Guerra di parole tra India e Pakistan

Scongiurata la guerra armata, tra India e Pakistan e’ ora la volta della guerra di parole. E il primo ministro indiano, Manmohan Singh, la cui moderazione e’ da sempre il suo elemento caratterizzante, oggi non ha usato mezzo parole, definendo il Pakistan ”epicentro del terrorismo”. Lo ha fatto dinanzi alle due camere del parlamento indiano, riunite in sessione plenaria per discutere dell’emergenza terrorismo dopo i fatti di Mumbai. Singh non solo ha attaccato il Pakistan, ma lo ha spinto a fare di piu’. ”Abbiamo notato – ha detto al parlamento Manmohan Singh – i passi fatti dal Pakistan, ma chiaramente e’ necessario fare molto di piu”’. Per il premier indiano, ”l’infrastruttura del terrorismo deve essere smantellata definitivamente. Questo e’ un bene per l’intera comunita’ mondiale, incluso anche il benessere stesso del popolo del Pakistan”. Le parole di Singh sono state precedute da quelle del giovane Rahul Gandhi, figlio di Sonia di Rajiv, ultimo rampollo della dinastia che governa l’India dall’indipendenza, indicato come possibile prossimo primo ministro indiano. Il figlio di Sonia, in un suo raro discorso, ha definito l’attacco all’India una ”guerra”. La stessa parola l’aveva usata il ministro degli esteri Pranab Mukherjee, che aveva detto in mattinata al parlamento che ”Attaccare il Pakistan non e’ la soluzione alla minaccia del terrorismo”, puntando invece sulla necessita’ di fare pressioni internazionali sul Pakistan ne ribadendo di aver chiesto l’estradizione di almeno 40 ricercati. E la risposta di Islamabad, a parole e in azioni, non si e’ fatta attendere. In un comunicato, Yousuf Raza Gilani, capo del governo pachistano, assicura che il Pakistan ”eseguira’ tutti i suoi doveri” derivati dal documento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. ”Il primo ministro Gilani – e’ scritto nel comunicato – ha detto che il Pakistan ha preso nota della designazione di alcuni individui e entita’ da parte della risoluzione 1267 del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e osservera’ i suoi obblighi internazionali”. E per questo, il governo ha dato ordine di far chiudere gli uffici del gruppo Jamaat-u-Dawa, bandito ieri dalle Nazioni Unite come gruppo terroristico, anche se ufficialmente risulta essere un’associazione caritatevole. Il suo leader, Hafiz Mohammed Saeed, e’ considerato l’ex fondatore del Lashkar-e-Taiba, il gruppo terrorista ritenuto dietro agli attentati di Mumbai, gruppo dal quale e’ fuoriuscito nel 2001. L’annuncio dell’arresto di Saeed era stato fatto in un primo momento l’8 dicembre e poi smentito, per poi essere stato di nuovo fatto oggi, specificando che il leader islamico si trova nella sua casa di Lahore circondata dalle forze di sicurezza. Inoltre il governo ha diffuso una lista di 20 persone alle quali e’ vietato lasciare il paese. Safeed ha smentito la vena terroristica della sua organizzazione, annunciando di ricorrere in tribunale contro il bando imposto dalle Nazioni Unite. Il presidente Asif Ali Zardari, incontrando il sottosegretario di stato americano John Negroponte, ha ribadito, come aveva fatto precedentemente anche il ministro degli interni Malik, che l’India non ha ancora prodotto prove del coinvolgimento del Pakistan negli attacchi di Mumbai. (

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Vita indiana

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...