La dignità perduta

Questo articolo è tratto dal Corriere della Sera di oggi. E’ l’editoriale in prima pagina di Franco Venturini, uno dei più grandi giornalisti italiani e, per mia fortuna, persona che conosco personalmente del quale apprezzo sia le doti umane che professionali. Come credo, dopo aver letto questo pezzo, anche voi. Franco da tempo scrive contro l’ipocrisia dei paesi nella faccenda tibetana e contro le repressioni cinesi. Basta inserire il suo nome su google che appariranno i suoi scritti.

La decisione del governo sudafricano di negare il visto d’ingresso al Dalai Lama non è purtroppo senza precedenti, ma è più inaccettabile di tutte le altre per almeno due motivi. Il primo riguarda la storia del Sudafrica. Una storia marchiata a fuoco dalla tragedia dell’apartheid, dalla discriminazione fatta sistema come in nessuna altra parte del mondo. Il Sudafrica moderno e multirazziale, quello di oggi, nasce dalla riconciliazione nazionale ma anche da un ripudio collettivo di quell’esperienza, si specchia in Nelson Mandela ex perseguitato e poi presidente, trova la sua identità nell’appartenenza a quella comunità di valori (l’Occidente) che sanzionò l’apartheid fino ad abbatterlo. Chi ha una storia del genere dovrebbe sentirsi obbligato a restarle fedele. Ed è per questo che la scelta del governo di Pretoria di non accogliere il leader spirituale di una minoranza oppressa assume i contorni di una vergognosa auto-sconfessione, di una fuga dalla propria insanguinata e sofferta identità.

Il secondo motivo che pesa sulla decisione sudafricana si chiama minacce cinesi, quelle alle quali Pretoria ha ceduto. Da qualche anno ormai la Cina conduce una strisciante ri-colonizzazione dell’Africa. Ovunque esistano fonti di energia — e in Africa ce ne sono in abbondanza — i cinesi investono, costruiscono, sottoscrivono contratti pluridecennali, offrono copertura politica ai governi. Le influenze americana o francese, per tanti anni rivali, oggi sono soltanto un ricordo. È evidente che questo stato di cose garantisce alla Cina una capacità d’interdizione particolarmente efficace in tutto il Continente Nero. Così come è assai probabile che i sudafricani, nella loro scelta, non abbiano dimenticato che la Cina è il principale partner commerciale di Pretoria. Ma questi dati di fatto, se rendono più comprensibili i motivi che hanno ispirato la decisione, non la giustificano. Al contrario. Proprio in quanto Stato africano che si richiama ai valori libertari dell’Occidente, il Sudafrica non dovrebbe ragionare esclusivamente con il pallottoliere dei commerci e dimenticare i valori assai diversi che la Cina porta nel continente: dal Congo dei massacri fino al caso tragico del Darfur, i cinesi si disinteressano totalmente del rispetto dei diritti umani e puntano al sodo. Cioè a sfruttare le fonti di energia e a sostenere i governi compiacenti.

Da ieri, il governo sudafricano si è iscritto a questa categoria forse conveniente ma di sicuro poco onorevole. E noi insistiamo a credere che ci abbia rimesso. In termini di immagine perché il Dalai Lama veniva a parlare dei mondiali di calcio che il Sudafrica ospiterà nel 2010 e dei rapporti tra sport e tolleranza (a proposito, la Fifa tacerà?). In termini di credibilità politica perché un Occidente che alterna «audaci» incontri con il Dalai Lama (Sarkozy) a distratte ipocrisie governative (anche in Italia), mai è giunto a negare il visto d’ingresso al premio Nobel tibetano. I commerci valgono di più, dirà qualcuno. E aggiungerà che parlare di rispetto dei diritti umani, nel mondo d’oggi, è soltanto una perdita di tempo. Noi crediamo invece che non farlo sia una perdita: di dignità.

