Pakistan, pesante sconfitta per Musharraf. Si va all’impeachment?

Questo è l’articolo che ho scritto per Il Mattino, pubblicato stamattina.

Quella che doveva essere la conferma della sua supremazia è diventata invece la sua disfatta. Pervez Musharraf, il padre padrone incontrastato degli ultimi anni in Pakistan, ha perso le elezioni che lui stesso ha definito più di una volta ‘libere e democratiche’ rischiando ora non poco la sua poltrona. Contro di lui, i partiti vincitori, il Partito del Popolo Pakistano (PPP) guidato dal vedovo di Benazir Bhutto e la Lega Musulmana Pachistana-N (PML-N) dell’ex primo ministro Nawaz Sharif, potrebbero decidere l’impeachment.

Gli ultimi dati elettorali, a scrutinio quasi completo, davano su 276 seggi, il PPP a 86 seggi, il PML-N a 65 e il partito di Musharraf, la Lega Musulmana Pachistana-Q (PML-Q) a 37 seggi. Anche i partiti radicali islamici della coalizione Muttahida Majlis-i-Amal sono stati pesantemente sconfitti. Con Musharraf sono caduti molti dei suoi luogotenenti, a cominciare dal capo del suo partito per finire a ministri del suo governo. Il 45.6% degli 80mila pachistani aventi diretto al voto hanno così deciso di cambiare strada, di ribellarsi all’ex generale nato a New Delhi, forse ritenendolo responsabile di diverse colpe.

In primo luogo della sudditanza con gli Stati Uniti, che ha messo il Pakistan in una posizione opposta a quella di molti paesi musulmani. In secondo luogo alla situazione economica del paese, sempre peggiore, con un tasso di povertà altissimo a fronte di un alto costo della vita. In terzo luogo un problema democratico: il presidente non solo ha imposto lo stato di emergenza, ha rimosso i giudici che secondo lui gli erano contrari (e che Sharif vorrebbe reinstallare), ha cambiato la costituzione a suo favore; ma non è neanche riuscito a debellare il terrorismo che, soprattutto nelle zone frontaliere con l’Afghanistan fa sentire forte la sua voce.

Vincitrice morale delle elezioni è sicuramente Benazir Bhutto, che era scesa a patti con Musharraf pur di tornare in patria. Un successo elettorale del suo partito era già prevedibile al suo ritorno. L’ondata emotiva seguita alla sua tragica morte di dicembre a Rawalpindi ha fatto il resto, portando di riflesso come manifestazione anti Musharraf (ritenuto con il suo governo in qualche modo colpevole della morte della Bhutto) al successo anche il partito dell’altro ex primo ministro Sharif.

Il partito di Musharraf ha ammesso la sconfitta, ma non parla di referendum contro il presidente che, secondo quanto riferito dal portavoce del suo partito, resta e resterà al suo posto, nonostante Sharif ne abbia chiesto a gran voce le dimissioni.

Il pallino ora passa in mano ad Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto e succeduto a lei alla guida del PPP. Sharif chiede di coalizzarsi con Zardari, anche perché lui per la legge pachistana, essendo già stato due volte primo ministro, non potrà essere più premier. Il vedovo della Bhutto ha detto di non essere interessato a coloro che hanno fatto parte del precedente governo, tagliando quindi fuori il partito di Musharraf e i suoi alleati, ma parlando di coalizione tra i partiti vincitori oppositori al presidente.

Zardari non ha escluso il ricorso all’impeachment, non appena prenderanno possesso dell’Assemblea Nazionale. L’opposizione avrebbe i voti sufficienti per destituire Musharraf per incostituzionalità e per ripristinare la Costituzione del 1973, precedente gli emendamenti apportati che hanno rafforzato il potere del presidente.

Musharraf ora ha ancora tre possibilità, escludendo che governino in tranquillità da un lato lui e dall’altro l’alleanza Sharif-Zardari (se sarà formata). La prima è di allearsi con uno dei due, più plausibilmente Zardari, facendo valere l’accordo già fatto con Benazir che le ha permesso di tornare in patria e di ricandidarsi alla carica di premier nonostante avesse già fatto due mandati. In questo modo anche Zardari avrebbe il suo tornaconto e potrebbe essere ripulito del suo passato non proprio cristallino. Non è una ipotesi impossibile, sia Musharraf che Zardari hanno qualcosa da guadagnare in questa situazione. La seconda ipotesi è che Musharraf sciolga il parlamento. In questo caso avrebbe bisogno dell’appoggio dell’esercito, cosa che ha già in tasca. La terza ipotesi, meno praticabile, è che decida da solo le dimissioni. In ogni caso, queste elezioni che anche gli USA hanno definito ‘un passo verso la democrazia’ hanno segnato la volontà dei pachistani di cambiare pagina.

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