Strage in Pakistan durante la visita della Clinton

L’ennesimo attacco suicida ha colpito oggi Pehsawar, nel nord ovest del Pakistan ai confini con l’Afghanistan, facendo almeno 95 morti. Il terzo nella citta’ pachistana in un mese, una carneficina che ha ucciso principalmente donne e bambini poche ore dopo che il segretario di stato americano, Hillary Clinton, era atterrata a Islamabad per una visita di tre giorni, per ribadire l’alleanza con il Pakistan, ampliare e rafforzare i rapporti bilaterali. Un chiaro segnale al governo pachistano: i mezzi blindati, l’esercito, gli aerei da guerra non possono fermare l’offensiva che i talebani portavo dalle montagne ai confini con l’Afghanistan dove e’ in corso l’offensiva dell’esercito, alle inermi citta’ del paese islamico. Era la tarda mattinata di una giornata normale quando in una strada del Peepal Mandi Market, all’interno del Meena Bazar, nella parte vecchia di Peshawar, un’autobomba e’ esplosa facendo una strage. Almeno sei palazzi, compresa una moschea, sono crollati, lasciando sotto le macerie decine di persone. In quel momento il mercato era affollato di persone, soprattutto donne e bambini, questi ultimi liberi dalla scuola visto che il governo della Provincia Frontaliera di Nord Ovest (North West Frontier Province, Nwfp), della quale Peshawar e’ capitale, ha deciso di tenere chiuse le scuole da oltre dieci giorni e almeno fino al primo novembre, a causa dell’allarme attentati che era sfociato in quello all’Universita’ di Islamabad. Non c’e’ stato scampo per nessuno oggi: oltre 150 chili di esplosivo hanno lasciato morte e distruzione, oltre ad una immensa voragine. Piu’ di 230 persone sono state trasportate negli ospedali della zona, che hanno dichiarato lo stato di emergenza per la mancanza di sangue. Diversi feriti sono in gravi condizioni e con quelli che sono ancora sotto le macerie si teme che il bilancio finale possa aumentare. Non c’e’ ancora stata rivendicazione, ma la polizia punta il dito contro i talebani, in particolare quelli del Therik-e-Taliban Pakistan, responsabili dei piu’ atroci attentati degli ultimi anni, contro i quali da poco piu’ di una settimana l’esercito sta portando avanti una offensiva nei loro bastioni del Sud Waziristan, non lontano da Peshawar, per tentare di stanarli dalle loro caverne nelle montagne ai confini con l’Afghanistan. Gli stessi che nel solo mese di ottobre hanno colpito almeno 10 volte nel paese, tre a Peshawar, tre a Islamabad (colpendo l’universita’ e la sede del Programma Alimentare Mondiale dell’Onu), riuscendo a scalfire anche una super protetta base dell’aeronautica pachistana, la piu’ grande del paese. Una vulnerabilita’, quella delle citta’ pachistane, che sta cominciando ad irritare i pachistani, tanto che il governo teme una perdita di consensi soprattutto in chiave di guerra anti talebana. Paura che ha anche la Clinton, che oggi ha detto di ”essere venuta per parlare direttamente al popolo pachistano”. Il segretario di stato americano ha assicurato aiuto, ha detto che ”il Pakistan e Gli stati Uniti combattono la stessa guerra al terrorismo”, che devono stare sempre ”spalla a spalla” e ha ribadito che gli aiuti di 7,5 miliardi di dollari in cinque anni, che gli Usa hanno stanziato per le opere sociali in Pakistan, non sono, come dice molta parte dell’opinione pubblica e della politica pachistana, una ingerenza nella sovranita’ di Islamabad. Il ministro degli esteri pachistano, Mehmood Qureshi, e’ stato chiaro: bene gli aiuti e la lotta, ma ”ci sono delle riserve sulle politiche dell’altro, che devono essere discusse”. Anche il governo forse comincia a non credere piu’ nella lotta al terrorismo al fianco degli Usa, dal momento che i terroristi sono esemplari nel portare sul territorio di guerriglia urbana quella che Islamabad vede come guerra. E per la quale continua a snocciolare dati: solo oggi l’esercito ha comunicato di aver ucciso 24 talebani, portando il bilancio a 256 dall’inizio della guerra. Poco piu’ della meta’ dei civili uccisi oggi dai talebani a Peshawar.

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