Zona calda, quella Pakistana!

Spirano venti di incertezza, tensioni politiche e paura in queste ore in Pakistan, incendiato da diversi focolai. Oggi a Peshawar, capitale del Nwfp (North west frontier provice, al confine con l’Afghanistan) tredici persone sono rimaste uccise quando un autobus dell’aeronautica pachistana (Paf) e’ stato colpito da un ordigno esplosivo mentre percorreva un ponte nella zona di Kohat Road. Nessun gruppo ha rivendicato l’attentato ma questo genere di attacchi sono solitamente attribuiti, dalle autorita’ locali, ai gruppi taleban locali. Sempre nell’area frontaliera continuano gli scontri tra militanti e forze di sicurezza pachistane nella regione tribale di Bajaur, ai confini con l’Afghanistan, ritenuta una delle basi operative di Al Qaida, dove in poco piu’ di una settimana hanno perso la vita oltre 160 persone. E si e’ saputo in mattinata che in uno di questi scontri avvenuti nei giorni scorsi, ha perso la vita uno dei leader di Al Qaida, Abu Said Al Masri, vicino ad Al Zawahiri e da molti ritenuto la terza figura piu’ importante nell’organizzazione terroristica di Bin Laden. Comandante delle operazioni di al Qaida in Afghanistan, Al Masri era un egiziano che ha passato del tempo in prigione insieme al numero due di al Qaida Ayman al Zawahri, dopo l’assassinio del presidente egiziano Anwar Sadat nel 1981. Prosegue intanto la querelle che vede opposti da un lato il presidente Pervez Musharraf e i suoi sostenitori, e dall’altro i partiti della coalizione di maggioranza (con in testa il co-presidente del Partito del Popolo Pachistano Ali Asif Zardari, vedovo di Benazir Bhutto, e Nawaz Sharif, ex primo ministro rientrato dall’esilio) in un braccio di ferro che potrebbe – ma non e’ detta l’ultima parola – portare alla destituzione ufficiale di Musharraf. Dopo quella del Punjab, con 107 voti a favore e 4 contrari, anche l’Assemblea della NWFP ha deciso di approvare una risoluzione anti-Musharraf, chiedendo quindi al presidente di presentarsi al parlamento a chiedere la fiducia. Un altro passo in avanti verso l’impeachment, anche se la strada e’ ancora lunga. Oggi il Ministro Federale per l’Informazione, Sherry Rehman, secondo quanto riportato dal giornale ‘The News’, ha fatto sapere che di fatto la presentazione del lungo dossier contenente le accuse contro Musharraf e la votazione sull’impeachment, potrebbe aversi solo la prossima settimana, dovendo prima attendersi la decisione della provincia del Sindh (che pero’ stando ad alcuni giornali pachistani potrebbe arrivare forse gia’ domani). Il ministro Rehman ha anche aggiunto che la coalizione di maggioranza ha i numeri necessari per votare l’impeachment e che le accuse a Musharraf sono gravissime, ma che comunque gli verra’ data ampia possibilita’ di difendersi. Intanto Asif Ali Zardari, in una intervista alla televisione pachistana Geo Tv, pur ribadendo la sua convinzione di ricorrere all’impeachment, ha parzialmente ritirato l’accusa al presidente pachistano di essersi indebitamente appropriato di fondi concessi dagli Usa al Pakistan per la lotta al terrorismo, dicendo che ”le sue parole, tratte da una intervista concessa al giornale britannico Sunday Times, sono state estrapolate inadeguatamente dal contesto del discorso e che e’ prematuro fare simili affermazioni”. Ma non e’ solo la regione di confine con l’Afghanistan a turbare il sonno in Pakistan. Il ministro degli Esteri pachistano, Makhdoom Shah Mahmood Qureshi, ha espresso profonda preoccupazione per le recenti tensioni fra indu’ e musulmani nello stato indiano del Jammu e Kashmir che hanno causato, nella sola giornata di oggi, 14 morti, il coprifuoco nella capitale Srinagar in seguito all’uccisione ieri di un leader politico, affermando che se la violenza nella valle persiste ci saranno conseguenze negative anche sullo sviluppo dei negoziati di pace tra India e Pakistan sulla questione del Kashmir. Una affermazione che sembra non essere molto piaciuta all’India che si e’ affrettata a invitare il Pakistan a ”non interferire nelle sue questioni interne”. (ANSA).

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