Giancarlo Siani, martire di camorra ma anche dei giornali

Il 23 settembre del 1985, killer della camorra uccisero Giancarlo Siani. Potete leggere la sua storia dovunque, c’è anche un bel libro, L’Abusivo, che racconta la sua storia. Chi, come, e quando l’hanno ucciso e’ storia nota, rintracciabile in rete. All’epoca del processo, io ho seguito tutte le udienze. Lavoravo per Metropolis, non me ne sono persa una. Fui picchiato e minacciato fuori dal tribunale da amici di coloro che stavano nelle “gabbie” dell’aula bunker del carcere di Poggioreale dove si teneva il processo. Non ho perso neanche una udienza, ricordo ancora il pubblico ministero, Armando D’Alterio, la sua professionalità. Ricordo gli avvocati, ricordo lo sguardo feroce che mi rivolse il boss dei Valentini (clan di Torre Annunziata) Valentino Gionta quando il fotografo di fianco a me gli scattò una foto e lui pensò fossi stato io. Ricordo ancora il brivido che mi percorse la schiena quando quegli occhi mi freddarono. Non entro nel merito della sentenza. Dico solo che per me non è stata chiarita tutta la verità perché io credo, a differenza di quello che sia stato definito nella sentenza, che la camorra l’abbia ucciso su richiesta della politica e non su sua iniziativa. Ma queste sono altre storie. Quello che mi interessa sottolineare è che Giancarlo Siani a 26 anni era un abusivo, ma che trattava comunque fatti e notizie importanti. Come ho fatto e continuo a fare io (senza volermi paragonare a lui, al suo sacrificio), come fanno migliaia di colleghi. Giancarlo dovrebbe essere un esempio. Che non ci siano più omicidi di camorra, che le parole non vengano più interrotte con la forza, mi sembra che sia normale, auspicarlo mi sembra banale. Che invece non esistano più abusivi come Giancalo mi sembra una cosa che dovrebbe essere presa in considerazione e che invece non lo è per niente.

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16 commenti

Archiviato in Diario indonapoletano

16 risposte a “Giancarlo Siani, martire di camorra ma anche dei giornali

  1. mimmo torrese

    Ricordo l’assassinio di Giancarlo Siani, collaboravo da poco a Il Mattino, e la notizia si propagò ancor prima di essere pubblicata. Seppi dei tentennamenti del direttore Pasquale Nonno che non voleva uscire con la morte del suo cronista in prima pagina, di alcuni “colleghi” che presero le distanze dalla sua persona. In quegli anni di guerra di camorra tra cutoliani e appartenenti alla Nuova Famiglia, di grossa commistione tra politica e malavita organizzata, anche ai più alti livelli, poteva accadere anche questo. Certo è che fu mandato allo sbaraglio in un ambiente di cui presumibilmente non conosceva la pericolosità. Ricordo che a Torre Annunziata, i “guagliuni” bloccavano il traffico quando dovevano passare le auto a tutta velocità piene di sigarette di contrabbando, e nessuno poteva opporsi. E’ chiaro che operazioni del genere erano “tollerate e protette” anche in alto, visto che tutti sapevano ma nessuno faceva niente per stroncare questo fenomeno che fece anche alcune vittime trovatesi ad attraversare la strada mentre passavano i bolidi carichi di bionde.

  2. Alessandro

    Ricordo anche io Siani, anche se avevo 12 anni.
    Ricordo la mia insegnante professoressa Stanziano entrare in classe piangendo.
    Donna/insegnante di altri tempi tutta di un pezzo, amante di Napoli all’inverosimile.
    Piangeva come una bambina e ci disse che noi dovevamo sapere anche se 12enni. Ci lesse l’articolo della sua morte in classe e ci raccontò la storia di un grande uomo che non aveva paura.
    Io a Napoli abito nella 167 (Scampia) lotto G dove quando cambiano gli scenari camorristici (fuori i fabbrocino dentro gli scissionisti) mi fermano per capire chi sono e che voglio nella 167, dove una non avendomi riconosciuto in sella ad una moto di un caro amico con il casco aperto rischiavamo di essere picchiati
    Nonostante sia per la non violenza e per l’educazione come prevenzione,a volte penso alle parole di Sean Connery negli Untouchable:
    ” se vuoi fare la guerra con questa gente se loro mandano uno dei tuoi all’ospedale tu ne mandi 4 dei loro all’obitorio”

    Pace all’anima tua Giancarlo.

