Domani prime elezioni democratiche nepalesi verso la Repubblica

Vigilia elettorale di bombe, morti e arresti quella di oggi in Nepal. Ma anche di appelli all’unita’ e alla necessita’ del voto fatti da un re oramai messo in un angolo. I quasi 18 milioni di nepalesi chiamati domani alle urne nelle prime elezioni democratiche dal 1999 per scegliere 575 (240 con elezione diretta e 335 con metodo proporzionale) dei 601 membri (26 saranno scelti direttamente tra eminenti personalita’ nepalesi) dell’assemblea costituente che dovra’ dotare il Nepal di una nuova carta costituzionale repubblicana, non si aspettavano una vigilia cosi’ tormentata. Soprattutto, nessuno si aspettava che i maoisti, gli ex ribelli entrati a pieno titolo nella vita democratica del paese per essere stati tra i fautori della caduta della monarchia nepalese, alla vigilia delle elezioni rompessero il patto di non belligeranza siglato all’indomani dei moti del 2006. Oggi 8 maoisti (sette sul luogo ed uno in ospedale dopo) sono morti nella parte orientale del paese. Appartenevano tutti ai gruppi giovanili del partito maoista guidata da Prachanda, il terribile, l’ex primula rossa che aspira a diventare primo presidente del Nepal repubblicano e federale. Secondo i maoisti, sarebbe stato un candidato nel partito del congresso nepalese a chiedere alla polizia di fare fuoco contro i giovani del Young Communist League. La polizia invece ha riferito che i giovani hanno attaccato la colonna di veicoli che a Lamahi, nel distretto di Dang, scortava un candidato del partito del congresso (primo partito in Nepal), gia’ minacciato di morte. Poche ore prima una bomba era esplosa a Kathmandu nei pressi di un ospedale e di un seggio elettorale, senza pero’ fare danni a persone o cose. La polizia nepalese ha arrestato anche 34 militanti maoisti armati di tutto punto e sequestrati diverse armi a Butwal, sempre nella zona orientale del paese. In tarda serata, invece, 25 militanti del partito del congresso riuniti in una manifestazione elettorale sono stati feriti dai giovani maoisti che hanno sparato sulla folla a Rukum. Condannando l’uccisione dei sette giovani comunisti e chiedendo e ottenendo una inchiesta governativa, il leader maoista Prachanda si e’ appellato a tutti alla calma ed evitare scontri, per far diventare un successo le elezioni di domani che devono essere libere e pulite contro ”atteggiamenti criminali che sembrano feudali”. All’unita’ del paese e alla necessita’ del voto, dopo mesi e mesi di silenzio, si e’ appellato anche il deposto re Gyanendra, che in un discorso agli ”amati conterranei” ha chiesto a tutti di esercitare il loro democratico diritto al voto. Gyanendra, il cui futuro e’ ormai segnato ma che sara’ formalizzato con la nuova costituzione repubblicana, ha detto che e’ sempre stato suo desiderio ”assicurare che in nessuna circostanza potesse essere compromessa l’indipendenza, l’integrita’ e l’esistenza della nazione”, e q1uetso desiderio lo avrebbe esercitato in via democratica tenendo a mente i verdetti del popolo sovrano. Un invito alla calma e alla moderazione e’ stato espresso anche da Ian Martin, responsabile della missione ONU in Nepal, a nome anche dei molti osservatori internazionali, fra i quali l’ex presidente americano Jimmy Carter, che seguiranno le elezioni che fra due settimane daranno al paese un nuovo parlamento chiamato a disegnare il nuovo Nepal.

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