La vittoria di Zardari, tra bombe e il fantasma di Benazir Bhutto

Come largamente annunciato, Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto e co-presidente del Partito del Popolo PAchistano (PPP) ha vinto le elezioni presidenziali in Pakistan. Zardari, secondo i dati ufficiosi della commissione elettorale, ha ottenuto 481 dei 702 voti necessari per l’elezione, ottenendo la maggioranza dei consensi nel senato, nell’assemblea nazionale (l’equivalente della nostra camera dei deputati) e nelle quattro provincie in cui e’ diviso il paese. Nella provincia del Sindh, la cui capitale Karachi e’ stata per anni il luogo dove la famiglia di Zardari e quella della Bhutto hanno vissuto, il nuovo presidente pachistano ha conquistato tutti i 65 voti disponibili, acquistando in totale un margine superiore ai 350 necessari per essere eletto. Molto distanti i due altri candidati: l’ex giudice Saeed-uz-Zaman Siddiqui della Lega Pachistana Musulmana-N (PML-N) di Nawaz Sharif e Mushahid Hussain Syed della Lega Pachistana Musulmana-Q (PML-Q) vicina all’ex presidente Musharraf. Ma neanche nel giorno che molti in Pakistan definiscono ‘storico’ (il ministro degli esteri Qureshi a caldo ha commentato l’elezione come la svolta del paese), e’ cessato il rumore delle bombe che hanno continuato a scuotere soprattutto la tormentata regione del nord ovest. Mentre il vedovo della Bhutto si assicurava il 90% dei consensi nella Provincia di Nord Ovest (NWFP), nella capitale di questa, Peshawar, un’autobomba e’ esplosa per far ricordare a tutti che possono cambiare i presidenti e i governi, ma nel paese la minaccia terroristica interna ed esterna e’ ancora grave. Oggi almeno 16 persone sono morte e oltre 80 ferite quando un’auto carica di esplosivo e’ stata fatta esplodere nei pressi di un posto di controllo della polizia a Zangi, sulla Kohat Road, facendo crollare tre palazzi attorno e distruggendo un mercato. Sotto le macerie, ci sono ancora alcune persone. Secondo la polizia locale, l’attentato di oggi ”e’ un atto di terrorismo” ed e’ legato alle operazioni militari che l’esercito da mesi sta tenendo contro i taleban nell’area. Zardari ha promesso di occuparsi in prima persona del problema terrorismo e ha ribadito, dopo le dure prese di posizione dei giorni scorsi del governo pachistano a seguito delle infiltrazioni dell’esercito USA sul suolo pachistano, il suo appoggio incondizionato alla lotta al terrorismo degli americani. Una scelta dettata piu’ dalla necessita’ di non perdere gli ingenti finanziamenti di Washington che per altro. La preoccupazione maggiore dei rivali di Zardari, e’ che il vedovo di Benazir possa essere un secondo Musharraf, il suo compagno di scuola che ha sostituito alla piu’ alta carica pachistana dopo le dimissioni dell’ex generale in procinto di essere assoggetto ad una procedura di impeachment. Zardari, infatti, non ha acconsentito prima delle elezioni ai cambiamenti costituzionali che avrebbero cancellato le modifiche volute da Musharraf, ritornando cosi’ a limitare i poteri del presidente. Il vedovo di Benazir Bhutto ha pero’ voluto tranquillizzare tutti annunciando, dopo la sua elezione, che ‘il presidente dovra’ essere subordinato al parlamento’. Zardari non ha neanche detto che lascera’ il ruolo di presidente del partito che occupa insieme al figlio Bilawal, ma ha ricordato come la sua elezione rientra nella scia di vittorie per la democrazia secondo il detto di sua moglie che ”la democrazia e’ la migliore vendetta”. E il fantasma dell’ex primo ministro uccisa in un attentato il 27 dicembre scorso, e’ aleggiato per tutto il giorno sia dentro l’aula del parlamento dove si votava, sia per le strade di tutto il Pakistan. Alla notizia della vittoria di Zardari, migliaia di sostenitori del Partito popolare pachistano sono scesi per strada non per gridare il nome del nuovo presidente, ma quello della Bhutto. Cosa che e’ avvenuta anche nel parlamento, dove molti parlamentari hanno inneggiato all’ex primo ministro pachistano. Con Zardari, ad assistere alle operazioni di votazione, le due sue figlie Bakhtawar e Asifa. La prima, teneva un poster con la foto della madre uccisa in un attentato ed entrambe ne inneggiavano il nome. Quello di Benazir sara’ una presenza che Zardari non potra’ mai rimuovere. Ma, fino ad ora, la cosa lo ha giovato, portandolo dall’essere il figlio di un proprietario di cinema al raggiungere la presidenza del piu’ grande partito pachistano e, soprattutto, quella del paese, passando attraverso anni di galera per omicidio e corruzione, la nomea di mister 10%.

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