La fiaccola in una Lhasa deserta

In una Lhasa semideserta, con i negozi chiusi e la popolazione costretta a rimanere nelle case, si e’ svolta oggi senza incidenti la piu’ delicata tappa della corsa per la Cina della fiaccola olimpica. La staffetta e’ durata in tutto due ore al termine delle quali il segretario del Partito Comunista della Regione Autonoma del Tibet Zhang Qingli ha affermato che ”la bandiera rossa con le cinque stelle sventolera’ sempre nel cielo del Tibet”. Parlando al telefono da Londra Matt Whitticase della Free Tibet Campaign ha ribattuto che il Tibet ”non ha bisogno di questa retorica da Rivoluzione Culturale” ma ”del tipo di autonomia chiesta dal Dalai Lama”, il leader tibetano che vive in esilio che e’ stato accusato dalla Cina di aver orchestrato le proteste anticinesi dei mesi scorsi che il 14 marzo sono sfociate in violenze contro gli immigrati cinesi proprio a Lhasa. Residenti hanno riferito che solo a poche persone autorizzate e’ stato consentito di seguire il percorso della fiaccola, circa undici chilometri tra la residenza estiva del Dalai Lama, il Norbulingka, e il palazzo del Potala, tradizionale sede dei sovrani tibetani. Tutti i negozi sono rimasti chiusi e le strade vicine erano vuote. Alcuni residenti della citta’ hanno affermato di essere stati costretti a rimanere nelle loro case. Prima dell’ inizio della staffetta, alla quale sono stati inviati pochi giornalisti selezionati dalle autorita’ cinesi, un alto dirigente locale, Qin Yizhi, ha affermato che il passaggio della fiaccola da Lhasa ”infiammera’ ulteriormente lo spirito patriottico del popolo” ed ha aggiunto che la situazione e’ ”tornata alla normalita”’ dopo le violenze di marzo, nelle quali sono morte alcune decine di persone. Qin non ha precisato quando il Tibet, chiuso da marzo, sara’ riaperto per turisti e giornalisti stranieri. Il programma originario della staffetta prevedeva un passaggio di tre giorni dal Tibet ma e’ stato modificato dopo il devastante terremoto che ha colpito la regione del Sichuan il 12 maggio, causando la morte di circa 70mila persone. La staffetta e’ stata sospesa per tre giorni in segno di lutto e modificata in modo che la fiaccola passi dalle aree terremotate subito prima di arrivare a Pechino per l’ apertura delle Olimpiadi, l’ 8 agosto. Ieri sera, la Cina ha annunciato che 1.157 delle persone arrestate per le proteste di marzo sono state rilasciate e che 41 sono state condannate, senza specificare quali pene siano state loro inflitte. Le autorita’ non hanno fornito notizie sulla sorte delle migliaia di tibetani fermati dalla polizia nei mesi seguenti che, secondo i gruppi tibetani in esilio, sarebbero state migliaia. Dopo i fatti di Lhasa le proteste si sono infatti estese a tutto il Tibet e sono proseguite almeno fino alla fine di maggio causando la morte, secondo i gruppi di esiliati tibetani, di oltre duecento persone. La Cina sostiene che i morti sono stati 22, tutti civili cinesi e poliziotti uccisi dai manifestanti tibetani. Pechino accusa il Dalai Lama, il leader tibetano che vive in esilio dal 1959, di aver organizzato le proteste con l’ obiettivo di ottenere l’ indipendenza del Tibet. Il Dalai Lama ha respinto le accuse e ha affermato che chiede per il Tibet una ”vera” autonomia all’ interno della Repubblica Popolare Cinese. Intanto, un gruppo di attivisti tibetani e indiani ha manifestato oggi a Dharamsala, la citta’ indiana dove ha sede il governo tibetano in esilio, per protestare contro il passaggio della torcia olimpica a Lhasa, accusando la Cina di ”usare i giochi olimpici come strumento per legittimare il proprio controllo sul Tibet”. I manifestanti, avvolti in grandi bandiere tibetane, hanno marciato oggi lungo le strade di Dharamsala urlando slogan come ”Free Tibet Now”. ”Siamo completamente contrari all’arrivo della torcia in Tibet – ha dichiarato uno dei coordinatori della protesta di Dharamsala – il passaggio della torcia a Lhasa avviene chiaramente senza nessun supporto e benvenuto da parte della gente del Tibet.”. ”Il governo cinese – ha aggiunto – vuole solo dimostrare che il Tibet e’ parte della Cina e far vedere al mondo un Tibet armonioso, senza tenere in alcuna considerazione il profondo risentimento che nutre il popolo del Tibet”.

