Non mi dai la corrente? e io ti distruggo l’ufficio

Questo devono aver pensato una cinquantina di incazzatissimi abitanti di Delhi e dintorni quando si sono visti l’ennesimo power cut nelle loro case.

Inviperiti hanno pensato di farsi giustizia da soli. Inutile chiamare la compagnia elettrica tanto, come cantava Celentano, “qui non risponderà nessuno”, anche se in questa occasione il telefono non “è volato giù dal terzo piano” ma gli impiegati non sanno che dire perchè non sanno gestire la situazione.

E così la gente che a 40 gradi e oltre non può accendere nè ventilatori, nè aria condizionata, si è sfogata con gli uffici della compagnia elettrica distruggendoli e mandando all’ospedale diversiimpiegati.

Ma gli indiani non erano un popolo tollerante?

Certo, la mancanza di elettricità è atavica, e in questo periodo è una cosa che non augurerei neanche al mio peggior nemico (forse alla suocera si, però). E attacchi alle compagnie elettriche sono continui. Io mi limito a quelli verbali. Chiamo il numero, l’impiegato mi dice che c’è un problema sulla linea, io gli dico che se non mi da l’energia entro pochi minuti vado nel suo ufficio e dopo averlo picchiato ci metto una bomba, attacco il telefono, mi siedo, poco dopo arriva la corrente.

Lo stacca e attacca, come racconto qui, conintua. Non hanno corrente a sufficienza per tutti. E poi parlano di speranza indiana: si, la speranza di avere la corrente.

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Archiviato in Vita indiana

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