Dalai: si al dialogo con la Cina, purchè serio

Disponibile ad un incontro con la Cina purche’ il dialogo ”sia serio”. Questa la risposta oggi del Dalai Lama, al suo rientro in India dal viaggio negli Stati Uniti, all’offerta di un incontro in tempi ravvicinati con suoi emissari fatta ieri dalla Cina e salutata subito con favore dall’Ue, dagli Stati Uniti e da singoli paesi europei come Francia, Gran Bretagna e Germania. ” Anche se non abbiamo ancora avuto informazioni precise da Pechino, e’ una buona cosa parlare – ha detto il Dalai Lama incontrando in aroporto i cronisti – Vogliamo pero’ discussioni serie su come placare i risentimenti dei tibetani e un esame approfondito del problema Tibet. Un incontro mirato solo a tranquillizzare l’opinione pubblica internazionale non servirebbe” ha detto incontrando in aeroporto i cronisti. Gia’ ieri il portavoce del leader tibetano, Tenzin Takla, aveva anticipato la disponibilita’ del premio Nobel per la Pace. Una disponibilita’ mai ritirata, e piu’ volte reiterata negli ultimi tempi, come riconosciuto da Pechino nell’annuncio di ieri trasmesso dall’agenzia di stampa ufficiale ‘Nuova Cina’. Il Dalai Lama, incontrando la settimana scorsa negli Stati Uniti gruppi di studenti cinesi, si era intrattenuto con loro a parlare della situazione in Tibet, insistendo sul fatto che la piena verita’ su quanto accaduto non e’ ancora venuta alla luce. Ieri sera anche il primo ministro del governo tibetano in esilio in India si era dichiarato favorevole, purche’ la stampa cinese cessasse i suoi attacchi contro il Dalai Lama e lo riconoscesse come attivamente impegnato nella ricerca di una soluzione pacifica della crisi. Una richiesta solo parzialmente accolta. Oggi molti giornali cinesi hanno continuato a criticare per i suoi atteggiamenti ”secessionisti” la ”cricca” del Dalai Lama, ignorando o facendo finta di ignorare l’agenzia ”Nuova Cina” che ieri nel comunicato non aveva piu’ usato il termine ”cricca”. Il ‘Quotidiano del Popolo’, organo del partito comunista cinese, ad esempio, scrive che ”la cricca del Dalai (Lama) ha seriamente violato gli insegnamenti fondamentali del buddhismo, minando alla base il normale ordine del buddhismo tibetano e rovinando la sua reputazione”. Per i tibetani, comunque, e’ un segnale importante che l’invito rivolto dalla Cina sia arrivato il 25 aprile, giorno del compleanno del Panchen Lama. Ieri infatti, Gendum Choeky Nyima, undicesimo Panchen Lama, compiva diciannove anni. Ne aveva sei, quando nel 1995 fu rapito dopo essere stato riconosciuto come incarnazione del Buddha. Da allora non si hanno piu’ notizie di lui e Pechino ha scelto un ‘suo’ Panchen Lama, per educarlo , secondo i tibetani in esilio, e farne una figura di comodo in grado, alla morte dell’attuale Dalai Lama, di subentrargli nel titolo. All’epoca del rapimento, Amnesty International lo defini’ il ”il piu’ giovane prigioniero politico del mondo”. Panchen Lama e’ il titolo che i tibetani conferiscono alla seconda piu’ importante personalita’ del Tibet dopo il Dalai Lama. Per tradizione, dopo la sua morte, il Dalai Lama ne riconosce la reincarnazione. Cosa che avviene anche con il Panchen Lama, in caso di morte del Dalai Lama.

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