  3. maurizio cerino

    Caro Nello,
    credo ti ricorderai di me. Incontro questo tuo interessante blog andando alla ricerca – guarda caso – proprio di ulteriori notizie su Giancarlo. Avevo intenzione di postarti un saluto in altra parte, ma poi, ovviamente, sono stato accalappiato in questo post.
    Strade diverse, ma comuni, ci hanno portati – Giancarlo e me – a incontrarci: lui giocatore-allenatore di pallavolo, io arbitro. E ancora strade comuni, ma parallele, ci fanno re-incontrare: lui corrispondente del Mattino da Torre Annunziata, io «abusivo» di Napolinotte (ottomila copie in tutto, 2000 tra le carcferi italiane!!!). Ne nacque una seria amicizia professional-pallavolistica.
    Non parlo della cronaca dei fatti, delle inchieste – sbagliate le prime due – né della sentenza e della congruità della causale omicidiaria.
    Vorrei dire due cose.
    La prima. Dissento dal considerare un buon libro quello di Franchini, l’Abusivo. Abusivo ci sarà lui, che ha «rubato» quanto raccontatogli, registrando senza dirmelo, quello che raccontavo. Falso per quanto possa essere falsa la sua presenza in quella redazione di Riviera di Chiaia (mi pare), che identifico nel primo «Napoli Oggi». Discutibile lo stile “misto” con quel minestrone di fatti e misfatti del suo parentado. Una cosa non tollero: Giancarlo non era un “abusivo”. Non perché avesse quel misero contratto ex articolo 12 del nostro contratto di lavoro (corrispondente), ma perché faceva questa attività con tutta la dignità e con grande professionalità. Diciamo che era precario, certamente. «Abusivo» è un termine che, se deconstestualizzato dal nostro ambiente, ha un sapore assai denigratorio, come i guardiamacchine abusivi. Una cosa non è mai venuta fuori: il 21 settembre di quel 1985 il CdR del Mattino comunicò alla redazione le intenzioni dell’allora direttore responsabile di voler assumere tre persone: una di quelle era Giancarlo. Contratto da praticante. Un’altra ero io, praticante temporaneamente disoccupato (Napolinotte aveva interrotto le pubblicazioni per riprenderle proprio nel giorno dell’omicidio e interromperle per sempre il 12 dicembre 1985). La terza non la rivelo per ovvi motivi di privacy. Era un’ intenzione, non una decisione ufficiale: ma di quella terna due su tre siamo stati assunti. Se le cose fossero andate in maniera diversa, saremmo stati presi tutti. E dei tre nessuno aveva la “raccomandazione” doc, politica per capirci. Per significare che non si trattava di fandonie.
    La seconda. Forse anche io non capirò l’italiano, ma il commento di Mimmo Torrese non l’ho compreso. In una gra confusione si mescolano giornalisti, che prendono le distanze da non si capisce-bene-cosa, con camorristi e massimi livelli (forse politici?). E anche qui – come in tanti hanno fatto – si spara una sentenza: Giancarlo fu mandato allo sbaragio….non si rendeva conto di dove metteva le mani… Nemmeno che stessimo parlando di uno sprovveduto, di uno che non conosceva la camorra. Giancarlo, tanto per amor di cronaca, cosceva e aveva chiara la pericolosità sociale della camorra, di quel territorio come di altri, non foss’altro perché aveva pubblicato importanti reportage e saggi su L’Osservatorio sulla camorra e su Il lavoro nel sud. Il principio informatore di Giancarlo, quando lavorava era: ricercare notizie, verificare… se sai e verifichi allora scrivi; se non sai o non verifichi, meglio tacere e ritentare per altre strade. Un insegnamento che dovrebbe essere ripreso da taluno.
    Un’ultima cosa: scrissi un libro su Giancarlo, non l’ho messo in vendita ma, grazie a un’amministrazione comunale in a provincia di Napoli – unica a rispondere all’appello – ne sono state stampate 10mila copie e distribuite nelle scuole dell’aera Giuglianese-maranese: vi è racchiusa la storia giudiziaria dell’intero caso, ad eccezione dell’ultima sentenza, quellad ella Cassazione, che prosciolse Gionta. L’amministrazione comunale era di centro-destra, ahimé, ed è stata l’unica, ripeto, ad aver accettato il progetto.
    Ti invio i mie più cordiali saluti
    Maurizio Cerino

