Collaboratori fidati e polizia onesta

Lei ha lavorato cinque anni con una delle migliori amiche di tua moglie. La conosci. L’amica di tua moglie è andata via e tu l’aiuti a trovare lavoro presso un’altra famiglia. Poi, visto che hai bisogno anche tu, la prendi a lavorare con te. Lei ti dice che può lavorare dalle 9 alle 17. Va bene, non è quello che cerco, ma ti conosco, ti voglio aiutare, accetto. Ti pago uno stipendio alto rispetto agli altri. Cominci a venire. Vai via alle 17, ma smetti di lavorare alle 14. Dopo fai il pranzo e ti stendi a terra, nella stanza-dispensa per dormire. Alle 16.30 ti svegli, ti prepari e alle 17 in punto vai via. Ti dico che per me lavorare fino alle 17 significa lavorare fino alle 17, se vuoi una pausa, come è anche giusto che sia, prolunghi il tuo orario, in mezza giornata non puoi fare tutto. Tant’è che la tata della bambina ti da una mano. Accetti. Ma io non sono soddisfatto. La casa non è pulita bene, tu sparisci sempre per qualche decina di minuti. Hai sempre un parente ammalato. Che possiamo fare? dice mia moglie. Di meglio non troviamo. E’ vero. Ma io mi sento preso per il culo. A dicembre, quando parto con mia figlia per l’Italia, la cacciamo. Tanto a mia moglie basta una sola persona. Mi chiedi aiuto te lo do. Domenica mi arriva una telefonata di mia moglie. Hai preso dei soldi dalla “cassaforte”? Mancano. No, le rispondo, non ho preso nulla. Contiamo, ricontiamo, togliamo tutto, smontiamo. Ma i soldi mancano. E pure una bella cifra, parte dell’affitto della casa. E’ stata lei, ne sono quasi sicuro, anche se ovviamente debbo dubitare di entrambe. Lei è qui da due mesi, l’altra da oltre un anno e non è mai successo nulla. Prima di lei abbiamo avuto al sorella dell’altra, per quattro anni. Non è mai mancato neanche uno spillo. Ieri mattina, arriva come al solito. Pochi minuti dopo il suo arrivo, mentre facevo colazione, mi dice che deve andare via presto. Un parente è morto. Un altro. Ma quanti cazzi di parenti ha? E poi, è possibile che in meno di due mesi che sta da noi si sono ammalati e morti tutti in questo periodo? La blocco, convoco anche la tata, e dico loro che qualcuno ha rubato. Non accuso nessuno, chiedo solo di sapere. Anche perché, se nessuno di loro è stata io devo chiamare la polizia perché significa che sono entrati i ladri, cosa che comunque non le esime, soprattutto lei, dalle responsabilità. Ma perché chiamare la polizia?, dice. Se nessuno mi dice nulla, sono entrati in casa estranei, e io devo tutelare la famiglia, rispondo. Va bene, dice, io non sono stata, ma per evitare che venga la polizia mi potete tagliare lo stipendio a poco a poco e io ve li restituisco. No, non voglio la carità da nessuno, rispondo. Posso capire che una di voi ha avuto un momento di bisogno. Me lo dice, mi restituisce i soldi anche non tutti insieme, e se ne va. Avete solo due strade: uscire da questa casa con onore restituendo i soldi senza che io chiami la polizia, oppure uscirne con disonore con un’accusa di furto. L’altra, della cui bontà sono certo (anche perché è con noi da tempo e non avrebbe avuto la possibilità di rubare)  non ci sta. Io non restituisco niente e non ho paura della polizia, mi dice. Una cosa che mi ha fatto molto pensare. La polizia qui è corrotta, picchia gli indiziati, anche se sono donne. Lei, la buona, è anche una donna sola, senza marito, quindi preda più facile. Ma è sicura di se e non ha paura di affrontare gli agenti. Così li chiamo. Arrivano in tre e, ovviamente, non parlano inglese. Indagano, interrogano. Mi chiama uno in disparte. Mi dice che è convinto che sia stata quella nuova. Mi chiede che devo fare? la devo portare in caserma? Io gli dico che deve decidere lui. Allora va da lei e le dice di confessare, altrimenti l’avrebbe portata in caserma, dove avrebbe trovato delle poliziotte “gentili” che con i loro metodi l’avrebbero fatta confessare. Lei tentenna. Crolla ma non vuole confessare, per non essere arrestata. Ci accordiamo. Io scrivo un report alla polizia nel quale dico che ho trovato i soldi da un’altra parte. Lei sottoscrive una lettera nella quale dice che ha preso un anticipo da noi che ci restituirà entro la nostra partenza. Ovviamente la mandiamo via, lei sa che nel caso questa lettera va dalla polizia. Gli agenti, prima di andare via, chiamano in disparte l’altra, che ci ha fatto anche un po’ da interprete. Mi approcciano. Vogliono soldi. Uno dei tre rimprovera gli altri due. Niente soldi. Vanno via tutti. Anche (a sentire alcuni amici, solo) questa è l’India.

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3 commenti

Archiviato in Diario indonapoletano

3 risposte a “Collaboratori fidati e polizia onesta

  1. “Anche questa è l’India” (sicuramente non “solo” vista l’onestà dell’altra ragazza) ma io non credo che dipenda dal posto… sistemi di polizia a parte… consideratevi fortunati di avere in casa almeno “una” collaboratrice onesta e perbene… succede un po’ ovunque, fortunatamente è impossibile generalizzare.

  2. Nello

    Godot, sono d’accordo, infatti io non ho generalizzato. Ma, ti posso assicurare, sarà per la globalizzazione, la crisi economica, come ho già scritto in altri post, non c’è un solo straniero che non si lamenti dei propri domestici, la cui maggior parte ruba in casa. Tant’è vero che è cominciata una guerra di poveri. Nelle case degli stranieri a Delhi stanno arrivando i nepalesi, più “economici” e per il momento fidati. Tanto per farti un esempio. In questi giorni in una lista di distribuzione su internet tra expat in India e indiani, c’è un dibattito su quanto dare come tredicesima (che qui si da in occasione di Diwali). La maggior parte degli expat da uno stipendio intero in più, gli indiani il 20% dello stipendio. Un indiano, presidente di una grossa società ha scritto, traduco testualmente, che “a questi della quarta classe non puoi dare i soldi altrimenti si montano la testa. Voi stranieri sbagliate e così ci rovinate”. Il problema siamo dunque noi?

  3. Sì si… mi sono accorta che non avevi generalizzato… ma è vero che anch’io mi sento spess dire da amici che stanno a Napoli, in Inghilterra, in Giappone o negli Usa… che i domestici “rubano”. a volte mi chiedo se non sia perchè spesso hanno situazioni veramente tragiche da affrontare?
    Certo che il presidente della società che citi… è proprio “un signore”… non è che loro hanno bisogno di rubare perchè c’è chi li tiene alla fame perchè “sono della quarta classe”? No, non credo siamo noi il problema… ciò non toglie che tu abbia fatto bene a chiamare la polizia, perchè un crimine resta un crimine e dato il vostro rapporto avrebbe potuto chiedere una mano alla tua famiglia prima di provare a fartela sotto il naso.

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