Secondo la Cina il Dalai prepara dei kamikaze

Ecco il pezzo odierno dell’Ansa.

Guerra di accuse e smentite tra Cina e governo tibetano in esilio; scontri violenti e arresti in Nepal tra polizia ed esuli tibetani; polemiche internazionali in ambito sportivo in vista delle Olimpiadi a Pechino, con un atleta – il capitano della nazionale di calcio indiana Bhaichung Bhutia – che per la prima volta nella storia dei Giochi si rifiuta di portare la fiaccola olimpica. Nuovi elementi continuano dunque ad alimentare il braccio di ferro sulla crisi. La prima stoccata oggi e’ venuta da Pechino. Il Dalai Lama e la sua ”cricca” hanno organizzato ”squadre suicide per lanciare attacchi violenti” contro obiettivi cinesi, ha sostenuto oggi il portavoce del Ministero della Pubblica Sicurezza cinese Wu Heping in una conferenza stampa a Pechino. ”Queste affermazioni sono pura propaganda dato che per noi buddhisti il suicidio e’ il peggiore dei crimini – ha reagito il portavoce del governo tibetano in esilio che ha sede a Dharamsala (India settentrionale), Thubten Samphel – La nostra lotta e’ non violenta e gli attentati suicidi sono contrari al buddhismo”. Con le accuse odierne, la Cina insiste sulla linea secondo cui Pechino ha le prove che le violenze del 14 marzo contro immigrati cinesi e contro altri cittadini a Lhasa sono state organizzate dalla ”cricca” del leader tibetano in esilio. Wu ha affermato che la polizia di Lhasa e’ in possesso della confessione di un ”membro della cricca” ma non ne ha fatto il nome. ”So che il prossimo piano delle forze indipendentiste tibetane e’ di organizzare commando suicidi per lanciare attacchi violenti”, ha detto il portavoce, aggiungendo: ”Non temono di versare sangue, ne’ di morire”. Wu ha indicato nei sette gruppi tibetani che hanno organizzato la cosiddetta ”marcia del ritorno” dei profughi in Tibet, i ”terroristi” che hanno pianificato gli incidenti. Il principale di questi gruppi e’ il Tibetan Youth Congress. I partecipanti alla marcia, un centinaio di esuli tibetani, sono stati bloccati dalla polizia indiana il giorno dopo l’inizio della marcia, l’11 marzo scorso. In seguito, la marcia e’ stata annullata su invito del Dalai Lama. Il leader tibetano, che ha 72 anni, vive in esilio in India dal 1959 e nel 1979 ha ricevuto il premio Nobel per la pace. Il portavoce cinese ha aggiunto che sono state sequestrate ingenti quantita’ di armi in alcuni monasteri, senza specificare quali. Si tratta di 176 pistole, 13mila proiettili, 200 bombe a mano e oltre tremila chili di esplosivo. Non e’ chiaro se si tratta delle stesse armi il cui sequestro era stato annunciato dalla polizia del Sichuan, una delle province con una consistente popolazione tibetana nelle quali nelle scorse settimane si sono verificati incidenti. Alla domanda di un giornalista, che ha chiesto perche’ la Cina non chieda all’ India l’estradizione del Dalai Lama, il portavoce ha risposto: ”La legge penale cinese si basa sui fatti. Chiediamo solennemente alla cricca del Dalai Lama di mettere fine immediatamente alle violenze e alle attivita’ secessioniste”. Il portavoce tibetano afferma pero’ che di ”fatti” i cinesi non ne hanno. ”Invece di lanciare accuse prive di fondamento, il governo cinese dovrebbe portare le prove di cio’ che dice – ha sfidato Thubten Samphel – Questo tipo di insinuazioni non danno vantaggi ne’ ai cinesi ne’ ai tibetani”. Dall’India oggi e’ poi montata un’altra polemica: il capitano della nazionale di calcio Bhaichung Bhutia ha detto che non intende portare la fiaccola olimpica quando giungera’ nel suo Paese il 17 aprile. ”Sono un simpatizzante della causa tibetana – ha spiegato – Questo e’ il mio modo di sostenere il popolo del Tibet e la loro lotta”. Bhutia, che nel suo Paese e’ una star del pallone, ha rifiutato insomma l’ambitissimo ruolo di tedoforo, cosa mai successa nella storia dei Giochi. Sotto tiro, infine, e’ finito di nuovo anche il Cio (Comitato olimpico internazionale) il cui ”silenzio” sulla situazione dei diritti umani in Cina – secondo Human Right Watch – ”si fa beffa dello spirito e della lettera della Carta Olimpica”.

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