Monaci protestano a Lhasa dinanzi ai giornalisti

Un gruppo di una trentina di monaci ha inscenato una manifestazione anticinese oggi a Lhasa durante la visita di un gruppo selezionato di giornalisti stranieri al tempio di Jokhang, uno dei principali della città. I giornalisti hanno riferito che una trentina di monaci si sono avvicinati al loro gruppo lanciando una serie di slogan: “libertà, liberta”; “il Dalai Lama non c’entra” (in risposta all’accusa della Cina secondo cui tutte le dimostrazioni sarebbero state “organizzate e dirette” dal leader tibetano in esilio); “non credete al governo, dice solo bugie”. I giornalisti hanno potuto parlare con i monaci, tutti giovani, per alcuni minuti prima di essere riaccompagnati al loro autobus dai funzionari del ministero degli esteri cinese che viaggiano con loro. I monaci hanno detto di essere prigionieri nel tempio dal 10 marzo, inizio delle manifestazioni di protesta dei tibetani, e hanno aggiunto di sapere che sarebbero stati arrestati ma di essere pronti a correre il rischio. I principali templi di Lhasa sono stati circondati dalla polizia militare poco dopo l’inzio delle proteste. I reporter invitati a Lhasa, un gruppo di 26 persone scelte dal governo cinese, hanno affermato di non sapere quale sia stato il destino dei monaci dopo la protesta. L’unico giornalista europeo che fa parte del gruppo è uno dei corrispondenti da Pechino del quotidiano britannico Financial Times. Oggi la censura cinese ha interrotto una trasmissione della rete televisiva Bbc, mentre venivano mostrate alcune immagini di Lhasa girate nel corso del viaggio da un cameraman dell’agenzia Aptn. Il Tibet e tutte le aree delle altre province cinesi a popolazione tibetana sono chiuse alla stampa e a tutti gli osservatori indipendenti dal 10 marzo. Secondo le autorità cinesi le vittime degli scontri tra polizia e manifestanti sono state in tutto 20, mentre gli esuli tibetani parlano di “circa 140” morti.

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1 Commento

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Una risposta a “Monaci protestano a Lhasa dinanzi ai giornalisti

  1. Luca Brogioni

    libertà per le albe che verranno

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