La fiaccola in una San Francisco blindata

Non e’ stata certo una atmosfera di pace di fratellanza quella che ha accolto a San Francisco la fiaccola dei giochi olimpici di Pechino nella sua unica tappa americana. La staffetta si e’ svolta lontano dal centro, lontano dalle migliaia di manifestanti radunatisi nella citta’ del Golden Gate per manifestare pro o contro i giochi cinesi. E soprattutto si e’ svolta sotto il controllo di centinaia, forse migliaia di agenti della polizia di San Francisco, che hanno disposto intorno alla torcia olimpica una protezione senza precedenti. Le autorita’ della citta’, dopo essersi consultate con Londra e Pargi, hanno deciso che il rischio di incidenti era ”verosimile”, che doveva essere evitato ”al cento per cento” e che la fiaccola doveva essere protetta come se fosse un Capo di Stato in pericolo. Cosi’ e’ stato: il percorso della staffetta, tenuto segreto, e’ stato modificato e accorciato, la fiaccola a un certo momento e’ scomparsa in un magazzino per poi ricomparire successivamente non nelle zone storiche della citta’ ma dirottata in quartieri periferici e semideserti, costantemente circondata da un drappello di guardie cinesi appositamente addestrate per proteggerla, e a loro volta protette da un imponente schieramento di agenti di polizia. Mentre sul lungomare di San Francisco attendevano da ore migliaia di manifestanti, mentre nella zona di Chinatown la comunita’ cinese, la piu’ grande d’America, festeggiava con carnevali e danze tradizionali l’unica tappa americana della fiaccola di Pechino, mentre nel centro e lungo il percorso previsto si accalcavano migliaia di persone per manifestare per la liberta’ del Tibet, la fiaccola correva in anonime periferie controllata solo dalla telecamere degli elicotteri della CNN, che come le principali altre emittenti Usa ha seguito in diretta l’evento. Per proteggere l’avvenimento e’ stata anche cancellata la prevista cerimonia di chiusura, che avrebbe dovuto svolgersi nella Baia di San Francisco. La fiaccola e’ stata dirottata in direzione del celebre ponte, il Golden Gate, il cui accesso pedonale nel frattempo era stato chiuso. In quelle stesse ore si apprendeva che il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush ha confermato che la sua posizione nei confronti dei Giochi Olimpici di Pechino non e’ cambiata: sara’ presente. La Casa Bianca non ha precisato se il presidente Usa andra’ alla cerimonia inaugurale o a quella di chiusura oppure alle gare sportive vere e proprie. Ma a Pechino ci andra’.”Non ho cambiato idea – ha detto Bush alla Tv cattolica EWTN – E se lo faccio e’ perche’ penso di poter parlare (ai dirigenti cinesi) di liberta’ religiosa prima, durante e dopo i Giochi”. Bush ha anche aggiunto che i dirigenti cinesi conoscono ‘perfettamente” la sua posizione, ”che non e’ mai cambiata”. Nei giorni scorsi da piu’ parti erano cresciute nei confronti della Casa Bianca le pressioni affinche’ Bush boicottasse i Giochi, o ”almeno” non si presentasse alla loro cerimonia inaugurale. Eventualita’, questa, non esclusa dalla stessa Casa Bianca solo alla vigilia della tappa americana della fiaccola. Ma nel giorno di San Francisco, proprio mentre da Londra il premier britannico Gordon Brown faceva sapere che non andra’ alla cerimonia inaugurale di Pechino, si apprendeva che Bush, nell’intervista rilasciata martedi e in onda venerdi prossimo, ha ribadito che ai Giochi ci sara’. Non ha solo detto ”quando”, ma ci sara’.

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