Si chiude l’istruttoria del processo per gli attentati di Mumbai, ad un anno dagli stessi

Ad un anno dagli attacchi che sconvolsero Mumbai e l’India tutta, che il 26 novembre del 2008 tennero in ostaggio di dieci giovani terroristi pachistani la metropoli capitale economica dell’India, si chiudera’ dopodomani la fase istruttoria del processo a carico dell’unico terrorista sopravvissuto. Ma restano molte incertezze, tanti buchi e molte ombre.
Ajmal Kasab, l’unico terrorista sopravvissuto, dall’8 maggio scorso siede sul banco degli imputati. Si e’ dichiarato colpevole, e ha cercato, tramite le sue ammissioni, di sfuggire al futuro che, almeno per lui sembra certo, fatto di una condanna a morte per impiccagione. Con lui sul banco degli imputati, altre due persone, Faheem Ansari e Sabauddin Ahmed, due indiani accusati di aver aiutato il commando.
Kasab e’ l’unico punto fermo di tutta la storia che porta ancora dietro un seguito di ombre e di domande e che e’ servita a rompere i rapporti fra India e Pakistan.
Quello che colpisce, e’ l’impatto che gli attentati di Mumbai hanno avuto sulla popolazione. Nonostante siano stati chiamati ”l’undici settembre indiano”, gli attentati alla capitale economica dell’India non hanno prodotto, se non nei primi giorni dopo i tragici eventi che hanno portato alla morte di almeno 170 persone (oltre 190 secondo altre fonti) quell’onda emotiva che si era vista negli Usa. Certo, non era il primo attentato che interessava ne’ l’India ne’ Mumbai, non era neanche il piu’ cruento, ma la sua mediaticita’ e il fatto che per 60 ore 10 ragazzini avessero in pugno, occupando luoghi significativi come la stazione, un centro ebraico, un ospedale e i due piu’ famosi alberghi, la piu’ importante citta’ indiana, faceva presagire ad altro.
Innanzitutto la situazione di sicurezza nel paese non e’ cambiata. Dimostrazione e’ il fatto che dopo Mumbai, in India le bombe si sono fatte sentire ancora. Nella capitale economica indiana, su 14 milioni di abitanti ufficiali (molti di piu’, secondo stime), ci sono appena 48000 ufficiali di polizia.
Gli alberghi a cinque stelle hanno messo sistemi di controllo dei bagagli all’esterno, ma tutto e’ gestito privatamente.
Le misure intraprese vengono considerate solo di facciata e la gente ha paura. I vertici dell’esercito, sia quelli in servizio che in pensione e i consulenti alla sicurezza nazionale, continuano ad avvertire della possibilita’ che un attacco simile a quello dell’anno scorso si ripeta. L’attentato ha colpito al centro del paese, ferendo la citta’ simbolo, mostrando la pochezza degli addetti alla sicurezza interna. Basti pensare che solo dopo dieci ore, e a bordo di un autobus di linea, riuscirono ad arrivare sul posto i reparti speciali indiani. Lo stesso ministro degli interni Palanippan Chidambaran si e’ dichiarato non soddisfatto della situazione di sicurezza del paese, parlando di risposta ”mista” a Mumbai e di ”vulnerabilita”’ del paese. Una situazione che certo non si addice ad una potenza economica e nucleare come l’India e che ha provocato non poche preoccupazioni al governo che si e’ affrettato ad aumentare gli stanziamenti.
Gli attentati di Mumbai hanno avuto il solo risultato di bloccare ad un binario morto i rapporti tra India e Pakistan che, fino a quel momento, viaggiavano abbastanza bene, a seguito di una forte ripresa rispetto al passato. All’indomani degli attentati i due paesi si sono scambiati accuse reciproche e dossier che incolpano l’uno i servizi segreti dell’altro paese, acuendo le tensioni. Si e’ arrivati a parlare di guerra. I dubbi restano, nonostante le inchieste. Non e’ ancora chiaro come sia stato possibile che i dieci terroristi siano arrivati su un gommone dal Pakistan praticamente dinanzi agli alberghi del lungomare di Mumbai senza essere intercettati; non si capisce come sia possibile che siano stati individuati solo due complici; non si capisce come sia potuta essere cosi’ tarda la risposta della polizia di Mumbai. Il processo non potra’ certamente chiarire questi interrogativi, ma dara’ agli indiani quello che vogliono: un colpevole pachistano da uccidere.

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Archiviato in india, Vita indiana

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