La sicurezza secondo gli indiani

Basant Lock, il mercato del mio quartiere Vasant Vihar, è, dopo quello di Khan Market, il mercato più frequentato dagli stranieri. Per farsi belli, come gli capita di cercare di fare spesso, gli indiani hanno voluto dare una sensazione di maggiore sicurezza agli stranieri che si fanno spellare nel supermercato carastoso Le Marchè, o che vanno a mangiare dai vari McDonald’s, Pizza Hut, o ai figli di papà indiani che vanno al vedere i film nel caro cinema multisala di Basant Lock.

Cosa hanno pensato quelle menti geniali che, secondo la stampa e gli scrittori di saggi sull’India che fanno tendenza in Italia, sarebbero un popolo di geni, di maghi dell’informatica e di menti matematiche? Hanno messo due metal detector tipo aeroporto all’ingresso principale, bloccando l’accesso intorno a questi metal detector con barriere di ferro, obbligando le persone ad entrare e uscire attraverso i metal detector. Di fianco, poi, c’è un gabiotto della polizia.

Bene, la sicurezza innanzitutto, anche perchè i mercati sono stati sempre oggetto di attacchi e bombe dei terroristi a Delhi. Peccato che il mercato ha una ventina di accessi e solo uno è controllato. Peccato che se anche passi sotto il metal detector e questo non fa il classico bip identificando che hai metallo addosso, ma la macchinetta si mete a suonare tutta la nona sinfonia di Beethoven, nessuno si azzarda a fermarti. Peccato che se passi con uno zaino da quale escono fili eletrrici e dal quale si sente tic-tac nessuno ti fermi. Ma allora mi chiesdo: a che cazzo serve sto sfaccimma di controllo?

Come quello all’Ambasciata italiana di Delhi. Tu arrivi con la macchina al gate. Ovviamente la tua macchina ha la targa diplomatica italiana e a guidarla è o un dipendente dell’ambasciata o un suo familiare quindi, nella mente dell’addetto alla sicurezza, un sicuro potenziale terrorista che, scontento dello stipendio, intende far saltare in aria l’Ambasciata nella quale lavora.

Si apre il pesante portone in ferro e si nasconde nel terreno un dissuasore metallico. Avanzi di qualche metro con l’auto fino a permettere al dissuasore di rialzarsi, nel frattempo la strada ti è ostruita da un secondo cancello. A questo punto entra in gioco l’intelligence indiana: un ominide metà uomo metà divisa, arriva con uno di quegli oggetti che quando ero piccolo usavamo per guardare sotto la gonna delle ragazze: un’asta con all’estremità uno specchio. Ch, appunto, ci serviva pe’ ffa ‘o spicchiett.

L’ominide si fa il giro della macchina, vedendo se sotto non hai una bomba. Ma non controlla dentro l’auto, dentro il cofano, dentro il portabagagli. Si fa solo sto giro intorno alla macchina passando lo specchietto sotto all’auto per tutta la sua lunghezza per ogni lato. Spero la prossima volta mi dica pure lo stato della carrozzeria e se ho qualche perdita di olio.

Come direbbe il grade Bracardi, Fangala!

7 commenti

Archiviato in Diario indonapoletano, Vita indiana

7 risposte a “La sicurezza secondo gli indiani

  1. Gabriele Cotti

    Lo specchietto si trova all’ entrata del Crown Plaza e al Lotus temple, oltre a tantissimi altri posti. Ma la sicurezza è importante… una signora passando da un controllo ha esclamato “è tanto tempo che non mi palpavano cosi”.
    Ti ascolto su Rai1 la mattina, complimenti.
    Come lo vedi il business dei pezzi di ricambio dei CLACKSON!, o nuove melodie…tipo “Il sorpasso”
    ciao
    Gabriele

  2. Nello

    Caro Gabriele, hai ragione, la sicurezza è importante soprattutto per me che vivo, lavoro e giro per queste zone. Ma quello che fanno loro non è sicurezza. Lo specchietto viene utilizzato in tutti gli alberghi, uffici governativi, ambasciate e molti templi. Ma viene sempe usato solo intorno all’auto. Nessuno controlla dentro. Il tastamento avviene principalmente negli aeroporti e prima di entrare in alcuni “obiettivi sensibili” ma ti assicuro che serve solo a lasciare un piacere di tipo fisico, per chi lo cerca. Dal punto di vista di sicurezza non serve a nulla. Io stesso sono sfuggito a controlli, ho telefonato e visto telefonare gente in luoghi, come gli aerei, dove i telefoni sono banditi. Dopotutto, ad esempio, i sik per questioni religiose possono portare ovunque il kirpan, il coltello, o nascondere qualcosa nel turbante. Per questo dico che il concetto di controlli antisicurezza è molto aleatorio.
    Per quanto riguarda il business dei clacson, sicuramente ha futuro. Non a caso so di aziende tipo Magneti Marelli hanno già stretto accordi qui in questi campi.
    Continua a seguirmi.

  3. mimmo

    Ma da piccolo, chi frequentavi?

  4. Nello

    Non diversi da quelli che frequento ora. Anche da Via Castelluccio, attraverso le vetrine del fine fotografo, si fa lo spicchietto. E di solito sei presente pure tu, non negare.

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