Musharraf abbandona, paese volta pagina

Ecco il pezzo uscito ieri sera nel circuito Ansa.

Dopo nove anni di ‘regno’, il presidente pachistano Pervez Musharraf ha rassegnato oggi le dimissioni ed ha lasciato il palazzo presidenziale, travolto da una serie di accuse di corruzione e scandali politici. “Abbandono nell’interesse supremo del paese”, ha detto stamani l’ex generale, 65 anni, alla fine di un discorso alla nazione, che è stato salutato per le vie di Islamabad e di altre città pachistane da canti, danze e manifestazioni di gioia da parte dei sostenitori della coalizione di governo, vincitrice delle elezioni politiche del febbraio scorso. La decisione di gettare la spugna, nonostante le smentite dei più stretti collaboratori dell’ex presidente fino a poco prima dell’inizio del discorso, era nell’aria oramai dal 7 agosto scorso, da quando i partiti vittoriosi nelle elezioni politiche, con in testa il Partito del popolo pachistano (Ppp) e la Lega Musulmana Pachistana-N, avevano- annunciato che avrebbero iniziato una procedura di impeachment nei confronti del presidente, accusato di gravi reati contro la costituzione. Le dimissioni di Musharraf, salito al potere nel 1999 con un incruento colpo di stato e per anni indispensabile alleato degli stati Uniti nella guerra contro il terrorismo internazionale, lasciano molti interrogativi sul tappeto, anche a causa della fragilità della coalizione di governo e dell’assetto interno del paese, che deve fronteggiare una continua minaccia terroristica. E giungono nel giorno in cui i partiti di Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto, e di Nawaz Sharif, ex primo ministro, avevano intenzione di presentare il dossier con i capi d’accusa e le motivazioni della richiesta di impeachment nei confronti del presidente. Alla notizia delle dimissioni, sia Nawaz Sharif che Asif Ali Zardari, hanno parlato di “vittoria del popolo”. E il giovane figlio di Zardari, Bilawal, presidente del Partito del popolo pachistano e indicato da sua madre, Benazir Bhutto, come suo erede politico, arrivato proprio oggi a Karachi, ha esultato. ” Il maggiore ostacolo alla democrazia è stato rimosso – ha affermato parlando da presidente del partito – Sono molto orgoglioso del mio popolo e del mio paese. Il giorno dopo l’uccisione di mia madre dissi che la democrazia è la migliore vendetta. Oggi ne sono ancora più convinto. Nel suo discorso d’addio Musharraf si è soffermato molto sulle accuse mossegli, in particolare quella di aver intascato finanziamenti Usa destinati alla lotta al terrorismo. “Non una sola accusa contro di me potrebbe essere provata – ha scandito – perché non ho fatto nulla per me, ma tutto per il Pakistan”. E ha vantato numerosi successi raggiunti dal Pakistan durante il suo mandato: “il Pakistan era percepito nel mondo intero come uno stato terrorista – ha aggiunto – ma io ho aiutato a cambiare la percezione del Pakistan nel mondo, favorendo due elezioni, raggiungendo importanti obiettivi, migliorando l’economia. Ho preso in mano il paese mentre stava cadendo nelle mani dei terroristi… La stessa imposizione della legge marziale ha aiutato la crescita del Pakistan”. Sul Pakistan del dopo-Musharraf si profilano nubi. La coalizione di governo è instabile. Il PPP rimane fermo sulle sue posizioni e il partito di Sharif è da maggio fuori dall’esecutivo. Sia Zardari che Sharif aspirano alla carica presidenziale, da oggi e per i prossimi trenta giorni, nelle mani del presidente del Senato Muhammadmian Soomro. A complicare le cose, anche il ritorno di Bilawal Bhutto, molto amato dal popolo, ma ancora giovanissimo, compirà 20 anni il prossimo 21 settembre. Per tutta la sera, fino a notte, si é tenuta una riunione fiume dei due maggiori partiti per disegnare il futuro assetto del Pakistan, che non ha portato ancora a nulla. Sul tavolo, il reintegro in carica dei giudici esautorati da Musharraf e il ripristino della costituzione del 1973, che era stata emendata in direzione fortemente presidenziale dall’ex generale. Secondo le indiscrezioni di stampa pachistana, a convincere Musharraf a dimettersi si sarebbero dati molto da fare i servizi segreti sauditi, che gli avrebbero assicurato un’uscita di scena onorevole. Un aereo militare saudita è da qualche giorno a Rawalpindi, dove risiede Musharraf, e sarebbe pronto a portarlo a Gedda. Gli stessi emissari sauditi avrebbero ottenuto che il presidente non venga processato. (ANSA).

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