Tibet, Lhasa in fiamme per le proteste

Manifestazioni di protesta anticinesi sono sfociate in violenze a Lhasa, in Tibet, secondo testimoni che parlano anche di un mercato che sta andando a fuoco nel centro della città. Voci non confermate parlano della proclamazione dello stato d’ emergenza nella principale città del Tibet, dove nei giorni scorsi migliaia di monaci buddhisti e laici tibetani hanno dato vita a proteste contro “l’ occupazione” cinese. Radio Free Asia, l’ emittente del governo degli Usa, ha citato testimoni secondo i quali la polizia ha impedito oggi con la forza ai monaci del monastero di Ramoche di tenere una manifestazione. Un residente citato dal sito web Times Online ha affermato che la situazione “é molto pericolosa” e che “nelle strade tibetani combattono contro cinesi”. Altri testimoni hanno detto che il mercato di Tromisikhang, sta andando a fuoco nel centro di Lhasa. Nei giorni scorsi manifestazioni contro la Cina e a favore del Dalai Lama, il leader tibetano che dal 1959 vive in esilio in India, si sono verificate in molte zone a popolazione tibetana nelle province del Qinghai e del Gansu.

Intanto, sono stati condannati a 14 giorni di detenzione I 100 attivisti e I due organizzatori della Marcia di ritorno al Tibet, la manifestazione di protesta contro l’occupazione cinese in Tibet, organizzata a Dharamsala, nel nord dell’India, e che in tre mesi avrebbe dovuto portare I cento a raggiungere Lhasa. I manifestanti, arrestati ieri dalla polizia indiana, si sono rifiutati di firmare un documento con il quale si impegnavano a non partecipare piu’ a manifestazioni di protesta anti cinese nel territorio indiano per i prossimoi 6 mesi. I 100 sono stati rinchiusi nelle stanze dello Yatri Niwas, una giuest house governativa nella citta’ di Jwalamukhi, nella zona di Dehra, dove si trovavano ieri, a 53 km da Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio. La polizia indiana ha organizzato dei posti di blocco in tutta l’area, controllando anche tutti gli autobus che parlano da Dharamsala. Ad alcuni di questi autobus e’ stato ordinato di tornare indietro. ‘’Condanniamo questa decisione presa dalle autorita’ indiane di trattare i manifestanti tibetani come criminali – ha detto Chime Youngdrung, presidente del National Democratic Party of India e membro del comitato organizzatore del Movimento per la rivolta del Popolo Tibetano. ‘’La marcia del popolo tibetano e’ una iniziativa non violenta che intende aiutare la fine delle sofferenze che il popolo tibetano patisce sotto la brutale occupazione cinese. Tutti i partecipanti alla marcia restano saldi nella loro intenzione di continuare. Chiediamo l’immediato e incondizionato rilascio di tutti i detenuti e che le autorita’ indiane garantiscano il loro passaggio attraverso il territorio indiano’’. Intanto a Lhasa in Tibet, secondo fonti tibetane indiane, continuano le proteste. La polizia cinese ha chiuso e circonda tre dei piu’ importanti monasteri buddisti della capitale tibetana, Drepung, Sera e Ganden. Due monaci del monastero di Depung sarebbero in condizioni gravissime dopo aver tentato il suicidio, mentre i monaci del monastero di Sera sono in sciopero della fame. Si parla di centinaia di arresti e di torture da parte della polizia e la tensione a Lhasa e’ molto alta. Le autorita’ cinesi hanno incolpato dlele proteste sfociate lunedi’, il Dalai Lama. Secondo quanto riferiscono i media della diaspora tibetana, il portavoce del ministero degli esteri cinese, Qin Gang, avrebbe definito le protetse ‘’un deliberato complotto politico del gruppo del Dalai Lama per causare malcontento sociale, separare il Tibet dalla Cina e rompere la stabilita’, l’armonia e la vita normale del popolo tibetano’’.

5 commenti

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5 risposte a “Tibet, Lhasa in fiamme per le proteste

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  2. arachesostufo

    possibile che nessuno minacci seriamente di boicottare le olimpiadi di pechino o gli scambi commerciali con la cina?

  3. valentina sacco

    fermiamo il genocidio culturale blocchiamo le olimpiadi per la libertà e i diritti umani dei tibetani…

  4. FIRI

    Anche FIRI è contro il genocidio culturale nel Tibet cinese, e propone di boicottare la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino.

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