Il mio Giotto

La mia prolungata assenza dei giorni scorsi non era dovuta a inerzia o a vacanze. Tutt’altro. Con i miei amici afteriani, sono stato impegnato nelle operazioni di accredito per il G8 de l’Aquila. Dopo essere stato al centro accrediti di Roma, sono stato catapultato in quello della città abruzzese. Una esperienza devastante (in senso buono), sia dal punto di vista lavorativo che umano. Ho conosciuto molta gente, tanta ne ho ritrovata, avrò dormito 4-5 ore in totale tutta la settimana.

Ero fra coloro che erano scettici sull’idea di trasferire il G8 a l’Aquila. Mi sono dovuto ricredere. Una cassa di risonanza del genere non potrà che far bene alla popolazione martoriata dal terremoto. Le testimonianze dei ragazzi che lavoravano con me nel centro accrediti, tutti scampati dal terremoto e la maggior parte dei quali che vivevano nelle tendopoli, hanno suffragato quelle che son diventate le mie convinzioni. A loro ha fatto piacere che l’Aquila sia diventato il centro del mondo, con la speranza che nessuno la dimentichi spenti i riflettori.

Il G8 è stato un successo. E non parlo di questioni politiche, le cui considerazioni e analisi finali si possono leggere sui giornali di tutto il mondo. Parlo del successo di tutto quello che il G8 ha significato. Silvio è stato anche fortunato. Il 7 ci sono state scosse di terremoto ed acquazzoni incredibili. Dall’8 all’11 niente scosse e sole che spaccava le pietre. Scosse e maltempo si sono fatti vivi dal 12.

Innanzitutto sul piano dell’immagine. La protezione civile e gli architetti della presidenza del consiglio sono riusciti a mettere su una struttura incredibilmente bella che ha saputo sapientemente mixare il dolore delle rovine nel centro de l’Aquila e potenti scenografie che hanno reso una grigia, seppur grande caserma in una struttura incredibilmente bella. Tutto però è stato sobrio, non esagerato, non kitsch.

La sala delle conferenze stampa aveva dietro ai relatori, vedute del Gran Sasso. Le montagne e i colori tenui la facevano da padrone, creando un ambiente di lavoro, per le oltre 18000 persone che abbiamo accreditato, favorevole.

Perfetta la sicurezza, buoni, anche se non eccelsi i trasporti. Qualche giornalista ha lamentato poca informazione, poca attenzione. Io mi sono lamentato del fatto che, pur facendomi un mazzo per oltre 20 ore al giorno, non fosse permesso a noi dell’0rganizzazione di mangiare nella struttura, gratuitamente come per tutti quanti. Di solito, non è così.

Il presidente è stato come suo solito populista, alla fine ha ringraziato tutti e, partiti i leader, si è fatto fotografare in una foto di gruppo insieme a molti tra quelli che hanno lavorato. I giornalisti stranieri sono rimasti contenti, così come le delegazioni.

Ho incontrato anche gli amici indiani, tra i quali il console di Roma, al quale ho potuto lagnarmi per l’accoglienza riservatami l’ultima volta che ho chiesto il visto. Mi hanno promesso che la prossima volta me ne daranno uno annuale senza fare storie. Io sono un buono, mi incazzo, ma non serbo rancore. Così, dopo avergliene dette 4 per quella storia, li ho accontentati, anche se non avevano rispettato al 100% la procedura. La cosa, ovviamente, è stata notata dai miei amici dell’ambasciata di Roma che, gentilmente, mi hanno ringraziato. E l’incidente si è chiuso li.

