La Cina vuole organizzare nuovi incontri con i tibetani

La Cina organizzerà “nel prossimo futuro” un nuovo round di discussioni con i “rappresentanti privati del Dalai Lama, su richiesta dello stesso Dalai Lama”. Con questa breve dispaccio dell’ agenzia Nuova Cina, Pechino ha risposto alle recenti dichiarazioni del leader tibetano, che ha affermato che la sua fiducia “nell’ attuale governo cinese si sta affievolendo”. Nuova Cina aggiunge che il “terzo incontro” con i rappresentanti del leader tibetano, che nel 1989 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace, avrà luogo “nonostante gli incidenti di Lhasa in marzo e le gravi azioni di disturbo e sabotaggio dei Giochi Olimpici di Pechino da parte di un pugno di secessionisti del ‘Tibet Indipendente'”. Il 10 marzo, anniversario della rivolta tibetana del 1959, che si concluse con la fuga del Dalai Lama in India, sono iniziate nella capitale del Tibet, Lhasa, una serie di manifestazioni anticinesi che si sono protratte fino alla fine di maggio e si sono svolte sia nella Regione Autonoma del Tibet che nelle altre zone della Cina a popolazione tibetana. Secondo le autorità cinesi ci sono state in tutto 22 vittime, in grande maggioranza civili uccisi dai manifestanti tibetani a Lhasa nelle violenze contro gli immigrati cinesi che si sono verificate il 14 marzo. Il governo tibetano in esilio, che ha la sua sede a Dharamsala in India, afferma che sono almeno duecento. La Cina ha affermato che per le proteste sono state inflitte in tutto 41 condanne a pene detentive e che 1.157 persone fermate sono state rilasciate senza essere sottoposte a processo. I tibetani in esilio sostengono che sono state arrestate “migliaia” di persone, di molte delle quali si ignora la sorte. Una serie di incontri tra i rappresentanti del Dalai Lama e del governo cinese si sono tenuti dal 2002 al 2007, senza produrre risultati concreti. Altri due round si sono tenuti in maggio e luglio. Il governo tibetano in esilio ha organizzato per i giorni dal 17 al 22 novembre un incontro tra le diverse istituzioni della comunità tibetana. “Abbiamo bisogno di capire, di analizzare e di pensare insieme a soluzioni di lungo termine basate sulla situazione attuale reale”, ha spiegato il Dalai Lama, che ha voluto precisare di non aver rinunciato alla cosidetta “Via di Mezzo”, vale a dire la ricerca di una soluzione pacifica della controversia con la Cina, mantenendo il Tibet come una provincia cinese con una “vera” autonomia. Ad innescare le dichiarazioni del Dalai Lama sarebbero state, secondo osservatori che simpatizzano con la causa tibetana, le affermazioni di dirigenti cinesi secondo le quali i colloqui riguarderebbero solo le condizioni alle quali il leader tibetano potrebbe rientrare in Tibet.”… Questa strada (la Via di Mezzo) non ha finora avuto alcun effetto sul nostro vero obiettivo – ha spiegato il Dalai Lama – che è quello di migliorare la vita dei tibetani all’ interno del Tibet…Il futuro del Tibet deve essere deciso dal popolo del Tibet e non da me come individuo…”.

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