La fiaccola sull’Everest e’ una mossa politica

La scalata con la fiaccola olimpica sulla cima dell’Everest è stata denunciata oggi come “una mossa politica per riaffermare il controllo della Cina sul Tibet” dal gruppo tibetano in esilio Students for a Free Tibet (Stf). In un documento inviato via fax ai mezzi d’informazioni stranieri in Cina, Tenzin Dorjee, vice direttore di Stf, aggiunge che “l’ossessione del governo cinese di mettere la fiaccola delle Olimpiadi sulla cima dell’Everest (che è in territorio tibetano) tradisce l’insicurezza della sua presa sul Tibet, che tanto chiaramente è stata sfidata dai tibetani in marzo e aprile”. La fiaccola è stata portata oggi sulla cima più alta del mondo, a 8.848 metri, da un gruppo di 36 alpinisti cinesi, alcuni dei quali di etnia tibetana. Secondo il programma del Bocog, il Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Pechino, la fiaccola tornerà a passare dal Tibet il 20 e 21 giugno prossimi. La rivolta tibetana è iniziata il 10 marzo scorso con manifestazioni a Lhasa, capitale della Regione Autonoma del Tibet, e poi si è estesa ad altre zone a popolazione tibetana della Cina. Gli esuli tibetani affermano che almeno 200 persone hanno perso la vita mentre il governo di Pechino parla di 22 vittime, in grande maggioranza cittadini uccisi dai rivoltosi. Fonti tibetane affermano che circa 5.000 persone sono state arrestate, mentre le autorità cinesi non hanno fornito cifre.

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