E’ nata una stella

Devo proprio ammetterlo. Sono nato per fare l’attore. A dire il vero me lo ha sempre detto anche mia moglie quando accampo scuse su ritardi e strane situazioni. Ma questa è un’altra storia.

Se avessi ancora qualche dubbio su quanto siano incasinati, non organizzati e fanfaroni gli indiani, l’esperienza di oggi me lo ha confermato del tutto. Davvero non capisco come riescano a fare tutti sti film ogni anno e, in maniera più generale, a mandare avanti sto paese.

Detto questo, vi racconto la giornata nella quale ho preso parte come comparsa, con il ruolo di pilota, la film di Bollywood Dilli 6. Arrivo all’aeroporto alle 8.30, vado alla prova costume. Primo problema. Non hanno mai preso in considerazione le misure che avevo mandato via mail per cui mi hanno presentato un costume da pilota che non sarebbe entrato neanche ad Anna Chiara. Un sartino si è messo ad aggiustarlo e con una pezza qui, una là, lo ha fatto della mia misura. Giacca con le mostrine gialle, cappello, cravatta, camicia e pantalone. Mi hanno scelto per fare il pilota perché avevano bisogno di un pilota occidentale. Ma non avevano nomi occidentali sulle targhette, così me ne hanno messo uno che a loro poteva sembrare tale, ma che era indianissimo. Ma chissenefrega. Ovviamente, non avevano scarpe della mia misura, una semplicissima 43. E così mi hanno messo delle scarpe da trekking. “Tanto sono nere” mi hanno detto.

Erano le 10. Vado nel terminal dove qualcuno ci doveva chiamare. Aspettate solo 5 minuti, hanno detto a me, alle due hostess che avevo (una francese particolarmente carina, alla quale avevano dato una gonna cortissima per la gioia di tutti noi e delle scarpe per Barbie), e agli altri stranieri che dovevano fare i passeggeri. Alle undici sono andato a farmi aggiustare il pantalone. Si è rotta la cerniera. Pensando di non avere tempo, ci ho messo sue spille da balia.

Alle 12 siamo andati nell’altra parte del terminal, abbiamo consegnato i passaporti per avere i permessi e abbiamo aspettato i classici cinque minuti. Alle 13.00 ci hanno detto che i permessi non erano ancora arrivati. Allora sono andato a farmi cambiare la cerniera. Alle 13.30, ci hanno detto che era arrivato il pranzo.

Dovevate vederlo, il pranzo: tre scodelle di ferro nelle quali con le mani e con una specie di cucchiaio, i “cuochi” ti servivano in piatti di plastica due qualità diverse di riso e una cosa di yogurt e cereali. Ho bisogno d’un cucchiaio. C’è un omino che li distribuisce, di plastica. Solo che sono attaccati. E questo che fa? Come se dovesse contare i soldi, mette l’indice e il pollice in bocca, li bagna con la lingua e prende il cucchiaio, ovviamente dalla parte cava. Meglio mangiare con le mani.

Dopo questo lauto pasto e dopo aver buttato il piatto di plastica per terra dietro costrizione della troupe, siamo tornati nel terminal. Alle 16 abbiamo saputo che i permessi non arrivavano, per cui hanno deciso di spostare all’esterno la scena. Alle 18 eravamo pronti. Io ero, insieme alle due hostess, il secondo della fila di persone con carrelli che dovevano passare dinanzi alla telecamera mentre il protagonista maschile, Abishek Bachachan, arrivato a Delhi, con sua madre impersonata da Waheeda Rehman (una delle storiche attrici di Bollywood), erano accolti da un altro famoso attore, Rishi Kapoor.

Dietro di me c’era uno stronzo indiano sui 50 anni, un omino che voleva per forza apparire. Mi spingeva, dando con il suo carrello botte sui miei talloni. Ha capito che doveva smetterla quando mi sono girato e in perfetto torrenunziatese l’ho mandato a quel paese. Doveva capire il torrenunziatese, forse aveva degli antenati in zona, dopotutto era fetente come i torrenunziatesi (licenza corallina). Scherzo (riferito ai torrenunziatesi he hanno avuto l’onore di avermi studente al mitico Liceo Scientifico Pitagora di Via Rovereto).

