Esercito e Tigri si scambiano accuse su bombardamento ospedale

E’ sempre più incerta la situazione in Sri Lanka, soprattutto per quanto riguarda i civili. Da un lato l’esercito continua la sua avanzata verso i pochi chilometri quadrati dove si sono concentrati gli ultimi ribelli dell’Esercito di liberazione delle Tigri Tamil (LTTE), dall’altro questi ultimi accusano il governo e l’esercito di bombardare indiscriminatamente, provocando vittime civili. L’ultimo episodio stamattina, quando è crollata sotto i colpi dell’artiglieria, la scuola media di Mùl’li-vaaykkaal, nella quale era ospitato un ospedale da campo: 47 le vittime secondo i Tamil, che accusano il governo di aver bombardato la struttura. Diversa la tesi dell’esercito che, attraverso un comunicato e una conferenza stampa ha bollato come “notizie inventate” le denunce dei ribelli. I militari hanno spiegato che le truppe continuano ad entrare nelle zone rimaste sotto controllo dei ribelli, dove molti civili sarebbero ancora in ostaggio dell’Ltte. Il governo di Colombo smentisce che l’ospedale sia stato distrutto dalle truppe dell’esercito, accusando invece i ribelli di aver ucciso civili mentre scappano e di aver lasciato i loro corpi lungo le strade. I militari insistono sul fatto che l’LTTE e gruppi pro Tamil hanno messo in campo una propaganda antigovernativa a livello internazionale tesa a modificare la realtà. E per convincere l’opinione pubblica internazionale della bontà dell’azione militare contro i Tamil, l’esercito e il governo di Colombo, pur vietando a giornalisti stranieri e ONG di visitare le zone di guerra, mostra in conferenze stampa, video e foto di armi e munizioni, anche di artiglieria pesante sequestrati ai ribelli. Ma la condanna internazionale è forte, soprattutto per le sorti dei civili in generale e dei bambini in particolare. Oggi un volontario australiano della Caritas è morto, mentre l’Onu ha definito “profondamente allarmante” la situazione. L’Unicef ha anche denunciato che molti bambini potranno ancora morire a causa del conflitto, parlando di ‘catastrofe”. Secondo l’organizzazione delle Nazioni Unite, oltre 50.000 civili sono intrappolati nei pochi chilometri quadrati ancora sotto il controllo delle Tigri e “molti più bambini saranno uccisi de l’attuale offensiva del governo continua in questo modo e se l’LTTE continuerà a rifiutare di permettere ai civili di lasciare le zone di guerra”, ha detto oggi in conferenza stampa a Colombo Daniel Toole, direttore regionale per il Sud Asia dell’Unicef. Intanto, a causa dei forti combattimenti di questi giorni, la Croce rossa internazionale, non ha potuto evacuare dalla zona di Mullaittivu e Pulmoddai. Dalla metà di febbraio la Icrc ha evacuato oltre 14.000 persone dalla zona di guerra, soprattutto tramite navi, e consegnato tonnellate di cibo e generi di prima necessità ai civili. Cosa che, negli ultimi giorni, è stato impossibile. I combattimenti, infatti, hanno tenuto le barche della Croce rossa internazionale lontane dagli approdi, con centinaia di persone sulla spiaggia in attesa di essere portate in salvo.

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