Meno contenti, noi rispetto alle delegazioni. Soprattutto le africane. Le regole di accreditamento prevedevano una procedura on line, alla quale hanno sottostato tutti, da Obama a quelli delle pulizie, con tutto il rispetto per il ruolo fondamentale di questi ultimi. Ma libici, nigeriani, angolani e senegalesi non hanno rispettato le procedure e così abbiamo dovuto fare tutto ex novo, inserendo nome per nome e foto per foto per emettere i badge. Tanta pazienza, molte ore di sonno perse, sia noi che i liaison officer, per lo più giovani appena entrati in diplomazia. Ecco, se posso dire, un’altra parentesi positiva sono stati questi. Dopo un paio di scazzi con alcuni di loro, si sono cementati ancora di più i rapporti e ho scoperto persone molto diverse dagli ovattati indossatori di feluche, dai presuntuosi che ho imparato a conoscere in giro per il mondo. Certo, questi sono giovani, non hanno ancora avuto modo di essere inoculati con il gene del “distanziatore”, ma i loro atteggiamenti mi fanno ben sperare.

Gentili, simpatici e disponibili. Nonostante dovessi rifare tre volte lo stesso lavoro (leggi: libici imparate a seguire le regole) lo si faceva in allegria. Nonostante fossero le quattro del mattino.

Prendi la bandiera, cambia la bandiera. Voglio quella dell’organismo internazionale che rappresento; no, ora voglio quella del mio paese. Io da celeste devo diventare blu. Io da blu devo diventare rosso. A me serve il passi dell’auto. Io ho la stampa al seguito. Io da stampa al seguito devo diventare delegato. Io da delegato devo diventare stampa al seguito. Come, non c’è il mio nome? io devo entrare altrimenti non si fa il vertice. Se non accreditate questa signora, il leader potrebbe ripensare la sua partecipazione. Questo deve entrare per forza, deve attizzare il braciere. Ma come il ministro è celeste? voi lo avete segnato così! no, non siamo stati noi, è il sito che non funziona. Ora che siamo amici posso dirti che avevi ragione tu. La mia non era una richiesta esplicita, ma un consiglio diplomatico.  Siete voi che fate i budge? Buon giorno, devo fare il budget per entrare. Posso avere un tesserino per ricordo? Vi sono avanzati i laccetti? Ma se metto un floater rosso su un badge celeste, funziona? Lei non sa chi sono io.  e via dicendo.

I ragazzi che lavoravano con me mi hanno raccontato le loro storie sul terremoto. Ma tutti erano contenti del G8. Con la speranza che resti qualcosa. Obama l’ha promesso, così come la Merkel. Intanto tutti gli alberghi nel raggio di chilometri ne hanno beneficiato, così come i ristoranti. Noi, come le aziende che hanno costruito le strutture o hanno lavorato alla realizzazione del G8, abbiamo reso tutto personale aquilano. I mobili delle stanze dei grandi, racchiusi in strutture che sono state chiamate Hotel con il nome di una regione italiana, una per ogni delegazione, sono stati già messi a disposizioni delle nuove case in costruzione. Alcuni appartamenti saranno destinati ai senzatetto.

L’attenzione, il clamore non devono finire, è l’unica cosa che possiamo fare.

4 commenti

Archiviato in Cazzeggi in giro per il mondo, Diario indonapoletano

4 risposte a “Il mio Giotto

  1. Bellissimo il racconto Nello, uno spaccato pittoresco (anche se di spaccato alla fine era il tuo didietro per il troppo lavoro), messo in una cornice che, come hai confermato, per una volta c’ha fatto fare una bella figura nel Mondo.

    Comunque, quello che voleva fare “il budget” aveva fumato senz’altro 😀

  2. Morale Astratta

    Per non parlare di chi chiedeva i “flotters” …

    P.S. si tratterebbe dei floaters!

  3. P. Luigi

    Grazie Nello
    della tua chiarezza e per aver condiviso la tua esperienza. Letto così ha un sapore diverso da quello che giornali e tv ci hanno propinato nei giorni in cui si svolgeva il G8 (Giotto), un sapore più concreto, umano e soprattutto faticato visto l’enorme mole di lavoro che tu e i tuoi colleghi avete dovuto svolgere (leggi: il cuore in quattro parti!). Sono ottimista….speriamo bene….

  4. mimmo torrese

    Però, tenerti li senza dormire, passi….ma senza mangiare, no!

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