In Orissa, situazione sempre grave

Sono continuate anche oggi, nonostante il coprifuoco imposto in molte citta’, le violenze contro i cristiani nello stato indiano dell’Orissa, scatenate dopo l’uccisione di un leader fondamentalista indu’, attribuita da gruppi estremisti alla comunita’ cristiana. Incerto il numero delle vittime, che nella notte sarebbero salite ad almeno cinque, e nelle ore successive forse a otto o piu’, ma e’ stata comunque un’altra giornata di paura per tutta la comunita’ cristiana dello stato dell’est indiano. E per alcuni religiosi, rimasti in gran parte nelle zone a rischio, anche una giornata di pestaggi e umiliazioni. Due religiosi, un missionario verbita e un gesuita, sono stati presi dai fondamentalisti in un centro giovanile a Duburi, condotti nella foresta, denudati e picchiati, prima di riuscire a fuggire. Altri hanno dovuto trovare rifugio nei posti di polizia o in altri luoghi protetti. Chiuse le scuole, per le violenze, in tutto il distretto di Kandhamal. Resteranno chiuse, ma per protesta, il 29 agosto le scuole cattoliche di tutta l’India, per sollecitare il governo a difendere la liberta’ di culto e ristabilire l’ordine. Il Vaticano reagisce facendo appello ”a tutti”, ”affinche’, con senso di responsabilita’, si ponga fine ad ogni sopraffazione e si ricostituisca un clima di dialogo e rispetto vicendevole”. La nota ufficiale della Santa Sede ”esprime solidarieta’ alle Chiese locali e alle Congregazioni religiose coinvolte” e ”riprova queste azioni che ledono la dignita’ e la liberta’ delle persone e compromettono la pacifica convivenza civile”. Parole rafforzate, nel pomeriggio, dal presidente del Pontificio consiglio per il Dialogo interreligioso, card. Jean-Louis Touran che dichiara all’Osservatore romano: ” ”I cattolici risponderanno alle violenze in atto in India. Lo faranno come sempre, con la carita’, con la vicinanza ai piu’ poveri, ai diseredati”. ”Tuttavia, di fronte ai tragici avvenimenti di queste ore – aggiunge – occorre che la comunita’ internazionale prema sul governo indiano al fine di fare rispettare le disposizioni contenute nella Costituzione indiana a tutela della liberta’ religiosa. Perche’ e’ chiaro che i cattolici rimarranno in India, resistendo a ogni violenza”. ”Violenza che va comunque ripudiata”, gli fa eco l’Osservatore romano estendendo all’India il monito di domenica del Papa pronunciato soprattutto in riferimento alla crisi del Caucaso. E sul fatto che i cattolici resteranno in India a compiere la loro missione, non hanno dubbi neanche la nunziatura di New Delhi, ne’ i vescovi dell’India o quelli di Orissa, nonostante il terrore di questi giorni vissuto in prima persona. Qualche prete chiede una tregua in nome di Madre Teresa di Calcutta, che oggi avrebbe compiuto 98 anni, e che gli induisti hanno sempre rispettato. La suora che l’ha sostituita alla guida delle Missionarie della Carita’, suor Nirmala Joshi, invita a ”perdonare e andare avanti”. La solidarieta’ arriva anche da lontano, perfino dagli Intellettuali musulmani italiani, che chiedono un intervento del governo italiano che, per la verita’, si era mosso gia’ ieri sera. Ma la comunita’ cattolica indiana si interroga anche sulle radici di una tale esplosione di violenza, al di la’ dell’uccisione dello Swami di sabato scorso. L’episodio e’ stato nuovamente condannato, ma qualcuno punta il dito contro una certa propaganda anticristiana in atto in India, anche attraverso alcuni media che, pur senza appoggiare apertamente gli agitatori di estrema destra in azione in questi giorni, non avrebbero condannato con troppa convinzioni gli attacchi anticristiani. E un portavoce dei vescovi dell’Andhra Pradesh punta il dito contro certe ”conversioni forzate”, praticate non dai cattolici ma da certi gruppi evangelici indipendenti americani, che spenderebbero in questa attivita’ cospicue somme di denaro per poi lasciare il Paese. ”I governi dovrebbero vietarle – ha detto il portavoce – e il denaro potrebbe essere speso meglio”.

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