Sul mio silenzio (parte seconda e ultima)

Una cosa volevo farvi notare. A parte la spettacolarizzazione, l’attentato i Mumbai non rappresenta nulla di nuovo nel panorama indiano. Sempre l’ex Bombay è stata oggetto di attentati anche più gravi. Ricordo che due anni fa diverse bombe esplosero nella “metropolitana” della città facendo 200 morti. Ma erano tutti indiani, per cui, dopo neanche un paio di giorni, se ne dimenticarono tutti. Come questo altri. In meno di sei mesi, gli ultimi, in India ci sono state, accantonando i fatti di Mumbai, almeno 64 bombe che hanno ucciso quasi 300 persone ferendone 900. Quante di queste notizie ricordate? Invece di Mumbai ce ne ricordiamo, per la spettacoliazzazione dell’evento e perchè ci sono andati di mezzo anche gli stranieri. Non c’è che dire. Come sempre i morti indiani valgono di meno, come nel caso delle inondazioni, dei terremoti, dello tsunami. Si è fatto un casino in Italia per la questione dei cristiani in Orissa dopo l’attacco ad una chiesa e l’uccisione di alcune persone (sempre deprecabile, per carità). Ma cala il silenzio sulle centinaia di morti quotidiane anche in Orissa a causa delle guerre tribali, di indiani missionari di tutte le religioni, di povera gente, di morti di fame, di gente che muore nell’attesa della “speranza indiana”. Non c’è che dire, faccio davvero un bel mestiere. Mi sento un po’ Cassandra, rileggendo e pensando che scrivevo o dicevo che eravamo in pericolo, che non potevamo uscire di casa, da più parti mi prendevano n giro, dicevano che ero esagerato. Ecco. Mi dispiace aver ragione così. Sempre sul fatto di aver ragione (non che la cosa mi fa piacere), ma il 13 settembre scorso ho scritto un post (e un lancio Ansa) nel quale riportavo che i terroristi avevano annunciato hce il prossimo attentato rispetto a quello di Delhi di settembre, sarebbe avvenuto a Mumbai. Porto sfiga?

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10 commenti

Archiviato in Diario indonapoletano, Vita indiana

10 risposte a “Sul mio silenzio (parte seconda e ultima)

  1. No, sei sveglio!:)
    D’altronde lo sapevano degli attentati, nei forum dei fondamentalisti se ne parlava da tempo (ne seguo uno, anche se non partecipo attivamente), e hanno fatto bene dei politici indiani a dimettersi. Lo devono.

  2. Nello

    Hai ragione, cara Enrica, ma qui pare che oggi, dopo gli attentati di Mumbai, tutti scoprano l’acqua calda. Ma fino ad ora dove vivevano? cosa leggevano? meglio lasciarli ai loro romanzi d’appendice. Dopotutto, chi di speranza colpisce…

  3. Marchino

    Ciao Nello,
    hai perfettamente ragione sul tuo silenzio,
    quando ti ho girato alcune notizie via mail e dopo
    non ho visto nulla a riguardo sul tuo blog, ho
    immaginato una cosa del genere..
    aggiungo che tutti i giornali e tv avevano ormai
    spettacolarizzato e riportato più volte queste notizie per cui secondo me non c’era nemmeno
    la necessità di aggiungere nulla di più attraverso il tuo blog ..poco male…ciao

  4. Ciao, sono rimasta senza parole per quanto successo a Mumbai… e lasciare senza parole me è difficilissimo. Forse perchè sembra non esserci niente di giusto da dire su una tragedia simile.

  5. Ciao,

    letto con interesse le tue motivazioni, anche se francamente non le condivido. Gli attentati di Mumbai sono diversi dagli altri a mio avviso, per la strategia della guerriglia, usata fino ad ora solo nell’ottobre del 2005 a Delhi (parlamento), ma in modo più ‘roccambolesco’ e con una strategia basata sull’improvvisazione. Per questo la tecnica della guerriglia portata nel cuore della città simbolo dell’India moderna, ritengo sia un punto di svolta che distingue Mumbai dalla lunga storia del terrorismo nel Subcontinente. Inoltre, per quanto vero che i reporter indiani e stranieri hanno spettacolarizzato gli avvenimenti, il fatto che Mumbai sia stata l’apertura dei midia di tutto il mondo per 3 giorni non è un conseguenza imprevista ma un successo per gli attentatori.
    Mi spiace poi che tu, vivendo in India e avendo la fortuna di lavorarci, riduca il pogrom contro i cristiani in Orissa in questo modo. Anche se lo saprai meglio di me, in Gujarat a suo tempo sono iniziate allo stesso modo le insurrezioni contro i musulmani, anche in quel caso guidate dai nazionalisti del Sangh Parivar. Le chiese distrutte sono ben di più, i profughi decine di migliaia e il Khandamal una zona proibita ai cristiani.
    Saluti Emanuele http://www.indika.it

