Anche la Kumari, secondo i giudici, deve avere diritti

La Suprema Corte del Nepal ha stabilito che le “Kumari“, le bambine considerate delle vere e proprie divinità e di cui la più famosa è quella di Kathmandu, devono avere gli stessi diritti di tutti gli altri bambini, in accordo con la Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo. La decisione della Suprema Corte si è avuta a seguito a una denuncia presentata circa tre anni fa da un avvocato nepalese che aveva sottolineato come “non ci siano ragioni storiche né religiose che possano giustificare il fatto che alle Kumari vengano di fatto negati alcuni diritti fondamentali”. Nella sua denuncia l’avvocato aveva fatto notare come le Kumari, e più di tutte quelle di Kathmandu, siano private della libertà di muoversi, di vedere i propri familiari, di andare a scuola e persino di mangiare ciò che più piace loro. La Kumari è parte di una antica tradizione religiosa nepalese in base alla quale una bambina molto piccola, dopo aver superato dure prove e selezioni, viene eletta “Kumari”, una sorta di dea, venerata per questo da tutta la popolazione del luogo. La Kumari più famosa, quella della capitale, in particolare, viene sottratta alla sua famiglia di origine e portata a vivere in un palazzo dove vive segregata, senza poter uscire se non in occasione di alcune cerimonie religiose. La posizione di “Kumari” dura fino alla pubertà o comunque fin quando la bambina si ferisce e perde sangue, segno di impurità

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