I moanci zen dicono no alla fiaccola

I monaci buddisti del tempio di Zenkoji dicono no alla fiaccola olimpica ed esprimono solidarieta’ ai ”fratelli” tibetani. ”Non potevamo far finta di nulla”, dice all’Ansa, uno dei monaci che non nasconde la sua preoccupazione per i possibili danni, in caso di proteste, alla ”grande e storica struttura” di Nagano, la citta’ del Giappone centrale che ha ospitato le olimpiadi invernali del 1998. Il tempio torna sui suoi passi e chiede, a quasi una settimana dal passaggio nel Sol Levante della fiaccola di Pechino 2008, di modificare i piani e di non essere piu’ il punto di partenza della staffetta. ”La situazione – aggiunge – e’ cambiata molto da quando abbiamo accettato l’offerta”. Fondato nel 642, in un’epoca di intensi scambi con il buddismo cinese, il tempio di Zenkoji e’ stato colpito ben undici volte dagli incendi nel corso dei secoli e il corpo centrale e’ stato rifatto del tutto nel 1707. E’ un grande centro religioso, un monumento nazionale fatto in legno. Non ci sono recinzioni, e’ visitato ogni anno da almeno 6 milioni di persone e si compone di una struttura principale formata da 17 costruzioni e da altre 39 piu’ piccole sparse nello scenario delle suggestive montagne di Nagano. I monaci hanno spiegato di aver ricevuto lettere da oltre 1.000 residenti e seguaci da tutto il mondo perche’ la fiaccola non coinvolgesse il tempio. ”Dobbiamo pensare alla sicurezza di una struttura con tesori nazionali”, ha commentato un funzionario. ”E abbiamo anche dovuto tener conto dei numerosi messaggi che esprimono preoccupazione dopo quanto sta accadendo in Tibet”, ha continuato. Ottanta tedofori sono attesi a coprire il 26 aprile i 18,5 chilometri del tracciato disegnato nella citta’ dei Giochi invernali del 1998. ”Rispettiamo la decisione del tempio e sappiamo che questo significa che si dovra’ cambiare la partenza”, ha detto Kunihiko Shinohara, segretario generale del comitato che ha organizzato il passaggio della fiaccola a Nagano, al termine dell’incontro con i monaci. Un funzionario della citta’, Koichi Yajima, ha osservato che i timori erano cresciuti dopo le manifestazioni di protesta scoppiate in Europa e negli Stati Uniti contro le repressioni della Cina nel Tibet. Oggi la fiaccola di Pechino 2008, arrivata in Thailandia per la terza tappa nel suo giro asiatico, osserva una giornata di riposo all’interno di un grande albergo di Bangkok. Il portavoce del governo nipponico, Nobutaka Machimura, ha ribadito ancora che il Giappone assicurera’ ”tutta la sicurezza necessaria” ed evitera’ disordini. Ed ha pure ripetuto di non volere sul proprio territorio il servizio d’ordine della Cina. Quasi in contemporanea, in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo di Tokyo Masahiko Komura, il ministro degli esteri di Pechino, Yang Jiechi, ha respinto le pressioni per una soluzione della questione Tibet. ”E’ una questione interna”, ha risposto a un’esplicita domanda. ”La porta del dialogo e’ sempre aperta”, ha proseguito indicando nel Dalai Lama e nei suoi seguaci l’origine delle proteste. ”Se mettono da parte la parola indipendenza e sospendono la campagna d’interferenza con le olimpiadi, siamo pronti a parlare con tutti”.

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