  6. Nello

    Caro Emanuele, innanzitutto l’attentato al parlamento di Delhi è del dicembre del 2001, nell’ottobre del 2005 ci sono state le bombe nei mercati di Delhi. Detto questo, ti ricordo che gli attentati portati fino ad ora in India si sono contraddistinti, se non per azioni di guerriglia con kamikaze, per la presenza di una serie di bombe in punti strategici delle città esplose simultaneamente. E queste non sono azioni da guerriglia, non sono azioni di guerra ben congegnate? Per quanto riguarda l’attenzione dei “midia”, ti faccio notare che io ho volutamente omesso di parlarne proprio cosciente del fatto di dare pubblicità, in questo modo, ai terroristi. L’ho anche scritto nel post. Mi meraviglio invece del fatto che tu che sei stato in Orissa non sappia che quello che chiami progrom dei cristiani, che non ha niente a che vedere nelle dimensioni con quello che hanno subito musulmani e sikh nella recente storia indiana, derivi non da questioni religiose, ma da guerre tribali che in Orissa vanno avanti da tempo. Non ho ridotto il problema dell’Orissa, anzi: se ti fai un giro sul blog vedi che ho condannato sin dall’inizio la cosa che da noi in Italia ha avuto una valenza superiore a quella di qualsiasi altro paese al mondo. Nessuno, infatti, ha richiamato l’ambasciatore indiano come abbiamo fatto noi a Roma. E se mi permetti la questione del Gujarat è leggermente diversa, cominciata in maniera diversa e finita altrettanto. Apprezzo molto i tuoi stimoli e spero che continuerai a seguirmi. Nello

  7. Ebbene si, era il 2001… sorry… ho confuso le date, c’ero in entrambi i casi…
    Mi spiace contraddirti, con tutto il rispetto, ma le bombe messe in luoghi strategici senza obbiettivi ‘fisici’ definiti non sono guerriglia. La guerriglia è un’azione che coinvolge gruppi armati di uomini in azione con armi leggere (mitra e bombe a mano) in un ambito di netta inferiorità numerica. Ovvio che una bomba piazzata per fare morti è frutto di strategia, ma in questo caso la questione è totalmente diversa. In wikipedia c’è ottimo approfondimento sulla questione se interessa. Capisco poi che sulla questione Mumbai hai preferito glissare sul tuo blog per non dare eccessiva visibilità alla cosa, ma mi sembrava di avere letto anche che ti trovavi da un’altra parte, e che non avevi seguito i fatti per questo, in ferie forse. Mi sarò sbagliato.
    Venendo all’Orissa, premetto che non mi posso sciroppare tutti i tuoi post, per quanto interessanti, io mi riferivo a questa frase: “Si è fatto un casino in Italia per la questione dei cristiani in Orissa dopo l’attacco ad una chiesa e l’uccisione di alcune persone..”. Questo mi sembra riduttivo. Così come imputare le colpe alle lotte tribali, in corso da una vita un pò in tutta l’India anche se a fasi alterne, dove di tribali come sai ce ne sono un’infinità. Allora spiegami perchè il grosso delle aggressioni (98%) ai cristiani in Orissa si è concentrato al Khandamal, dove guarda caso la presenza degli stessi è del 20%, rispetto ad una media negli altri distretti dell’Orisssa inferiore al 4% (dati governativi e del Tribal Museum, da me raccolti un mese fa sul posto). Che in Orissa siano stati usati i tribali come ‘arma’ è vero, ma le aggressioni contro i cristiani non sarebbero avvenute senza un’architettura ben precisa messa in piedi da Swami Lakshmanananda Saraswati e compagni del Sangh Parivar. Ho speso un bel pò di tempo a indagare la cosa, e riassumendo il tutto in questo commento, le cause scatenanti sono lo sfruttamento incessante che i cristiani (e gli hindu) portano avanti da decenni ai danni dei Kondh (tribali); causa sulla quale il Sangh Parivar ha fatto leva nel tempo per aizzare i tribali contro i cristiani appunto, perseguendo così un doppio fine POLITICO e RELIGIOSO/IDEOLOGICO: 1) eliminare quel 20% di cristiani coesi i cui voti in primavera sarebbero andati diretti al Congress; 2) accelerare il processo di conversione nel territorio messo in moto dai leader dell’Hindutva.
    Ovvio, tutto è discutibile e in India è vero quasi sempre il contrario del contrario, tuttavia quanto scrivo non me lo invento, ma mi è stato comunicato sul posto, da hindu, cristiani, rappresentanti del Bjp e giornalisti.. i dati coincindono piuttosto bene. Mi rallegra che tu a suo tempo abbia fatto pressioni per portare la questione sotto la lente in Italia… Ciò che mi rammarica e che condivido con te, è il modo in cui il mondo se ne frega delle migliaia di morti avvenuti negli ultimi anni in India a causa delle infinite aree di conflitto presenti sul territorio, che come pochi sanno non riguardano solo il Kashmir, ma si estendono ovunque. Su questo hai PIENA ragione a puntare il dito contro l’eccesso di mediatizzazione dei fatti di Mumbai, trasformati quasi come un episodio singolo… forse nel tentativo di proporlo come nuovo 11 settembre.
    Ciao e buon lavoro..
    Emanuele http://www.indika.it

  8. Alessandro

    Nello Hai perfettamente ragione….la vita degli indiani vale meno.
    Guarda me, rimpatriato d’urgenza per motivi di sicurezza dalla Fiat (a proposito di a Marianna che il 20 dic non sarò di sua compagnia sull’aereo).
    Ho esposto i miei dubbi(non volevo rientrare) ma non hanno sentito ragione. La cosa più “divertente” è che, quando ho rammentato degli attentati a Delhi di settembre, quando era più presumibile in mio rientro la risposta è stata
    E’ vero la vita degli indiani vale meno…
    Un saluto ci sentiamo, un abbraccio a tua figlia e tua moglie

  9. Alessandro

    non è comparso sul Blog : la risposta è stata

  10. Alessandro

    ” Perchè ci sono stati gli attentati a Delhi”

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