre la stessa. Piccola, semplicissima, con qualche lettera e qualche foto. Così come l’ha lasciata Madre Teresa, la santa dei poveri, il 5 settembre del 1997, quando a 87 anni morì.

Da allora, un pellegrinaggio continuo di persone da tutto il mondo che vengono a vedere le opere di questa piccola grande donna, amata e odiata, adorata e invisa, osannata e contestata. Nella stessa palazzina, in una traversa della strada principale, con alle spalle uno degli uffici più grandi del partito marxista comunista di Calcutta (che governa la città e lo stato del West Bengala da oltre 20 anni), vivono diverse novizie, suore e lo ”stato maggiore” delle Missionarie della Carità, l’ordine che la santa venuta dall’Albania fondò nel 1950 e che, dopo la sua morte, è continuato a crescere e a ramificarsi nel mondo.

In una di queste stanzette, che affacciano su un piccolo cortile che dà al museo della Beata e alla piccola cappella con la sua tomba, vive anche suor Nirmala, superiora generale indicata dalla stessa Madre Teresa come suo successore. Sister Nirmala, Sorella, non Madre, appellativo riservato alla sola Beata amica di Giovanni Paolo II e di Lady Diana.

Le suore sono in fibrillazione, le manifestazioni, seppur nello stile semplice e nel tono dimesso proprio dell’impronta che Madre Teresa ha voluto dare al suo ordine, stanno entrando nel vivo. Suor Nirmala gira come una trottola tra tutti i centri sparsi nel mondo. ”Il lavoro che ha fatto la Madre (Teresa, ndr) e’ il lavoro di Dio – dice suor Nirmala – e il lavoro di Dio sta continuando oggi attraverso noi con le preghiere e le benedizioni della Madre dal paradiso”. ”Il mio modo di agire è semplice – dice la madre generale – essere me stessa. Non mi sento come nei panni di Madre Teresa. Cammino con i miei piedi nelle orme della Madre seguendo la via di Gesu”’.

Una eredità pesante la sua, che ha saputo gestire anche grazie al carisma, alla notorietà e all’alone di santità che circonda Madre Teresa anche dopo la sua morte e che, diversamente dal trend delle vocazioni nella chiesa cattolica e sfatando il mito del disorientamento dei seguaci alla morte del leader, ha visto l’ordine sempre in crescita. Nel 1997, anno della morte di Madre Teresa, secondo il sito del Vaticano, le Missionarie della Carità erano circa 4000, divise in 610 case-missione sparse in 123 paesi del mondo. Nel 2006, secondo l’annuario pontificio, le 4892 suore (comprese le novizie) potevano contare su 720 case. Oggi, secondo i dati forniti da Suor Lisa, assistente generale delle Missionarie della Carita’, durante la visita a Calcutta del premier italiano Romano Prodi, all’ordine appartengono 757 case, delle quali 243 in India, 4832 suore di 94 diverse nazionalità oltre alle novizie; nella sola Calcutta, vengono curati circa 500 bambini. Negli ultimi dieci anni sono stati aperti centri in 14 nuove nazioni, (Afghanistan, Bosnia, Azerbaijan, Togo, Djibouti, Mali, Israel, Thailandia, Ciad, Nuova Zelanda, Finlandia, Kazakhistan, Algeria e Norvegia) portando la presenza delle suore di Madre Teresa in 134 paesi.

Nessuna parola sul totale del numero dei malati curati nè, tantomeno, sull’entità delle donazioni ricevute. Complici anche le critiche internazionali che piovono all’ordine, che hanno tra i maggiori artefici il giornalista britannico Cristopher Hitchens (autore, tra l’altro, del dissacrante La posizione della missionaria: teoria e pratica di Madre Teresa) che aveva dipinto madre Teresa come ”l’angelo dell’inferno” accusando lei e l’ordine, tra l’altro, di non prestare le cure dovute, di non utilizzare i soldi delle donazioni per i poveri ma per le case missionarie, di effettuare evangelizzazioni, conversioni e battesimi forzati, molti numeri dell’ordine restano segreti.

Ma non la straordinaria opera di una donna che continua, anche dopo la morte, a indirizzare il lavoro di migliaia di suore e preti nel servizio a coloro che sono considerati i ”più poveri tra i poveri”. (ANSA)

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