La Tata chiude la fabbrica, ritardi per la Nano

La Tata ha detto basta. Dopo mesi di speculazioni, manifestazioni e problemi, l’azienda di Ratan Tata ha deciso di chiudere la fabbrica di Singur dalal quale sarebbe dovuta uscire la Nano, l’auto a 1700 euro. La decisione è stata presa sabato, alla vigilia di un importante festa a Calcutta e in tutto il West Bengala, il Durga Puja. I giornali di Calcutta riportavano il malcontento degli operai e di quelli che lavorano all’indotto che ora hanno perso, come si suol dire, “filippo e il panaro”. La gente comincerà a vedere che la mancanzi di stipendi in zona creerà non pochi problemi. Li non ci sono gli ammortizzatori sociali, e quelli che hanno perso il lavoro lo hanno perso è basta. Neanche la proposta di aumentare i soldi ai contadini ai quali avevano preso le terre per costruire la fabbrica è servita. La fabbrica chiude, la gente perde il lavoro. E, a differenza di quanto succede in Italia, ora si teme per la vita dei sindacalisti, la cui ottusità ha creato migliaia di senza lavoro. Ispettori della Tata stanno ispezionando dei terreni nello stato centrale indiano dell’Andra Pradesh per verificare la possibilita’ di costruire in loco la fabbrica dalla quale dovra’ uscire la Nano, l’auto da 1700 euro, dopo la chiusura dell’impianto di Singur, in West Bengala. Diversi stati indiani hanno proposto a Ratan Tata, patron dell’azienda automobilistica partner Fiat, di costruire presso di loro la nuova fabbrica. Tata fino all’ultimo ha cercato di scongiurare la chiusura della fabbrica di Singur, non solo per evitare di riprendere il lavoro da un’altra parte, ma anche per rispettare la scadenza di ottobre come data d’uscita per l’auto piu’ economica del mondo. Sabato scorso la decisione finale, dopo ore di incontri tra la Tata, il sindacato/partito del Trinamol Congress e il governo del West Bengala. Nonostante l’offerta di maggiori aiuti per i contadini locali ai quali sono stati tolti i terreni per far posto alla fabbrica, Mamata Banerjee, la leader del Trinamol Congress ha detto no e a Rata Tata non e’ rimasto altro da fare che cercare un nuovo terreno per la fabbrica della Nano. A Calcutta, capitale dello stato del West Bengala, si incomincia a sentire la crisi. I giornali parlano di lamentele da parte di ex operai ma soprattutto di tutto l’indotto (sia delle aziende che operavano per la fabbrica sia per tutti i piccoli negozietti e le altre attività sorte intorno all’impianto), che incominciano a rendersi conto di non avere più uno stipendio. E qualcuno comincia a lamentarsi dell’atteggiamento oltranzista della Banerjee, temendo proteste e manifestazioni di piazza. In questi giorni a Calcutta e in tutto il West Bengala si festeggia la Durga Puja, la festa religiosa induista più importante dello stato. Molti ex dipendenti, sui giornali di Calcutta, si lamentano del fatto di non avere soldi per le feste. Ma la Nano continua a vivere a Calcutta. Per la festa religiosa, si realizzano grandi statue di cartapesta della dea e di altri dei del pantheon induista oltre che rappresentazioni di oggetti e attività quotidiane. Quest’anno il piatto forte erano le riproduzioni in cartapesta della Nano che, nonostante la chiusura della fabbrica, non sono state distrutte e fanno bella mostra di loro in tutti i ‘pandal’, i templi costruiti in bambù e cartapesta per custodire le statue durante la festa prima che queste ultime vengano immerse nel Gange.

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3 commenti

Archiviato in Vita indiana

3 risposte a “La Tata chiude la fabbrica, ritardi per la Nano

  1. tuttoqua

    Beh, cosi’ imparano. Per un altro anno o due o cinque nessuno sentira’ la mancanza della Nano, ma quegli operai sentiranno la mancanza dello stipendio alla fine del mese, e mi fanno molta pena. Mi fa riflettere quanto hai detto sui sindacalisti e sul fatto che debbano temere anche per la loro “salute”, e mi chiedo come sarebbe andata a finire la questione Alitalia se nel nostro paese ci fosse una situazione analoga tra le parti in causa…

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