Mediatore italiano in storia di tangenti indiane, 20 anni di scandali

L’intelligence indiana avrebbe preso in giro l’opinione pubblica del paese sul caso delle tangenti legate alla vendita di armi svedesi della Bofors, nella quale è implicato l’italiano Ottavio Quattrocchi.

A riferirlo in una esclusiva intervista alla televisione indiana IBNLive, è Sten Lindstrom che nel 1989 ricopriva l’incarico di capo degli investigatori svedesi nello scandalo. Secondo Lindstrom, che si riferisce alle risultanze delle sue indagini, la Bofors pagò una quota al businessman italiano Ottavio Quattrocchi solo per la sua stretta relazione con la famiglia Gandhi e con la politica indiana, ammettendo, però, che non ci sono evidenze che i soldi siano giunti ai Gandhi.

Secondo Lindstrom, gli agenti del Central Buerau of Investigation, l’intelligence indiana, non hanno preso in considerazione mai le sue risultanze, ascoltandolo, in 15 anni, per soli 20 minuti. Anche il governo indiano non ha mai preso seriamente la questione, non chiedendo nessuna collaborazione dalla Svezia.

Il più grosso scandalo indiano, venne alla luce nel 1987, quando una radio svedese affermò che la svedese Bofors aveva pagato tangenti per una fornitura di armi all’India. Lo scandalo interessò i vertici governativi indiani e costarono al partito del Congresso, guidato dalla dinastia Gandhi-Nehru (in quel periodo Rajiv Gandhi), le elezioni del 1989, dopo 40 anni di governo continuo.

Le indagini svelarono una rete di corruzione nelle quali emergeva il nome di Ottavio Quattrocchi, arrivato giovanissimo in India come rappresentante della Snam/Eni. Secondo le indagini, l’amicizia di Quattrocchi con Sonia Gandhi e suo marito Rajiv lo aveva portato a vincere diverse commesse nel paese.

quattrocchi.jpg Ottavio Quattrocchi in una foto AP

Nel 1986, Quattrocchi fu nominato negoziatore, dalla Bofors, nella vendita di armi all’India. I suoi guai cominciarono all’indomani della denuncia della radio svedese, quando una commissione parlamentare indiana lo indicò come fulcro dello scandalo, spiegando che nei suoi conti svizzeri sarebbero transitate le tangenti.

Quattrocchi scappò dall’India nel 1993 per l’Inghilterra prima, poi per la Malaysia e infine in Italia e nel 1997 il CBI riuscì ad avere dalla Svizzera, dove secondo la radio svedese erano conservati i documenti delle tangenti, tutti gli incartamenti ed aprì un fascicolo nei suoi confronti. Fino ad ora non c’è stata nessuna condanna nei suoi confronti, in quanto non è stato possibile celebrare il processo in India.

Ma nei confronti di Quattrocchi, il governo indiano ha chiesto ed ottenuto, vista l’impossibilità di estradarlo dai diversi paesi, un ”red corner alert” dell’Interpol undici anni fa: la sua scheda è sul sito della CBI/Interpol tra quelle dei criminali più ricercati dai singoli governi. Lo scorso febbraio Quattrocchi fu arrestato in Argentina su richiesta dell’India, ma l’estradizione fu negata. Ora vive a Milano.

Sonia Gandhi sta pagando questa amicizia pesantemente dal punto di vista politico. Sotto il suo “governo, sono stati scongelati i fondi svizzeri e londinesi che la magistratura indiana aveva ricondotto a Quattrocchi e il governo non è stato in grado di ottenere l’estradizione del business man dall’Argentina.

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3 risposte a “Mediatore italiano in storia di tangenti indiane, 20 anni di scandali

  1. Pingback: Tolto il red alert per Ottavio Quattrocchi « Indonapoletano’s Weblog

  2. ENI, “codice etico” e Servizi Segreti

    Indiscrezione tratta dal portale Indymedia al link:

    http://piemonte.indymedia.org/article/5520

    In una surreale seduta Straordinaria del Consiglio di Amministrazione dell’E.N.I. (che trovate trascritta ed in originale) evocato il nome d’un fantomatico giornalista (Altana Pietro) e dei nostri Servizi Segreti Italiani

    Stà scritto lì, nero su bianco, nel verbale del C.d.A. dell’E.N.I.:

    “… l’11 giugno 2004 Abb denuncia alcuni manager dalla sua filiale milanese di occultamento di perdite di 70 milioni di euro e rassegna al PM Francesco Greco due nomi di propri dipendenti, tali Carlo Parmeggiani e Piarantonio Prior, che sarebbero coinvolti anche anche in una tangente al manager di Enipower Larenzino Marzocchi.Mi chiedo per quanti anni ancora sarebbe andata avanti tale forma e genere di crimine se non ci fosse stata nel marzo 2004 l’indagine del professionista della stampa Altana Pietro (fonte ritenuta vicina ai Servizi Segreti) che ha fatto indagini su Enichem, Enipower, ABB; se non ci fosse stata la denuncia al Magistrato da parte di Abb, mi chiedo come possa essere motivato una tale procrastinazione di delittuoso comportamento, per altro verso una pluralità di commissionari, senza che, in più anni e sistemi di controllo aziendali interni siano riusciti ad intercettare alcunché…”.

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