In migliaia ricordano Benazir Bhutto

Una folla commossa oggi in Pakistan ha partecipato alla cerimonia del primo anniversario della morte di Benazir Bhutto, l’ex primo ministro uccisa in un attentato un anno fa. Provenienti da ogni parte del Paese, oltre 150mila persone si sono radunate intorno alla tomba della famiglia nel villaggio di Garhi Khuda Bakhsh, tra imponenti misure di sicurezza. Mentre si tenta di stemperare le tensioni tra Pakistan e India, un mese dopo gli attentati a Mumbai e all’indomani di un lavorio diplomatico, tra botta e risposta e minacce rientrate, che hanno fatto pensare a nuovi venti di guerra. Il vedovo di Benazir Bhutto, il presidente del Pakistan Asif Ali Zardari, ha parlato oggi dalla residenza di famiglia a Naudero, a pochi chilometri dal mausoleo presso il quale aveva luogo la cerimonia, dove è rimasto con i tre figli per motivi di sicurezza. Nel suo discorso alla nazione, trasmesso in tv, Zardari ha ricordato la moglie: “L’hanno uccisa ma non potranno mai uccidere le sue idee che hanno ispirato una generazione”, ha detto. Non ha però mancato di rivolgersi all’India parlando di “dialogo” come “la soluzione ai problemi della regione” e allo stesso tempo rivendicando con forza l’indipendenza di Islamabad. Zardari ha sottolineato che l’India non può imporre al Pakistan i metodi da utilizzare per affrontare le organizzazioni fondamentaliste islamiche. Il Pakistan “ha dimostrato a più riprese le sue intenzioni, non avete bisogno di metterle alla prova”, ha detto “lasciateci la libertà della democrazia, lasciateci la libertà di scelta”. E a ribadire che Islamabad non vuole la guerra con l’India ci ha pensato il primo ministro pachistano Yusuf Raza Gilani ripetendo che il Pakistan reagirà solo in caso di provocazione. Ieri truppe di Islamabad si erano spostate verso il confine con l’India mentre New Delhi aveva sconsigliato i connazionali a recarsi nel paese vicino e il primo ministro Singh aveva convocato i capi di stato maggiore della difesa per essere aggiornato sulla situazione. Fonti di stampa pachistane, confermate da esponenti dell’esercito, avevano riferito di oltre 20.000 soldati già dispiegati al confine indiano. Movimenti che hanno indotto anche gli Stati Uniti a lanciare un appello alla calma. Oggi per molti pakistani è stato però soprattutto il giorno del ricordo: a decine di migliaia sono giunti fin dalle prime ore del mattino nel villaggio natale di Benazir Bhutto nella regione meridionale di Sindh. Sono arrivati a Garhi Khuda Bakhshtrain in treno, in aereo, in auto e qualcuno anche a piedi, al mausoleo di famiglia dove la Bhutto è sepolta. Hanno intonato canti, hanno deposto fiori, si sono commossi rendendo omaggio a quella che fu il primo ministro donna eletta nel mondo musulmano, nel 1988 all’età di 35 anni. Quasi vent’anni dopo è stata uccisa in un attentato sul quale non è ancora stata fatta chiarezza del tutto. Il 27 dicembre 2007, solo due mesi dopo il suo ritorno in patria da un lungo esilio, Benazir Bhutto è stata assassinata a Rawalpindi dove aveva tenuto un trionfale comizio elettorale. Un episodio sul quale rimangono molti quesiti senza risposta: ieri il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha espresso la speranza che una commissione d’inchiesta sull’assassinio di Benazir Bhutto venga creata rapidamente e si è detto impegnato ad aiutare il Pakistan nella sua ricerca di “verità e giustizia”. Investigatori britannici hanno stabilito che l’ex primo ministro è morta a causa dell’esplosione di una bomba e non per i colpi di un’arma da fuoco, versione che coincide con quella delle autorità pachistane ma non convince il partito della Bhutto, che insiste invece sull’esistenza di un killer e accusa di coinvolgimento il governo dell’epocas, capeggiato dal generale Pervez Musharraf.

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