Cristiani attaccati in India dagli induisti

E’ di un morto e ventiquattro feriti il bilancio degli scontri tra induisti e cristiani nello stato centro orientale indiano dell’Orissa. Già lunedì diversi attivisti del partito fondamentalista hindu Vishwa Hindu Parishad, avevano annunciato scioperi, blocchi e proteste contro i festeggiamenti di Natale dei cristiani soprattutto nei distretti di Phulbani e Kandhamala. In questi due distretti, i cristiani rappresentano una maggioranza. Ieri mattina gli scontri: alcuni attivisti del VHP si sono accaniti contro alcune chiese cristiane, distruggendo statue, porte e hanno impedito ai fedeli di entrare a pregare e di celebrare messa. In risposta, alcuni cristiani si sono scagliati contro un leader del partito induista che si stava recando sul posto per celebrare un rito di purificazione contro i cristiani. Il leader, Swami Laxamananda Saraswati, che è anche un’autorità religiosa hindu, è rimasto ferito durante le proteste e questo ha scatenato maggiori scontri tra le due fazioni. Gli induisti hanno allora attaccato diversi negozi, rotto vetrine, incendiato auto e copertoni, chiamando al boicottaggio e allo sciopero tutti gli induisti contro i cristiani. Un ragazzo è stato colpito a morte nella città di Barakhamba, mentre una folla inferocita ha attaccato sei chiese, alcune delle quali sono state incendiate. Colpita anche la residenza di un ministro, due stazioni di polizia e incendiato un veicolo di agenti arrivati sul posto per calmare gli animi. Per sedare gli scontri, il governo locale ha dispiegato oltre 600 poliziotti e ha deciso il coprifuoco in tutta la zona a tempo indeterminato. Il primo ministro dello stato, Naveen Patnaik, ha detto alla televisione indiana che ora la situazione e’ sotto controllo. Diverse strade sono state chiuse, interrotti i collegamenti e bloccati i treni. L’area, dove la presenza cristiana è numerosa, era già stata teatro in passato di scontri del genere. In India i cristiani rappresentano una minoranza che non arriva al 3% della popolazione.

Update

Nonostante il coprifuoco deciso a tempo indeterminato, sono ripresi stamattina gli scontri tra induisti e cristiani nella turbolenta provincia di Kandhamal, nello stato centro orientale indiano dell’Orissa, dove ieri una persona è morta negli scontri coincisi con le celebrazioni del Natale. Secondo la polizia locale, un centinaio di tribali induisti hanno attaccato stamattina una chiesa nel villaggio di Sarsalanda, a 20 km dalla città di Phulbani, teatro degli scontri di ieri. La folla inferocita si è anche accanita contro la casa di un ex parlamentare dello Stato. Fonti di polizia parlano di scontri tra le due comunità in oltre una dozzina di cittadine della provincia. Gli scontri sono aumentati, nonostante il coprifuoco, dopo l’annuncio della morte di una persona a seguito delle violenze di ieri. Per tutta la notte, nonostante fossero stati dispiegati oltre 1.000 agenti, le due fazioni si sono scontrate, provocando danni e feriti. Gli induisti hanno attaccato, danneggiato e incendiato una decina di chiese nelle quali i fedeli cristiani si apprestavano ieri a festeggiare il Natale.

5 commenti

Archiviato in Vita indiana

5 risposte a “Cristiani attaccati in India dagli induisti

  1. e pensare che molto spesso si sente dire che in India riescono a convivere pacificamente esponenti di fedi religiose differenti, che è un esempio positivo in tal senso, e via discorrendo.
    Forse, non è tutto oro quel che luccica.

    Comunque, complimenti per il tuo blog, ti ho scoperto da poco.

    Ciao, e buone feste!

  2. Nello

    Caro Simo,
    grazie per i complimenti che ricambio per il tuo blog. Tutti dicono che l’India è il paese della democrazia, della tolleranza, della religione. Mah, forse io vivo da un altro posto. La democrazia è riferita, credo, solo al fatto che qui hanno la possibilità di votare tuti, indistintamente, uomini e donne, senza distinzioni religiose, sociali ed economiche. E questa è una grande conquista e un esempio per il mondo. Per il resto,. ho dubbi. Scontri etnici e religiosi sono quotidiani, discriminazioni se ne calcolano al secondo. Solo una come esempio: in India è ancora in vigore una legge del 19mo secolo che vieta a coloro che non sono di religione induista di adottare un bambino. Possono averlo in affido per tutta la vita, ma non potranno dare a lui il loro cognome. Ovviamente le adozioni internazionali vanno sotto una legge internazionale. Questa è democrazia e tolleranza?

  3. Pingback: Natale in India, molto meglio dell’omonimo film « Indonapoletano’s Weblog

  4. AF

    Certo, però anche quello che è successo a Betlemme nella basilica della Natività, dove decine preti, tutti ovviamente cristiani, ma di diversa confessione, se le son date di santa ragione, non è un buon segno!

  5. Nello

    Loro hanno fatto bene: gli armeni si sono permessi di lavare a terra usando la fragranza limonel, mentre li ci voleva quella al gelsomino!

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