La fiaccola in Corea del Nord, per la prima volta

Migliaia di nordcoreani hanno indossato oggi i vestiti della festa e hanno sventolato bandiere cinesi per il passaggio della fiaccola olimpica dal loro paese, per la prima volta nella storia. La corsa del simbolo delle Olimpiadi da Pyongyang, la spettrale capitale del paese, disseminata di enormi monumenti che cantano la Gloria di quello che la propaganda chiama il ”paradiso dei lavoratori” e che secondo i gruppi per i diritti umani e’ uno dei paesi piu’ repressivi del mondo, dove migliaia di persone vengono imprigionate per reati di opinione, e’ durata cinque ore e si e’ svolta senza incidenti. Nella capitale della Corea del nord non e’ stato necessario schierare migliaia di poliziotti come nelle precedenti tappe dove da Londra e Parigi, da San Francisco a Canberra e a Seul, migliaia di tibetani e di attivisti dei diritti umani hanno contestato la repressione di Pechino nel Tibet e hanno denunciato le violazioni dei diritti umani nel paese che in agosto, ospitera’ i Giochi Olimpici. La fiaccola – che tra gli altri e’ stata portata da PakDo-ik, il calciatore dilettante che segno’ il gol che nei campionati del mondo del 1966 costo’ l’ eliminazione all’ Italia – e’ partita dal monumento alla Juche, l’ ideologia dell’ autosufficienza elaborata dal fondatore della Corea del Nord Kim Il-sung. Kim, chiamato da tutti i nordcoreani il Grande Leader, e’ morto nel 1994 ed e’ stato nominato ”Presidente eterno” e da allora e’ oggetto di un culto semireligioso da parte dei suoi concittadini. Creando la prima dinastia comunista della storia, gli e’ succeduto il figlio Kim Jong-il, soprannominato il Caro Leader dalla propaganda del Partito dei Lavoratori, il partito unico al potere. La Torre della Juche sorge altissima sulle rive del fiume Taedong. Sulla sua cima brilla una finta fiamma, che la notte e’ una delle poche luci di Pyongyang. Da qui, tra due enormi ali di folla festante, la fiaccola e’ partita verso nord, attraversando il fiume sul ponte di Okryu. La corsa si e’ protratta per i venti chilometri che separano la Torre dallo Stadio Kim Il-sung, alla periferia nord della capitale, passando prima davanti all’enorme statua di bronzo del Grande Leader, davanti al Museo della Rivoluzione e alla Sala dell’Assemblea Nazionale, una replica in chiave futuristica di quello che sorge su piazza Tienanmen a Pechino. Fino all’ultimo e’ stata in forse la presenza di Kim Jong-il, non nuovo ad apparizioni improvvise e a colpi di teatro. Il Caro Leader invece non si e’ visto. Soldati nelle loro uniformi verde oliva e grandi cappelli rotondi hanno suonato trombe e tamburi, migliaia di donne nei vestiti tradizionali delle coreane e di uomini vestiti di nero hanno ballato. Centinaia di ragazze hanno compiuto evoluzioni sulle biciclette a una ruota, e altrettanti ragazzi hanno dato una dimostrazione collettiva della loro abilita’ nel taekwondo. Finite le celebrazioni, per ore giovani e meno giovani sono rimasti per le strade, continuando a ballare e ad accennare mosse di lotta. I volontari ed i poliziotti cinesi che hanno accompagnato la fiaccola nel suo avventuroso viaggio intorno al mondo sono apparsi finalmente rilassati. Oggi stesso sono partiti per Ho Chi Minh City, la ex Saigon, in Vietnam. Poi verranno le tappe di Hong Kong (dove si annunciano nuovo proteste) e Macao. Da qui, il 4 maggio, la fiaccola sbarchera’ finalmente in territorio amico, sulla isola cinese di Hainan.

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