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4 commenti

Archiviato in Free Tibet

4 risposte a “La dignità perduta

  1. marco restelli

    Caro Nello, condivido pienamente l’articolo di Franco Venturini.
    E forse a qualcuno dei tuoi lettori interesserà sapere che proprio di queste cose si discuterà pubblicamente domani, mercoledì 25, nella libreria White Star di Milano alle ore 18.30.
    L’occasione è la presentazione del DVD “Road to Freedom”, di Karma Chukey (fotogiornalista tibetana) e Piero Verni (giornalista esperto di Tibet).
    Il DVD documenta la grande marcia compiuta l’anno scorso dagli esuli tibetani sul confine indo-tibetano (attualmente cinese).
    IL dibattito sarà anche l’occasione per interrogarsi sulla strategia da tenere dopo 50 anni di occupazione, perché è purtroppo evidente che il Dalai Lama è finito in un vicolo cieco, e che occorre una strategia nuova.
    Alla presentazione/dibattito parteciperanno lo stesso Piero Verni, la giornalista Renata Pisu e il sottoscritto, Marco Restelli. Ulteriori notizie sul DVD e sulla nuova edizione ampliata e riveduta della biografia del Dalai Lama sono sull’ultimo post del mio blog Milleorienti.
    un caro saluto a tutti
    Marco

  2. Nino

    So che sarò impopolare da queste parti, ma vi chiedo: perché mai il Dalai Lama dovrebbe fare un viaggio di migliaia di chilometri per andare a parlare “dei mondiali di calcio […] e dei rapporti tra sport e tolleranza”?
    Pur non avendo in simpatia il personaggio, ritengo che avrebbe maggiore credibilità se invece di fare onerose comparsate da opinionista parlasse seriamente della sua religione…

  3. Nello

    Caro Nino, non è che al Dalai Lama interessi salire su un aereo e farsi tutti questi viaggi, la salute e l’età non lo aiuta certamente. In Sud Africa c’era il rituale incontro dei premi Nobel per la pace che discutevano di integrazione e diritti nel paese e nel mondo in prospettiva dei mondiali. Lo sport dovrebbe proprio essere un esempio di tolleranza e diritti, cosa che non accade sempre, e l’esempio di Pechino lo ha dimostrato. All’incontro sudafricano partecipavano anche gli altri premi Nobel per la pace, da Desmond Tutu a Lech Walesa. Nessun paese al mondo aveva mai negato un visto ad un premio Nobel per la pace in maniera così plateale. Quando va in giro, a parte quando è invitato per questioni legate ai Nobel, il Dalai va proprio a parlare di buddismo: tiene conferenze, corsi, insegnamenti, non parla mai di questioni politiche, ma solo di religione. Certo, la sua figura viene anche avvicinata alla questione politica del Tibet, dei diritti umani e civili in quel paese, ma tutto questo è legato a quello che è diventato nel corso degli anni. Se ti fai un giro sul suo sito, sui vari siti buddisti tibetani, potrai avere la conferma di quanto dico. Grazie per seguirmi.

  4. Nello

    Caro Marco, grazie delle segnalazioni. Ti segnalo anch’io un’opera, reperibile in DVD in Italia. Si tratta del documentario “IMPERMANENCE”, girato da Gautam Gosh e prodotto da una società di produzione italiana, la Indrapur Cinematografica. Impermanence è un viaggio intorno al Dalai Lama ed ha avuto l’onore molto raro, di essere stato presentato da Sua Santità in persona a New Delhi nella prima asiatica. Quel giorno io ero li e posso dirti che la commozione di tutti era forte e il Dalai ha molto apprezzato l’opera. Leggo dalla scheda del film sul sito della Cecchi Gori che lo distribuisce:
    “Il film presentato in anteprima mondiale al Festival di Venezia è stato poi proiettato in occasione dei più importanti eventi internazionali legati ai temi del dialogo interreligioso, della pace e della non violenza, temi cari a Sua Santità il Dalai Lama. E’ stato possibile curare in modo particolare i contenuti speciali. Il più importante e originale tra gli extra è il discorso con cui sua Santità il Dalai Lama ha commentato il film al termine della proiezione, in occasione dell’anteprima asiatica tenutasi a New Delhi. Inoltre, sempre tra gli extra del Dvd, il montaggio di riprese originali del Tibet non utilizzate nel film, dal titolo ‘Uno sguardo sul Tibet’, una selezione di immagini di backstage scattate nel corso degli incontri avuti con sua Santità, e nel corso delle riprese in Tibet e a Dharamsala, a cui si aggiungono due interviste, al regista Goutam Ghose e al produttore Sergio Scapagnini.”

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