Sonia vince e lancia Rahul

Alla fine Sonia ce l’ha fatta. La ragazza nata a Lusiana vicino Vicenza, poi trasferitasi con la sua famiglia di operai ad Orbassano, emigrata per studiare l’inglese a Cambridge dove, lavorando in un bar, ha conosciuto Rajiv Gandhi, rampollo della dinastia che governa l’India sin dalla sua indipendenza, è di nuova la regina della “più grossa democrazia del mondo”. Battendo ogni più rosea previsione, nonostante la crisi economica, gli attentati di Mumbai e il terrorismo, Sonia Maino Gandhi ha conquistato, dopo un mese di elezioni, una vittoria quasi senza precedenti, portando il suo partito a livelli mai raggiunti da decine d’anni. Oltre alla forza di Sonia e all’approvazione pubblica del primo ministro Manmohan Singh e del suo governo appena finito, le elezioni hanno lanciato Rahul Gandhi, primogenito di Sonia e Rajiv, il JFK o l’Obama indiano, come la speranza della nuova generazione del paese. L’India è il paese più giovane al mondo, ma la sua classe politica è gerontocratica. Rahul rappresenta la speranza. Singh ha detto che vorrebbe vederlo nel governo, la madre lo fa studiare da primo ministro, un destino segnato per chi porta quel cognome. E la vittoria di Sonia, di suo figlio Rahul, e del primo ministro Manmohan Singh, l’economista sikh fautore del liberismo, ha significato soprattutto una sconfitta per i suoi avversari, storici e recenti. A cominciare dai nazionalisti hindu del Bharatya Janata Party (BJP) che hanno guidato il governo prima che Sonia salisse al potere nel 2004, che hanno fatto una campagna contro l’italianità della Gandhi, che sono stati i fautori della crescita economica indiana, puntando l’accento sulla classe media. Hanno perso i comunisti, gli stessi che da oltre venti anni governano il Kerala e il West Bengala, e che nella passata legislatura hanno appoggiato Sonia dall’esterno fino a lasciare quando Singh firmò l’accordo nucleare con gli USA. Fatale ai comunisti soprattutto di Calcutta, la battaglia per tenere viva la fabbrica della Tata Nano, l’auto più economica del mondo, su terre tolte ai contadini. Sconfitta che invece ha significato una vittoria per Mamata Banerjee, l’ex esponente del Congresso ora loro alleata con il suo Trinamool, che è riuscita a cacciare la Tata dal West Bengala. Nell’India della crescita economica, la strenua difesa di poveri contadini nei confronti di un colosso mondiale come la Tata era sembrata perdente. Ed invece non è stato così, a dimostrazione che a votare vanno anche gli ultimi, i poveri , i contadini, i dimenticati, in mezzo ai 714 milioni di elettori. Ultimi, dalit, intoccabili che però non hanno premiato la loro regina, il primo ministro dello stato dell’Uttar Pradesh, alleata con i comunisti, Kumari Mayawati. La donna, in aperta contrapposizione con Sonia, ha ottenuto un modestissimo risultato. Pur continuando a presentarsi come la portabandiera degli intoccabili, l’aver mostrato i suoi diamanti e i gioielli, i miliardi accumulati in politica,ha fatto si che non venisse appoggiata dagli stessi suoi “ultimi”. Secondo i dati non ancora ufficiali, il Partito del Congresso e la coalizione Alleanza progressista unita (Upa) avranno intorno ai 257 seggi, non lontano dai 272 seggi necessari per ottenere la maggioranza nella Lok Sabha (Camera bassa) indiana e formare il governo. Numeri che potrebbero arrivare dal Quarto Fronte, l’alleanza di esuli dalla coalizione di governo, che con i loro 30 voti, aiuteranno Singh a formare l’esecutivo. Ora Sonia si gioca tutto, il suo futuro, ma soprattutto quello del figlio. Se è vero che in india si vota Gandhi per prassi come si vota per appartenenza etnica, castale o religiosa, l’esplosione dei mezzi di comunicazione rendono obbligatorio per il nuovo governo uno sforzo per arrivare li dove non si è riusciti in cinque anni, garantendo sicurezza, dignità e prosperità per ogni cittadino, oltre che nuove relazioni internazionali. La sfida del nuovo esecutivo sarà da un lato quella di tendere una mano alle classi meno abbienti, non toccate dalla crescita economica del paese ma che anzi hanno sofferto, soprattutto i contadini, di una crisi quasi senza precedenti, e dall’altro la necessità di non fermare lo sviluppo del paese che, contestualmente all’uscita del mondo dalla crisi economica globale, potrebbe vedere di nuovo l’economia indiana crescere a ritmi dell’8% annuo. La questione terroristica non può prescindere da una rivisitazione delle relazioni internazionali, soprattutto in chiave Pakistan-Afghanistan. Anche sulla spinta del governo di Obama (con il quale Singh ha stretto un ottimo rapporto nonostante fosse molto più vicino a Bush), il governo sarà chiamato a rivedere la sua posizione per tenere bassa la tensione nell’area e a contribuire alla pace.

fonte: Il Mattino

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2 commenti

Archiviato in Diario indonapoletano, india, Vita indiana

2 risposte a “Sonia vince e lancia Rahul

  1. Speriamo che un governo abbastanza forte possa cominciare a fare qualche cosa per l’India! Ero terrorizzata che vincesse una coalizione frammentaria e debole: sarebbe stato un disastro per il paese.
    Qui, oggi, la città è bloccata, grande protesta maoista… cosa succederà? Quanto peserà e in che modo la vittoria del Congress in India?

  2. Nello, solo una nota su un dettaglio: trovo che la tua definizione di “la piu’ grossa democrazia…” piuttosto che “la piu’ grande democrazia…” sia un colpo di genio 😀

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