Ban Ki-moon in visita in Sri Lanka

Un mare sterminato di 300.000 esseri umani, tutti di etnia Tamil e vittime di una guerra durata oltre un quarto di secolo, rischiano di essere i protagonisti nello Sri Lanka settentrionale di una catastrofe umanitaria e stanno sollecitando aiuti che gli organismi internazionali non sono per il momento autorizzati a fornire. E’ questa l’indicazione che ha ricevuto oggi il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon che ha avuto il privilegio di essere il primo straniero a visitare dalla fine della guerra con l’Esercito di liberazione delle Tigri Tamil (Ltte) l’area nel distretto di Vavuniya dove il governo ha organizzato le tendopoli per ospitare i rifugiati. Accompagnato dal ministro degli Esteri Rohitha Bogollagama e da altri funzionari governativi locali, il responsabile delle Nazioni Unite è entrato in alcuni dei quattro campi approntati a Chettikulam, ed in particolare nel più grande, conosciuto come Manik Farm, dove ha raccomandato al governo di “contribuire a sanare le ferite” aperte dal conflitto. Dopo aver ispezionato alcune tende, verificato le condizioni di vita esistenti, parlato con vari profughi e visitato i malati di un ospedale, Ban ha detto che ” la situazione che ho visto con i miei occhi è molto, molto difficile. E’ veramente una sfida”. Ravvivando diplomaticamente una polemica riguardante il divieto per le agenzie dell’Onu e per gli organismi umanitari stranieri di portare soccorso alle persone sofferenti, il titolare del Palazzo di Vetro ha aggiunto: “C’é chiaramente una limitazione e noi dobbiamo cercare di colmare questo gap”. Rivolgendosi ai giornalisti, ha poi chiesto nuovamente al governo di autorizzare “senza limiti” l’intervento degli operatori umanitari internazionali, dando anche un caloroso benvenuto alla promessa del presidente Mahinda Rajapaksa di risistemare il grosso dei profughi entro fine anno”. Successivamente, Ban Ki-moon ha potuto anche sorvolare la zona di Mullaittivu dove si trovava la cosiddetta ‘zona di sicurezza’ all’interno della quale, insieme a decine di migliaia di civili rimasti intrappolati, l’Ltte e il suo storico leader, Velupillai Prabhakaran hanno organizzato la loro inutile resistenza finale. L’ultimo impegno della breve visita del segretario generale dell’Onu è stato un breve colloquio con lo stesso Rajapaksa, al termine del quale il tenore delle dichiarazioni è rimasto invariato: “Il governo fa del proprio meglio, ma non ha risorse. E c’é un baratro fra le esigenze reali e quanto può essere fatto”. Da giorni il governo cingalese èimpegnato in sontuosi festeggiamenti per celebrare la fine della guerra e “la sconfitta del terrorismo”, ma il drammatico bilancio del conflitto – in tutto si stimano 100.000 morti – e il sospetto di pesanti violazioni dei diritti umani da parte dei guerriglieri, ma anche da parte delle forze armate, impediscono all’opinione pubblica di chiudere gli occhi. E lunedì nel Consiglio dei diritti umani dell’Onu a Ginevra si annuncia battaglia fra due gruppi di paesi, favorevoli e contrari ad aprire una inchiesta per verificare se è stato violato il diritto umanitario internazionale.

fonte: Ansa

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