Via libera all’accordo nucleare India-USA, alla faccia degli accordi internazionali

Pur se dalla porta di servizio, scavalcando i paesi in fila da anni, l’India riesce ad arrivare al primo posto in fatto di nucleare e assicurarsi l’accordo agognato con gli Stati Uniti. Dopo tre anni di dibattiti a Washington, Delhi e Vienna, il senato americano ha, a larga maggioranza, approvato l’accordo di cooperazione nucleare civile tra Stati Uniti e India, con il quale Washington fornira’ tecnologie e carburante a New Delhi per le sue 14 (che potranno aumentare) centrali nucleari civili. E’ stata una vittoria voluta, cercata e ottenuta tutta dal primo ministro indiano Manmohan Singh che, per conseguirla, ha anche dovuto registrare le critiche dalla sua maggioranza sfociate nell’abbandono dei partiti comunisti, abbandono in seguito al quale e’ dovuto ricorrere ad un discorso alla nazione per spiegare la bonta’ dell’accordo. Una vittoria che proietta Singh da ‘yes man’ di Sonia Gandhi, come veniva dipinto dalla stampa indiana, direttamente verso un secondo mandato se il suo partito dovesse rivincere le elezioni di maggio 2009. Con l’accordo di oggi, l’India esce dall’isolamento dei paesi nucleari cominciato nel 1974, quando inizio’ test terminati nel 1998. Delhi non ha mai sottoscritto l’accordo di non proliferazione nucleare e 8 delle sue ventidue centrali nucleari (altre nove sono in costruzione), sono militari. Proprio la distinzione netta tra nucleare civile e militare e’ stata la chiave che, insieme alle possibilita’ economiche enormi di investimento da parte di aziende americane, ha convinto i senatori americani a dare il via libera all’accordo che ruotera’ intorno a 70 miliardi di dollari di scambi commerciali. Delhi, che ha anche ospitato una missione di ispettori dell’Aiea, l’agenzia internazionale per l’energia atomica che ha sede a Vienna, si e’ impegnata a tenere distinte le due cose, assicurando che il carburante e le tecnologie americane, alle quali seguiranno quelle francesi e russe, serviranno solo ad alleviare l’atavica mancanza di energia nel paese, favorendone lo sviluppo. Il nucleare al momento fornisce meno del 3% di elettricita’ al paese e a pieno regime nel 2050, dovrebbe arrivare secondo stime, ad una quota del 25%. Ma questo non riduce la portata dell’evento e della vittoria di Singh, che ha riportato l’India piu’ che mai al centro dello scacchiere internazionale, dimostrando come trattati internazionali, come quello di non proliferazione, possano essere aggirati e calpestati in presenza di denaro e promesse. Neanche la dura opposizione interna e le proteste straniere (Pakistan, Iran e Cina, in primo piano) offuscano la vittoria di Manmohan Singh. I partiti comunisti ex alleati di governo hanno promesso di continuare a dare battaglia e dopodomani scenderanno in piazza per osservare un ‘giorno di lutto”. Proteste nate dalla volonta’ di non sentirsi sussidiari agli Usa e appoggiate dall’opposizione dei partiti nazionalisti indu’ che, invece, temendo il Pakistan, criticano l’aver accettato di non poter piu’ effettuare test atomici. Il Pakistan non si e’ opposto all’accordo, ma ne ha chiesto uno simile. L’accordo indo-americano, non solo ha creato un precedente, ma ha anche spostato il gioco delle alleanze nell’area, avvicinando l’India agli USA e il Pakistan alla Cina, in uno scambio vicendevole. La Cina, che in sede di Nsg (il Nuclear Supplier Group, il gruppo di paesi che hanno l’energia nucleare) si era opposta all’accordo tra New Delhi e Washington, ora appoggia la richiesta pachistana di accedere allo stesso tipo di accordo. Ma sara’ difficile che venga fatto un altro strappo. Dopotutto, sentenzieranno l’Aiea e l’Nsg, il Pakistan non offre le stesse garanzie di stabilita’ dell’India. Ma, per l’intanto, Islamabad continua ad avere la bomba atomica.

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