Cronache torresi: c’era una volta Palatone

Riporto un articolo che mi riguarda scritto dal mio amico Mimmo Torrese sul suo blog che vi invito a visitare. Si parla della mia magnanimità, non tanto in senso letterale, me nel senso di magnata. Avrete così modo di scoprire alcuni dei mie patti preferiti, alcuni miei amici. Buon appetito.

Editori, compensi e Palatone

Nello Del Gatto, giornalista dell’Ansa, collaboratore della Rai e de Il Mattino, di stanza a Nuova Delhi, in una delle sue puntate a Torre del Greco ha voluto offrirci una cena. Dato che per noi il mangiare non serve solo a soddisfare il palato, ma deve anche avere un fine culturale, ci siamo recati all’Osteria Palatone, un’antica trattoria allocata nel centro storico torrese. I commensali erano oltre a Nello e al sottoscritto, Vincenzo Aliberti e Rosario Pomposo, fotografi, “Ciu Ciu” marittimo ed estimatore del grande cinema e Gerardo Guida, commercialista, il più serio tra noi. A questa osteria sono legati tanti ricordi, e tante belle serate. L’offerta “culinaria” è da sempre legata alla tradizione napoletana. “Mezzanelli allardiati”, cioè in sugo a base di strutto, e Pasta e Fagioli sono da sempre il “must” della sua offerta. Il tutto in un’ambiente semplice e che ricorda di antico, come la vecchissima iscrizione posta sulle toilette. Anche sul piano economico è sempre stata da tradizione, in genere con quindici o ventimila lire si mangiava a soddisfazione. Si è iniziato con olive condite e schiacciate insieme a una fetta di provolone piccante e a minuscole bruschette ripiene di pomodoro e aglio. Come primo piatto si è deciso all’unanimità per la pasta e fagioli, che ci è arrivata senza i consueti pezzetti di pane tostati, e ad onor del vero, rispetto a quelli mangiati anni addietro che avevano anche le cotiche, niente di eccezionale. Mia moglie la fa sicuramente meglio. Come secondo, io Nello e Vincenzo abbiamo preso la “soffritta”( o zuffritta) che sono frattaglie cotte nel sugo di pomodoro con peperoncino e foglie di alloro. Gli altri commensali hanno optato per costolette di maiale con “friarielli”, dei broccoli che in genere si trovano solo in Campania cotti con aglio olio e peperoncino. Il tutto innaffiato con due bottiglie di un economicissimo “Montepulciano d’Abruzzo”. Alla fine la sorpresa del conto: 150 euro, pari a venticinque euro a persona. Secondo il mio modesto parere un’enormità. Quasi per associazione di idee, ho pensato ai compensi che gli editori ci accordano sui pezzi o sulle foto pubblicate. Molte volte ore di fatica, a volte anche rischiando fisicamente di persona (sono reduce da un servizio fotografico in un paese ostile che giorni addietro aveva malmenato un fotografo e minacciato due giornalisti) sono pagati molto, ma molto meno di una cena da Palatone.

A quello che scrive Mimmo, aggiungo che secondo me come si mangia alla Casa Rossa 1888 non si mangia da nessuna parte a Torre. E poi, una serata con i vecchi amici, soprattutto per un emigrante come me, credo non abbia prezzo, anche se sarebbe stato meglio annaffiarla con qualcosa di migliore. Sarà per la prossima volta.

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