Il Dalai pronto alle dimissioni

Il Dalai Lama ha detto di essere pronto alle dimissioni se la situazione degenera e diventa incontrollabile. La dichiarazione e’ arrivata durante un incontro con la stampa a Dharamsala, in India, sede del parlamento tibetano in esilio. Il leader spirituale dei tibetani, accusato dalla Cina di essere dietro alle manifestazioni di Lhasa, ha detto di avere come ”unica opzione le dimissioni se le cose vanno fuori controllo”. Parlando a Dharamsala, nel suo quartier generale in India, il Dalai Lama ha detto che l’indipendenza del Tibet non è all’ordine del giorno e che la violenza è comunque un fatto negativo. Il leader spirituale tibetano ha aggiunto che “bisogna avere buone relazioni con la Cina e non bisogna sviluppare sentimenti anticinesi. Dobbiamo vivere fianco a fianco”, ha esortato.  Il leader buddista ha chiarito che la sua critica e’ sulla svolta violenta delle manifestazioni di protesta. ”Se i tibetani – ha chiarito il 14mo Dalai Lama – hanno scelto la via della violenza, noi dobbiamo dimetterci perche’ siamo totalmente per la non violenza”. E il suo segretario, Tenzin Taklha, ha specificato che ”Lui si dimetterebbe da leader politico e da capo di stato, ma non da Dalai Lama (leader religioso, ndr). Sarà per sempre il Dalai Lama”. E il Dalai Lama ha ringraziato il mondo intero che si è appassionato alla causa tibetana di questi giorni. “Voglio esprimere la mia profonda gratitudine – scrive il Dalai in un comunicato – ai leader mondiali e alla comunità internazionale per il loro interesse per la triste svolta degli eventi in Tibet e per i loro tentativi di convincere le autorità cinesi ad esercitare un freno nei comportamenti con i dimostranti”. “Sin dal momento nel quale il governo cinese mi ha accusato di orchestrare le proteste in Tibet – scrive la guida spirituale tibetana nella nota -, ho chiesto (che si dia vita a) una commissione internazionale, composta anche da cinesi, che indaghi sui fatti e decida su queste accuse nei miei confronti. Questa commissione dovrebbe visitare il Tibet e le anche le comunità tibetane all’estero. “Sarebbe di grande aiuto – aggiunge – se questo tipo di inchiesta venisse condotta anche dalla stampa internazionale, dal momento che un miliardo di cinesi non ha accesso alle informazioni non censurate e non sa cosa stia accadendo in Tibet”. Il Dalai Lama, inoltre, ribadisce la sua convinzione a proposito del “genocidio culturale” del Tibet e delle “discriminazioni nei confronti al popolo tibetano”. Tenzin Gyatso – questo il nome del 14.mo Dalai Lama – ha ribadito inoltre di rimanere fermo sulle posizioni della “via di mezzo” che porti a un processo di dialogo “finalizzata a trovare una soluzione al problema tibetano che vada a beneficio di tutti”. Al termine del comunicato, il Dalai Lama si appella alla comunità internazionale perché continui a dare il suo sostegno.

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