I maoisti tra i primi partiti in Nepal

Sono i maoisti la grande sorpresa, anche se annunciata in parte, delle elezioni tenute ieri in Nepal. Il partito degli ex terroristi guidato da Prachanda ‘il terribile’, dai primi dati che arrivano a seguito dello spoglio dei primi seggi, nella sua prima elezione si attesta tra i secondo e il terzo posto, alternandosi con l’altra formazione storica comunista, ma da sempre in seno alla vita democratica del paese, il Communist Party of Nepal-Unified Marxist Leninist (UML), avversari dei primi dei quali non condividevano la scelta armata. Al primo posto si riafferma il Nepali Congress, il partito storico nepalese, nato sul modello del partito del congresso indiano di Gandhi e Nehru. Prima delle elezioni di ieri, il partito maoista di Prachanda e l’UML avevano tentato un accordo elettorale, ma proprio a causa del mancato rinnegamento da parte dei primi della lotta armata, l’accordo e’ sfumato. Cosa invece riuscita al Nepali Congress che alla vigilia elettorale ha riunito le due fazioni nelle quali si era separato alcuni anni fa. Prachanda, che aspira a diventare il primo presidente della repubblica nepalese, ha avuto un buon risultato elettorale nel collegio dove era candidato per la prima volta, bissando i voti del suo rivale. Il Congresso ha conquistato importanti collegi nelle grandi citta’, compresa Kathmandu. Un risultato, quello che si sta prospettando per i maoisti, che pone interrogativi sul futuro del paese soprattutto per le scelte che dovranno essere adottate. In primo luogo il destino del re Gyanendra, che si sta godendo una pensione dorata in un palazzo dando da mangiare ai pavoni e giocando a poker su internet. Anche se tutti i partiti sono per la svolta repubblicana del paese, i partiti dell’alleanza guidata dal Nepali Congress vorrebbero mantenere per la monarchia un ruolo di rappresentanza, mentre i maoisti vorrebbero cacciare i sovrani in esilio. E con l’affermazione dei maoisti di Prachanda anche il resto del mondo deve cominciare a fare i conti ed avere relazioni con loro. Il gruppo e’ ancora sulla lista di quelli banditi secondo gli Stati Uniti. E sulla necessita’ che Washington apra un dialogo con loro si e’ espresso anche l’ex presidente americano Jimmy Carter, in Nepal come osservatore delle elezioni attraverso la Carter Foundation. ”E’ per me imbarazzante – ha detto l’ex inquilino della Casa Bianca – e frustrante vedere che gli Stati Uniti rifiutano insieme a tutte le altre nazioni del mondo, incluse le Nazioni Unite, di parlare con i maoisti, dal momento che questi hanno fatto un grande passo per allontanarsi dalla lotta armata e dalla sovversione nel tentativo alla fine di giocare un ruolo uguale nella societa’ politica”. Tutti comunque sono concordi nel definire storiche queste elezioni, nonostante l’affluenza sia stata piu’ bassa del previsto e i problemi che sono stati riscontrati proprio a causa dei maoisti, la parte giovanile del partito, che ha bloccato diversi seggi. Sono 60, ha fatto sapere oggi la commissione elettorale nepalese, i seggi dove si dovra’ rivotare. Fra una decina di giorni si potranno avere tutti i risultati definitivi.

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