  4. Nello

    Maurizio, come posso dimeticarmi di te? Non sapevo della storia dietro al libro di Franchini. Se è così, e non posso dubitarlo, scusa l’inesattezza. Che però non credo tolga nulla alla figura di Giancarlo. Per Mimmo non posso ovviamente rispondere. Magari averlo oggi un contratto art. 12! Ti ringrazio della tua visita e soprattutto del tuo affetto.
    Nello

  5. mimmo torrese

    E’ vero, Giancarlo Siani non era uno sprovveduto, ma era un giovane, che come tanti, amava questo mestiere. Tanto da fargli fare le cose con il cuore e non con la testa. Spettava ad altri, secondo il mio umile parere, metterlo in condizioni di non correre pericoli. Conosco bene sia l’Osservatorio della Camorra di Amato Lamberti, sia Il Lavoro nel Sud di Salvatore Adorno e conoscevo bene la città di Torre Annunziata per aver collaborato ad alcune testate locali e per frequentazione di giornalisti e politici. Ho “collaborato” giovanissimo a Il Mattino per molti anni, e posso dire che quasi nessuno dei “grandi” ci consigliava comportamenti per non correre gravi rischi. Anzi, molte volte, a seguito di gravi fatti gli inviati calcavano molto la mano, lasciando poi noi poveri corrispondenti, conosciuti da tutti, alla mercè del “malcontento” di alcuni. Per quanto riguarda i giornalisti che prendono le distanze, intendevo dire che molti suoi colleghi di allora non erano daccordo con il modo in cui faceva informazione, forse perchè legati ad ambienti politici che a loro volta facevano affari con la camorra. Spero di aver migliorato il mio italiano e di essere riuscito ad far capire il mio pensiero.

    P.S. sicuramente non ti ricordi di me ma più volte ci siamo incrociati su “fatti” a Torre del Greco, insieme a Salvatore Adorno. Se non ricordo male una volta anche in occasione dei fatti della Moby Prince.

  6. Caro Mimmo, forse sarà l’età… Ricordo Adorno, come non potrei. Se ti vedo, certamente ne avrò contezza. Sono stato infelice: non intendevo riferirmi al tuo italiano del post o del passato. Io proprio non avevo capito, forse anche epr l’ora tarda, quando il cazzeggio s’inserisce alla fine di una giornata da metalmeccanico dietro a un pc a pasasr titoli e legger pezzi altrui: questo è diventato il nostro lavoro, ahimè.
    Per qualsiasi cosa, sempre qui a disposizione.

  7. ps.: per mimmo torrese.
    La giornata della Moby Prince la ricordo, e ricodo quando il buon Adorno arrivò con tutte le capozzelle dell’equipaggio. Io poi ebbi il mazzo di fare l’intervista al mozzo, Bernard o Bertrand se non ricordo male.

  8. ps.: per mimmo torrese.
    La giornata della Moby Prince la ricordo, e ricodo quando il buon Adorno arrivò con tutte le capozzelle dell’equipaggio. Io poi ebbi il mazzo di fare l’intervista al mozzo, Bernard o Bertrand se non ricordo male.
    Ciao

  9. Per nello

    Ho saputo, per indiretta via, degli sviluppi della tua vita e, devo dirlo con onestà, mi fa piacere e ho una punta d’invidia per il sol fatto che, mi pare, tu non stia in Italia, al momento, ma in India.
    Al di là del luogo, che ha tutto un suo fascino, per certi aspetti misterico ed esoterico per i rituali che ancora sopravvivono – da quello che sbircio in qualche documentario – la cosa migliore, dal mio punto di vista è che tu sei lontano da questa fanghiglia in movimento che costituisce il «prossimo» italico, senza cadere nella vorticosa trappola della politica.
    ti lascio la mail del giornale, dalla quale ti darò la personale (togli asterischi misura contro sniffer spam)
    ***mau***rizio.ce***rino**@ilmat***tino.it

    a presto leggerti (compatibilmente con i tuoi impegni.
    m.

