Ancora scontri in Cina

Nuove proteste e nuovi scontri tra tibetani e forze di sicurezza cinesi si sono verificati nella provincia cinese del Sichuan, secondo l’agenzia ufficiale Nuova Cina. L’agenzia afferma che una persona, un funzionario della locale Assemblea del Popolo, e’ rimasto ferito. Gli agenti di polizia ”sono stati costretti a sparare dei colpi d’ avvertimento per mettere fine alla violenza, dato che i funzionari locali e il popolo erano in grave pericolo”. In precedenza, le forze di sicurezza ”hanno esercitato la massima moderazione cercando di convincere i manifestanti a non violare la legge”. L’incidente e’ avvenuto intorno alle 20:00 locali di ieri nella localita’ di Donggu, nella contea di Garze. Nuova Cina aggiunge che i manifestanti ”hanno attaccato la sede del governo locale”, costringendo la forze di sicurezza a reagire. E’ la prima volta che fonti cinesi parlano di scontri avvenuti nella settimana in corso. Il Tibetan Centre for Human Rights and Democray (Tchrd), un’ organizzazione di esuli tibetani, ha affermato oggi in un comunicato che le monache del monastero di Ratroe, sempre nella contea di Garze, hanno condotto una pacifica ”marcia” sulla sede del governo locale il 2 aprile. La manifestazione si e’ conclusa senza incidenti. L’ ondata di proteste anticinesi dei tibetani e’ iniziata il 10 marzo scorso, con manifestazioni condotte dai monaci buddhisti che sono sfociate in violenze nelle quali sono morte 20 persone secondo la Cina e circa 140 secondo gli esuli tibetani. La rivolta si e’ estesa alle zone a popolazione tibetana di tre province confinanti con la Regione Autonoma del Tibet: Sichuan, Gansu e Qinghai. Alcuni degli episodi piu’ gravi si sono verificati nel Sichuan dove, secondo fonti tibetane, 19 tibetani sarebbero stati uccisi dalle forze di sicurezza. Alcuni siti web che simpatizzano con i tibetani, tra cui quello dei missionari cattolici Asianews, hanno pubblicato le foto di cadaveri che presentano ferite di arma da fuoco che sarebbero state scattate Aba, nel Sichuan, il 20 marzo. La Cina ha respinto l’ appello degli esuli tibetani che le hanno chiesto di rinunciare a far passare la fiaccola olimpica dal Tibet. La fiaccola, ha sostenuto il portavoce del Comitato organizzatore dei Giochi Zhu Jing, ”rappresenta il simbolo piu’ alto dello spirito olimpico, rappresenta la pace, l’ amicizia e il progresso”. ”Il fatto che la cricca del Dalai Lama (il leader tibetano in esilio) chieda di annullare la staffetta, dimostra la sua volonta’ di sabotare i Giochi Olimpici”, ha aggiunto il portavoce. Il rappresentante del Dalai Lama in Europa, Lodi Gyari, ha affermato ieri in una testimonianza davanti al Congresso degli Usa, che l’ idea di far passare la fiaccola dal Tibet e’ ”deliberatamente provocatoria e insultante”. La Cina accusa il leader tibetano di aver organizzato le violenze per sabotare i Giochi di Pechino, che si terranno in agosto. Il Dalai Lama ha negato, affermando piu’ volte di sostenere le Olimpiadi. Il percorso della fiaccola e’ stato costellato da manifestazioni di protesta di esuli tibetani e di attivisti per i diritti umani fin dalla sua partenza dalla Grecia, il 30 marzo. Proteste sono state condotte ad Istanbul da attivisti della minoranza etnica degli uighuri e manifestazioni sono annunciate a Londra, Parigi, San Francisco e New Delhi. La fiaccola passera’ da Lhasa il 20 e 21 giugno; in precedenza, in un giorno imprecisato in maggio, verra’ portata sulla cima dell’ Everest, la piu’ alta del mondo.

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