Sul Tibet sconfitta la politica e lo sport

Di seguito, un interessante editoriale di Stefano Polli, capo del servizio internazionale dell’Ansa.

Mancano ancora quattro mesi alle gare di Pechino 2008 e in attesa delle prime medaglie arrivano le prime sconfitte: per la politica, per lo sport e per i principi che dovrebbero rappresentare. La “lunga marcia” di avvicinamento ai giochi olimpici in terra cinese si sta rivelando un autentico calvario: morti e sangue in Tibet, polemiche e proteste nel resto del mondo, il percorso della fiaccola segnato dalle manifestazioni a favore del Tibet e contro la politica cinese, le notizie, poi smentite, della clamorosa possibilità di fermare la staffetta della torcia olimpica nel mondo. Il risultato, al momento, è un fallimento della politica intesa come dialogo, come spazio per la mediazione e un tradimento dei principi e dei valori che sono alla base dello sport e delle stesse Olimpiadi, interpretate anche come incontro tra popoli e mondi diversi, come momento di unione e di avvicinamento tra Paesi distanti geograficamente o politicamente. L’inizio non è certo tra i migliori. Come dopo una falsa partenza alla finale olimpica dei cento metri, i grandi protagonisti della politica internazionale sembrano confusi, incapaci di dare risposte efficaci ad una situazione senza precedenti nella storia delle Olimpiadi. Sono, anzi, incerti, dubbiosi e divisi nell’atteggiamento da prendere di fronte alle violenze in Tibet, alle proteste dei monaci, al sangue versato a Lhasa. E lo stesso bisogna dire dei vertici dello sport mondiale che soltanto ieri sono riusciti a dare una prima risposta, ormai d’altronde non più rinviabile, di un certo spessore. Da un lato, c’é una situazione politica ed economica che costringe i grandi Paesi ad andare in ordine sparso di fronte a una doppia esigenza: mostrarsi giusti difensori dei principi di libertà, rispetto dei diritti umani e delle minoranze senza rompere con un Paese che è sempre più al centro dei grandi flussi dei commerci mondiali. In altre parole: come chiedere a Pechino moderazione e rispetto dei diritti civili senza compromettere i contratti già acquisiti e quelli in via di definizione? Nella complessa ricerca di questo equilibrio etico-economico c’é la grande questione che la comunità internazionale sta faticosamente affrontando in questi giorni e spesso banalmente ridotta soltanto al quesito boicottaggio sì-boicottaggio no. Dall’altro lato, c’é la volontà di tenere in piedi la scommessa nata nel 2001 quando furono assegnati a Pechino i giochi olimpici del 2008 nella speranza e nella convinzione che un’occasione del genere avrebbe rappresentato un contributo importante all’apertura cinese verso il mondo. Una scommessa davvero difficile da sostenere con la comunità internazionale che si muove in ordine sparso e le autorità cinesi che non sembrano dare prova di flessibilità in questo frangente. D’altra parte, le voci che si sono levate, in questi giorni, per affermare la separazione tra politica e sport negano la storia stessa dei giochi olimpici che, proprio per la loro dimensione globale e loro capacità di bloccare l’attenzione del mondo per alcune settimane ogni quattro anni, sono inevitabilmente destinati a essere un momento di confronto che va al di là del semplice messaggio sportivo. Il Cio per bocca di Kevan Gosper si è dichiarato oggi “disperatamente scontento” delle manifestazioni a Londra e a Parigi. “Quando la gente arriva al punto di prendere la torcia, quando cercano di spegnerla, penso che facciano male alla loro stessa causa”, ha aggiunto. Dimenticando però che, come ha osservato Nicolas Sarkozy, “é normale che in una democrazia” la gente manifesti. E proprio il presidente francese ha detto oggi che la Francia parteciperà alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Pechino “in funzione della ripresa” del dialogo fra la Cina e il Dalai Lama, rilanciando così la questione del boicottaggio. Ma trovando, ancora una volta, il vuoto attorno a sé. Per la comunità internazionale, dopo la prima falsa partenza, c’é ancora una seconda possibilità. Ma lo starter non aspetterà molto. E’ già l’ora di tornare sui blocchi.

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