  10. mimmo torrese

    per Maurizio Cerino
    Ricordo benissimo quella intervista. Io non ci riuscii. Allora scrivevo per il Roma, traghettato dal buon Mimmo Ferrara e dove avevo Nora Puntillo come mio capo e Nino Femiani come vice. Con Il Mattino, non avevo nemmeno un articolo 12, anche se poi qualcuno mi promise un articolo 36. Purtroppo non solo non ebbi il 36, ma mi misero in un angolo. Dopo la parentesi con il Roma ritornai a via Chiatamone collaborando con il settimanale Tv tempo libero, con Santa Di Salvo. Scrivevo di fotografia e di fotografi.
    Anche per quanto mi riguarda, qualsiasi cosa a disposizione.
    info(chiocciola)mimmotorrese(punto)com

  11. Fiorella

    colgo l’occasione per salutarti maurizio, tu che hai collaborato molto alla realizzazione della mia tesi! e penso ci rivedremo a breve per ultimare delle cosuccie…poi non ti chiederò più nulla, promesso! Navigando ho trovato questo sito a me precedentemente ignoto e solo per caso mi sono incuriosita allo scambio di battute riportate sopra…e leggendole mi è venuta in mente una domanda: ma cos’è cambiato in fondo in 23 anni? La camorra continua ad insediarsi ovunque, nella politica, al governo, nella sanità, nei piccoli comuni, nelle aziende, in molti giornali, nel vicino di casa, nel piccolo rivenditore al dettaglio, nei media e nel ragazzino di 17 anni che spaccia come quei “baby corrieri” della droga dell’85.
    Insomma Napoli sembra offrire lo stesso scenario che ha circondato Giancarlo nei suoi 4 anni di attività giornalistica, lo scorcio di una città che probabilmente lui desiderava potesse cambiare. Insomma, mi è venuto da pensare: “cosa direbbe Giancarlo della Napoli di oggi?”
    Credo che oggi siano cambiati solo i nomi, ma lo sfondo purtroppo è lo stesso…..forse con qualche militare in più per le strade del centro, rispetto a 23 anni fa, con il tentativo di dare ai cittadini l’immagine di una città sicura. Sicura?! Talmente sicura che ci sono ancora giornalisti minacciati dalla camorra, soltanto perchè hanno coraggio, e perchè svolgono il proprio mestiere con passione e dedizione. Proprio come Giancarlo.

  12. Nello

    Maurizio, che ha il polso della situazione (io ho lasciato la cronaca nera da oltre 5 anni) potrà rispondere in maniera esaustiva. Da parte mia credo che l’unica arma che ci resta, è quella di continuare a denunciare fatti e persone. E in questo la nostra professione, che ha già fatto tanto, può ancora fare molto. Ma, credo, sia importante evitare personalismi e soprattutto divismi.

  13. simona

    anche io lo conoscevo studiandolo a scuola ciao

  14. simona

    ciaoooooooooooooo giancarlo siani

  15. Antonio Esposito

    Io mi chiedo se il suo unico errore è stato quello di essere SOLO o di aver parlato troppo.In ogni caso credo che debba essere ricordato,non per le parole,non per le inchieste ma per la MORTE,si lui ha affrontato la morte,ha affrontato quel baluardo che noi egoisticamente consideriamo invalicabile,si amici credo che lui abbia vissuto più di noi,almeno ha LOTTATO per quelli che erano i suoi ideali di pace..giustizia..lui è MORTO per dare a noi sicurezza,per donarci speranza…per dare a noi quella luce,,oramai spenta nei nostri cuori.Ma io dico NO…GIANCARLO non sarà davvero scomparso finchè ognuno di noi nel suo cuore non porta il suo sorriso..la sua voglia di vivere..la sua conoscenza..la sua perdita non toccherà noi ma quegli esseri per i quali dobbiamo provare solo PIETA’.Si amici..lui è morto ma ha donato a noi,uomini del domani un motivo per vivere,non voglio essere blasfemo o fare giudizi stupidi,magari cadere nel banale ma anche CRISTO morì per noi,forse GIANCARLO è stato più credente di noi,e anche lui è resuscitato..si amici è resuscitato nel cuore di coloro che dall’ombra avranno il coraggio di urlare BASTA

  16. Raffaella

    ..mi son trovata qui proprio per una ricerca su Siani.Laprima cosa che ho pensato leggendo ciò che han scritto di lui i suoi colleghi è che siete son stati fortunati ad averlo conosciuto.Io son venuta a conoscenza di questa triste storia tramite il film, in sala in questi gg, e la cosa che mi ha fatto più rabbia èche queso ragazzo era veramente solo nonostante scrivesse articoli così rivoluzionari e compromettenti..

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