L’India patria dei rifiuti tecnologici

L’india ha prodotto nel 2007 330mila di tonnellate di rifiuti prodotti da computer e parti elettroniche in disuso, contribuendo al progressivo e sempre maggiore inquinamento del paese. Lo ha rivelato uno studio condotto dalla MAIT, la Commissione che principalmente rappresenta il settore dell’Information Technology in India e da GTZ (German Technical Cooperation Agency). Una situazione grave che, secondo lo studio, è persino destinata a peggiorare. Nel 2011, infatti, secondo le previsioni, l’India raggiungerà quasi le cinquecentomila tonnellate annue di rifiuti. Lo studio di MAIT-GTZ ha focalizzato l’attenzione in particolare sui rifiuti di materiali elettrici ed elettronici, come computers, televisioni e telefoni cellulari. Oltre alle trecentomila tonnellate “ufficiali” di rifiuti inoltre, ha rivelato lo studio, in India entrerebbero anche ogni anno circa cinquantamila tonnellate di rifiuti illegalmente importati nel paese. Di tutti questi, poi, solo circa 19000 tonnellate sono riciclabili soprattutto a causa delle poche e carenti strutture per le operazioni di riciclaggio. L’osservazione e lo studio dei comportamenti delle aziende in fatto di rifiuti ha portato alla conclusione che circa il 94% dei soggetti esaminati non ha attuato nessuna politica di smaltimento dei rifiuti, mostrando anche una scarsissima conoscenza dei problemi ambientali che ne derivano. Il Direttore di GTZ, J Bischoff, ha detto che il peggioramento della situazione, specie negli ultimi anni, è stato causato della vertiginosa crescita nel consumo di oggetti elettronici, accompagnata anche da un elevato e rapido tasso di invecchiamento di questi prodotti, continuamente sostituiti da altri di nuovissima generazione. Del totale dei rifiuti prodotti nel Paese, l’India occidentale conta il 35%, seguita da quella del sud con il 30%. Leggermente migliore la situazione nel nord e nell’est che contano rispettivamente il 21% e il 14% del totale. “La situazione potrebbe assumere proporzioni davvero allarmanti – ha detto Vinnie Mehta, direttore esecutivo di MAIT – è ora di fare seriamente attenzione alla questione e di prendere subito dei provvedimenti che possano contenere il problema”. “La cosa principale da fare – ha aggiunto Mehta – è che le industrie incoraggino il riutilizzo di vecchi strumenti elettronici. In secondo luogo occorre studiare e mettere in opera dei programmi specifici per la gestione dei rifiuti e per lo smaltimento dei rifiuti elettronici in particolare”.

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