Ma la nebbia, non dovrebbe coprire le bruttezze?

C’è un modo di fare le cose e c’è il modo indiano di farle. Oramai è acclarato. Per due giorni sono andato all’aeroporto internazionale di Delhi, il primo per accompagnare un’amica che partiva, il secondo per prenderne altri due che arrivavano. Tutti di notte, come nella migliore tradizione indiana. Peccato che agli abituali disagi che si incontrano andando all’aeroporto di Delhi (traffico, mancanza di parcheggi, sovraffollamento di persone, mancanza di informazioni, etc.) in questi giorni ci si sia messa anche la nebbia. Così fitta che la val padana a confronto sembra la costiera sorrentina. Una cosa normale in questo periodo, una consuetudine da dicembre a febbraio. In vista dei Commonwealth Game del 2010, il governo di Delhi sta facendo diversio lavori in città, tra questi nuove strade e rimodernando l’aeroporto. Con la velocità con la quale ergono sopraelevate, conoscendo i lunghi tempi indiani, mi viene da dubitare sulla stabilità di queste strade. Ma questo è un altro discorso. Una di queste nuove strade si può dire che colleghi casa mia con l’aeroporto.  L’altra sera prendo questa strada come al solito per andare all’aeroporto. Sono con Silvia, un’amica di Venezia che deve ripartire. La nebbia è talmente fitta che non riusciamo a vedere al di là dei nostri fanali. Proseguiamo a passo d’uomo verso l’aeroporto, facendo attenzione a scansare all’ultimo momento le auto che, con i fari spenti, ci precedono. Già, perchè i fendinebbia nelle auto idiane sono un optional a richiesta, come l’abs ed altro. E fosse tutto qui. Mentre guido, devo anche scansare le auto che sull’autostrada vengono contro mano. Una cosa normale in India, come il trovarsi animali di tutti i generi sull’autostrada che attraversano o vanno in un vero e l’altro, così come i pedoni. Ma quando c’è una nebbia incredibile come in questi giorni, il fatto di trovarti di faccia all’improvviso un’auto o un camion, magari con i fari spenti, non fa venire in mente la canzone di Battisti, ma altri sentimenti, alcuni dei quali lasciano ricordi odorosi. A Dio piacente si arriva all’aeroporto. Se Dante fosse vissuto in questi giorni e in India, avrebbe usato l’Indira Gandhi International Airport per descrivere qualche sua bolgia infernale. Un casino indescrivibile è un eufemismo. Pare che tutta la poplazione indiana si dia appuntamento di notte all’aeroporto. Con la nebbia tutto diventa peggiore. Bisogna scavalcare di tutto per arrivare alla porta di ingresso dove, senza biglietto e passaporto, non entri neanche nella zona check in, non come capita in tutti gli aeroporti del mondo. In questi giorni di allarme terrorismo, non si può entrare (mentre prima si, pagando 60 rupie, circa un euro) neanche nella zona arrivi. Tutti restano fuori ammassati in pochi metri quadrati. Ma dico io: se uno ha una bomba addosso, se la fa scoppiare a due metri dalla porta di ingresso o a pochi centimentri, provoca gil stessi danni se lo facesse stando dentro. Arrivo con l’auto al parcheggio riservato per le autorità e mi bloccano. Di solito, con una macchina con targa dip0lomatica ti fanno entrare. Adesso, visto che i vip indiani sono aumentati ma lo spazio no, gli stranieri che hanno una targa diplomatica a due cifre non entrano. Mi spiego. Le targhe diplomatiche in india cominciano con la o le cifre che identificano il paese (37 per l’Italia, 77 per gli USA, etc), poi le lettere CD e un numero che da 1, normalmente dato per l’ambasciatore, va verso il basso. Gli americani arrivano anche a centinaia. La polizia mi ha bloccato, la mia macchina ha due cifre. Ma basta parlare un po’ con loro,  intortarli, dire che devi prendere l’ambasciatore oppure che aspetti tua moglie incinta o altre fesserie del genere, che ti fanno entrare. Considerando il fatto che molte delle targhe in India, anche quelle diplomatiche, non sono altro che un pezzo di plastica con numeri e lettere ritagliati da nastro adesivo, è chiaro che si potrebbero fare anche a casa. Nessuno mi chiede un documento, mi fanno passare e parcheggiare. Per ringraziarli, ho portato loro del te al cardamomo. La nebbia è fitta, molto fitta. I display sono ancora quelli ante guerra e non aggiornati. Mentre il mio amico Tuttoqua tramite il collegamento internet del suo cellulare scopre di fianco a me che il volo di sua moglie è stato dirottato ad altro aeroporto, il display indica che l’aereo è in atterraggio. C’è anche un servizio informazioni: una bancarella con due poveri sventurati senza telefono nè computer ma con una radio trasmittente, che cercano di dare informazioni ad una orda barbarica ammassata senza ordine intorno alla bancarella. Niente da fare, a causa della nebbia nessuno atterra, quindi me ne devo andare. Cosa che può succedere. Ma dico io: stanno rimodernando l’aeroporto e costruendo un nuovo terminal, così come le strade d’accesso. E’ possibile che nessuno abbia pensato di mettere attrezzature come radar di terra oppure luci antinebbia? La strada è ancora buia, è nuova, ma nessuno ci ha messo neanche una lampadina da 100 watt. Altro che speranza indiana: la speranza è di avere la luce! Vado via, riprendo al macchina e cerco di nuovo di scansare le auto, anche quelle contro senso. Arrivo a casa alle 4 del mattino. Ed ero arrivato neanche 24 ore prima arrivando sempre di mattina presto, quindi facendo la notte in aereo. Il giorno dopo di nuovo in aeroporto e di nuovo gli stessi problemi. Basta. Amici miei, sappiate, che se volete arrivare in India anche miei ospiti in questi mesi dell’anno nei quali c’è sempre nebbia, vi pigliate un ricco taxi e vi fate portare a casa.

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3 commenti

Archiviato in Diario indonapoletano, Vita indiana

3 risposte a “Ma la nebbia, non dovrebbe coprire le bruttezze?

  1. Ecco, appunto! Un bel taxi di quelli nero-verde… prego siori, da questa parte, si accomodino nevvero!

  2. mimmo torrese

    Però hanno l’atomica e sono andati sulla luna, si che ti lamenti. Certo che a leggere queste cose, uno rivaluta abbondantemente il nostro areoporto di Capodichino, Cape Caneveral al confronto di quello di Delhi.

  3. Domenico

    …….mi sembrava di essere nell’Ambassador con te…….
    Io una sera mentre facevo quella strada con la nebbia fittissima ho trovato in mezzo alla strada un’autista che spingeva un threeweeler a fari spenti.
    naturalmente i camion gli sfioravano i piedi.
    Il fatto curioso è che era contromano……

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