Abishek era di fianco a me. Uno stronzo. Antipatico. Non si è degnato di rivolgere la parola, uno sguardo, un sorriso. La Rehman invece era molto dolce, guardava e sorrideva a tutti. Abi è antipatico. Ho scoperto il suo lato migliore: la moglie, l’ex miss universo Aishwarya Rai. Ho saputo poi leggendo il Times of India che il povero Abi si trovava a Connaught Place poco prima dello scoppio delle bombe.

Abbiamo fatto il percorso 20 volte, avanti e indietro, non per colpa nostra, venendo ripresi da due diverse angolazioni. Un’ora e mezzo di girato, per forse 2 minuti di film.

La cosa che mi ha impressionato è la disorganizzazione. Nessuno sapeva cosa fare ed erano centinaia e centinaia di persone di troupe. Una cosa megagalattica. Tutti con un tesserino bianco (altro che badge a prova di tutto che fa l’After) con un timbro della produzione. Badge senza nessun criterio di sicurezza, senza foto, solo con un nome, che venova girato da una persona al’altra. Ad un certo punto me ne è stato offerto uno con il nome Craig, subito dopo che, davanti alla polizia, era statoi fatto l’appello e mi avevano chiamato con il mio nome. Furbi.

Nessuno ci diceva niente, tanto che qualche comparsa se ne è andata. Io no. Non tanto per le 1500 rupie (meno di 30 euro) che ci davano, ma perché avevo preso un impegno e , si sa, noi napoletani ci teniamo a queste cose.

La scena che abbiamo girato è stata cambiata, perché all’inizio dovevamo girare una scena in aereo con me alla cloche e un’altra al baggage claim. Ma i permessi non sono arrivati per entrare all’interno del terminal. Ci hanno spiegato che la cosa non è stata possibile a causa delle bombe di sabato che hanno fatto alzare il livello di sicurezza. Per cui, per noi stranieri, non c’erano le autorizzazioni del ministero degli interni indiano. In verità, l’autorizzazione non ‘era neanche per gli indiani, che avevano solo il tesserino di cui sopra, ma il pericolo eravamo noi stranieri. Forse i poliziotti non sapevano che le bombe a Delhi le hanno messe degli indiani, e non un italiano, francesi, un danese, un paio di inglesi, una belga e una brasiliana.

Inutile dire che non ci hanno permesso di riprendere immagini con i nostri telefonini. Il regista era simpatico, alcuni della troupe, composta da soli ragazzi, pure. Alla fine è stata una esperienza carina, anche se molto stancante. Ma credo di aver finito qui la mia esperienza ocn Bollywood. La lascio agi altri. Io, oramai, sono lanciato verso altri lidi.

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4 commenti

Archiviato in Diario indonapoletano

4 risposte a “E’ nata una stella

  1. Marchino

    Ciao Brad-pittNello (o pinello),
    posso già chiederti l’autografo…?…..
    mi hai fatto morire dalle risate con le tue vicissitudini.. .sei un mito di bollywood…
    non è che avete sbagliato set..invece del film
    dilli6 siete finiti sul film l’aereo più pazzo del mondo 6..?…dai che ormai ti hanno reclutato anche per altri film..preparati è inutile che fuggi…
    ciao
    Marchino

  2. Pingback: Sono su Wikipedia come attore « Indonapoletano’s Weblog

  3. Complimenti! Sei stato coraggioso!
    La prossima volta ti devono mettere almeno delle medaglie…fare un film a Bollywood è solo per cuori forti!!!!!!!!!
    Niki

  4. Pingback: Una Barbie a forma di Aishwarya Rai « Indonapoletano’s Weblog

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