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1 Commento

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Una risposta a “La fiaccola in una Lhasa deserta

  1. toni brandi

    Congratulazioni per il tuo lavoro. Tengo ad informarti che in seguito alla “Marcia per la Pace in Tibet” di domenica scorsa, quando oltre duemila persone hanno marciato al grido di “Tibet libero”, ed in vista dell’arrivo della fiaccola Olimpica a Lhasa, la Comunità Tibetana in Italia, l’Associazione delle Donne Tibetane, l’Associazione Italia-Tibet e la Laogai Research Foundation Italia hanno chiesto al Governo Italiano di non partecipare all’inaugurazione delle Olimpiadi il prossimo 8 agosto a Pechino.

    Con questo accorato appello, una lettera firmata dai quattro presidenti delle suddette associazioni è stata inviata al Primo Ministro, On. Silvio Berlusconi, oggi giovedì 19 Giugno. Nel testo della lettera i firmatari ricordano che “Il Comitato Olimpico cinese aveva promesso che, se Pechino fosse stata designata come sede dei Giochi Olimpici 2008, la Cina avrebbe apportato un miglioramento al proprio standard di rispetto dei diritti umani. La promessa non è stata mantenuta e la brutale repressione in corso, in Tibet, lo dimostra”. Infatti, la repressione in Tibet continua con arresti, torture e morti. Pechino rifiuta l’ingresso dei giornalisti stranieri e il Governo Tibetano in esilio ha identificato almeno 200 morti a causa di armi da fuoco o torture. Migliaia di monaci e laici tibetani sono ora internati e costretti al lavoro forzato nei Laoga i, i campi di concentramento cinesi.
    Quando, recentemente, gli Stati Uniti e l’UE hanno chiesto insieme l’apertura di una concertazione sincera sul Tibet, le autorità cinesi hanno respinto l’appello, considerandolo un’ingerenza negli affari interni del Paese. La minaccia della politica della “sedia vuota” per il prossimo 8 agosto nello stadio olimpico di Pechino è forse l’unico modo di ottenere dei gesti concreti in favore dei diritti umani dalle autorità cinesi.
    Tenzin Thupten, presidente della Comunità Tibetana in Italia sottolinea che “nonostante le relazioni commerciali del suo paese con la Cina , il presidente francese Nicolas Sarkozy ha espresso seri dubbi sulla sua presenza alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino. Analoghi dubbi sono stati espressi anche dall’attuale presidente del Parlamento Europeo Hans Gert Poettering. Lo stesso Parlamento ha approvato una risoluzione comune sul Tibet in Aprile. In Europa, altri importanti capi di stato, come Angela Merkel e Gordon Brown, hanno deciso di non presenziare alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici 2008 “.
    Secondo i sondaggi l’idea del boicottaggio della cerimonia di apertura è sostenuta anche dall’opinione pubblica europea.
    I firmatari chiedono al Governo Italiano di seguire l’esempio di altri coraggiosi leaders europei “per dimostrare concretamente la forte sensibilità del popolo italiano e di tutto il paese nei confronti del rispetto dei Diritti Umani e della Pace in Tibet, in Cina e nel mondo”.
    Tenzin Thupten, presidente Comunità Tibetana in Italia
    Dechen Dolkar, presidente Associazione Donne Tibetane in Italia
    Guenther Cologna, presidente Associazione Italia Tibet
    Toni Brandi, presidente Laogai Research Foundation Italia Onlus

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