Ritorno con un Sikh sick e pure sicc(o)

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Volo Bangkok Delhi. 3 ore e 30 che dovevano essere di assoluto relax: dormire, mangiare, vedere un film (in italiano). La business della Thai mi assicurava tutto questo. E invece, complice un cacazzo indiano vecchio alla mia destra nella fila accanto che ha rotto i cosiddetti parlando a voce alta (e scolandosi una bottiglia di rosso francese) con un giapponese (l’ennesimo), ma soprattutto a causa dei membri di una Khalsa Sikh al seguito di un santo, non si è chiuso occhio.

La Khalsa (puro nella lingua punjabi) e’ un insieme di devoti ortodossi del sikhismo che segono totalmente i dettami della religione fondata nel 17mo secolo da Guru Nanak e portano addosso i segni distintivi, o le 5 kappa (panj Kakka). Quelli che ho beccato io ieri in aereo venivano da Ludhiana e vestivano in maniera tradizionale, di bianco, con il turbante bianco. Quattro assistenti intorno al loro guru, incarnazione di Nanak, e a sua moglie.

La donna, passiva, seduta da una parte, nella mia fila. Il guru, molto anziano e malfermo, nel suo abito dorato, arrivato su una sedia a rotelle, seduto nella fila a sinistra vicino al finestrino, con accanto un assistente. Tra me e la moglie del guru, un assitende indiano del guru che vive in Thailandia il quale, dopo aver ospitato il santo, lo ha accompagnato a Delhi e avrebbe ripreso lo stesso aereo della Thai dopo poche ore per tornare a Bangkok.

Ogni tanto dall’economica arrivavano devoti, sempre in abito bianco, che si inginocchiavano dinanzi al guru, gli toccavano i piedi e facevano lo stesso con la moglie, secondo il padnamaskar saluto tradizionale indiano. La donna pareva subire passivamente la cosa, se ne fregava quasi, non reagiva, neanche un sorriso, continua a guardare fissamente (non so con quale interesse) il monitor personale con i dettagli del volo.

Anche il santo non reagiva alle parole, preghiere, suppliche e saluti della gente. Si limitava a guardarli . Pareva non capisse, non sentisse, forse era un po’ sordo perchè l’assistente gli riportava le parole dei devoti a voce alta. Ma, cosa più odiosa, scatarrava rumorosamente ogni tanto. Un fragoroso suono, che paresse impossibile uscire da un così malandato e piccolo uomo, annunciava al suo assistente di preparava la classica brocchetta indiana di metallo che raccoglieva le sacre escrezioni.

Ad un certo punto, ad un cenno del primo assistente, quello seduto vicino a me e un altro si sono alzati, hanno preso un panno ed hanno chiuso alla visuale di tutti il posto nel quale era seduto il guru. Non si vedeva nulla, probabilmente lo stavano cambiando (come si fa con i bambini…).

Per buona parte del volo, l’assistente seduto al mio fianco mi ha glorificato le opere del guru, raccontandomi la sua vita, le suo opere, le sue precedenti vite. Mi ha detto che esponenti di diversi governi, nazionali e internazionali, hanno visitato il guru, a cominciare dai Gandhi e dall’attuale primo ministro Singh. Tutti si sono inginocchiati davanti a lui. Mi ha detto, fieramente come solo i sikh sanno esserlo, che la sua khalsa è stata la prima a combatere gli inglesi per ottenere l’indipendenza, che nei libri di storia inglesi sono citati come i più indomabili, i più feroci, i migliori guerrieri ma tra gli indiani più leali.

I sikh mi sono molto simpatici, se approfondite la loro filosofia e la loro religione lo saranno anche a voi. Ho visitato molti loro santuari, ancheil famoso Tempio d’Oro di Amristar che è il fulcro della loro religione, ho diversi amici sikh. Mi ha però colpito vedere questo guru e il suo seguito in business class. Mi è venuto in mente Gandhi, il Mahatma. Lui, nonostante guidasse milioni di indiani ed era il punto di riferimento per il movimento di indipendenza dalgi inglesi, viaggiava in terza classe. Mi è venuta in mente MadreTeresa, che ha rinunciato ai soldi e al pranzo offerto dal governo svedese il giorno della vittoria del premio Nobel per destinare tutto ai poveri. Retorica, lo so, succede così dappertutto, con diversi esponenti religiosi in tutto il mondo.

Ma che ci volete fare, sono un romantico, un idealista, un sognatore. E poi lo scatarramento mi faceva veramente schifo.

p.s.: per coloro che vivono al di sopra del Volturno trovate qui la traduzione di sicc nel titolo

2 commenti

Archiviato in Diario indonapoletano

2 risposte a “Ritorno con un Sikh sick e pure sicc(o)

  1. Pingback: Prete sikh guarda porno su telefonino in tempio, denunciato « Indonapoletano’s Weblog

  2. Anna

    Troppo simpatico!!!!!!

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