Rivendicato l’attentato di Islamabad

Il mio pezzo uscito stamattina su Il Mattino.

È arrivata la prima rivendicazione dell’attentato di sabato scorso all’hotel Marriott di Islamabad, nel giorno in cui i soccorritori hanno dichiarato finita la ricerca dei dispersi, nonostante manchino all’appello ancora una ventina di persone. Il gruppo sconosciuto del Fidaen-e-Islam, ‘seguaci dell’islam’, hanno rivendicato l’esplosione con il camion bomba che ha fatto almeno 60 vittime, telefonando alla redazione di Islamabad della televisione satellitare di Dubai, Al Arabya. Nessun commento dal governo e dagli investigatori pachistani che ribadiscono di stare cercando una cellula di Al Qaeda. Convinzione degli investigatori, almeno come emersa dalle parole del ministro degli interni Rehman Malik in conferenza stampa, è che gruppi terroristi pachistani legati a quello di Osama Bin Laden, abbiano realizzato l’attentato. Una cosa è certa: gli investigatori concordano con il fatto che chiunque sia stato abbia voluto lanciare un messaggio importante al governo nei confronti delle operazioni che sta tenendo nelle regioni tribali FATA e nell’intera provincia frontaliera di Nord Ovest contro i talebani che vogliono imporre nell’area la sharia, ma, soprattutto, un chiaro messaggio all’esecutivo per interrompere la cooperazione con Washington nella “guerra al terrorismo”. Non a caso l’obiettivo scelto è stato un albergo americano, da sempre punto di riferimento della comunità internazionale in Pakistan, in particolare degli americani. Per questo, si punta il dito contro i due più feroci sodalizi terroristici talebani legati a Bin Laden, il Therik-e-Taliban di Baiatullah Mehsud (colpevole secondo gli investigatori anche della morte di Benazir Bhutto) e del Harkatul Jehadul Islam (HUJI), che in passato ha già realizzato attentati con le stesse modalità di quelle di sabato scorso. La televisione pachistana ha annunciato l’arresto di cinque persone, due legate all’attentato e tre come possibili informati sui fatti. Uno dei due terroristi arrestati stamattina, è Qari, l’imam della moschea di Gujaranwala, nella parte orientale del Pakistan. I due, l’imam e un altro uomo di cui non si conosce l’identità ma che era ricercato per un tentativo di omicidio all’ex presidente Musharraf, sono considerati membri di Al Qaeda. Sono stati arrestati nella moschea non distante da Lahore domenica notte da un gruppo di agenti che ha fatto irruzione nell’appartamento del religioso cogliendo lui e l’altro di sorpresa. Nello stesso stato orientale pachistano, ma nel distretto di Kharian, in una moschea sulla strada tra Lahore e Islamabad, sono stati arrestati dalla polizia tre sospetti terroristi, già ricercati per altro. La televisione riferisce che questi non sarebbero direttamente legati all’attentato di sabato ma che potrebbero avere informazioni in merito. Ed è giallo sulla presunta presenza del primo ministro pachistano Yousuf Raza Gilani e del presidente Asif Ali Zardari all’hotel Marriott la sera dell’attentato, per partecipare ad una cena in onore del presidente e del suo primo discorso alle camere, organizzata dal presidente della camera. Malik ai giornalisti ha detto che undici ore prima, dopo aver ricevuto informazioni di intelligence di un probabile attentato al parlamento, il ricevimento è stato spostato dall’albergo alla residenza del primo ministro, non lontana dal luogo dell’esplosione. E questo avrebbe salvato la vita ai politici e leader pachistani. Ma ieri sera il management dell’albergo ha smentito che fosse stata prenotata una sala per quel ricevimento. È stata comunque un a giornata all’insegna delle armi, nella parte occidentale del paese ai confini con l’Afghanistan. Si è cominciato alle prime luci dell’alba, quando l’esercito pachistano ha fatto fuoco contro elicotteri americani di stanza in Afghanistan che avevano sconfinato. Un episodio simile la settimana scorsa, aveva spinto Islamabad a protestare fortemente con gli USA, annunciando di non tollerare più un altro sconfinamento. Poche ore dopo, l’ambasciatore designato dell’Afghanistan in Pakistan, Abdul Khaliq Farahi, è stato rapito. La sua auto è stata bloccata a Peshawar da un commando che ha ucciso l’autista e rapito il diplomatico che, secondo il ministro Malik, è stato riportato dai rapitori in Afghanistan. In serata, invece, nella valle dello Swat, un’autobomba ha fatto 4 morti ad un check point di polizia. Il segnale della crescente insicurezza nel paese, è stata la decisione presa ieri dalla British Airways di interrompere tutti i voli da e per il Pakistan.

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